Luca da Ivrea

Questa storia è assolutamente vera, lo giuro sulla mia credibilità di regina del mondo.

Siamo sette galline attorno ad un tavolo a festeggiare la laurea della socia Alisia.

Ognuna racconta un pezzetto di sé, giusto quel che basta per incuriosire le altre.

Ho visto, ho fatto, ho detto.

E ad un certo punto Paola inizia a rendicontare un fatto strano. Che, pochi giorni prima, era ferma ad un semaforo in macchina, mentre tornava a casa. Vede un tizio che si sbraccia. Un tizio normale, uno giovane, non il genere giacca e cravatta ma nemmeno uno con le croste in faccia.

Abbassa il finestrino e il giovinotto inizia a raccontarle tutta una storia complicatissima, dicendo che lui è Luca di Ivrea, che gli hanno rubato il portafoglio, che deve tornare a casa e non ha neanche i soldi per il casello e la benzina. Che lui ha una gelateria lì, e guarda, se passi ti restituisco i soldi, se me li presti. O mi lasci il tuo numero di cellulare e ti faccio una ricarica corrispondente alla cifra. Insomma, mi vergogno moltissimo a farmi questo pezzo da robboso, ma davvero sono nella cacca.

Paola, che è buona e cara e fiduciosa, gli allunga 15 € e gli dice, Luca, io non so se mi stai dicendo la verità, io scelgo di fidarmi. Nel caso mi stessi coglionando alla grande, guarda che non è bello prendere in giro le persone.

Lui ringrazia, giura e spergiura, e lei riparte, che intanto s’era anche fatta una certa e voleva andare a casa.

Noi la guardiamo e, da brave galline ciniche e malfidate, un po’ la sgridiamo.

Ma diamine, Paola! Io gli avrei detto di andare dai vigili. Io gli avrei detto di no. Io gli avrei detto che non avevo soldi. Io gli avrei dato al massimo un euro se mi sentivo in vena di generosità. Io non avrei nemmeno abbassato il finestrino. Io l’avrei preso sotto direttamente.

Paola si rifugia nei fagottini agli champignons e noi un po’ smorziamo i toni, ma sì, ma dai, è che tu sei buona e noi no, magari era vero. Magari.

Mezz’ora dopo alcune di noi sono fuori dal ristorante a fumare.

Io, Paola e Balle siamo sedute al tavolo e ad un tratto arriva Alisia come una saetta.

Uè, belle, c’è Luca di Ivrea qua fuori! Vieni a vedere se è lui!

Paola esce e alla fine, ahimè, era proprio lui.

Che si è avvicinato alle tre fanciulle sfumazzanti e ha iniziato la manfrina di cui sopra. Ciao ragazze, scusate, mi vergogno molto e blah blah blah. Una è scoppiata a ridere, l’altra ha gridato “Sei di ivrea?” e la terza è rientrata come un fulmine nel ristorante, ed egli, che è stronzo ma non pirla, ha capito che marcava male ed è fuggito.

Paola ha fatto in tempo a vederlo allontanarsi e a riconoscerlo.

Quello che mi dico è: c’è una morale da trarre in tutto ciò? Che non bisogna fidarsi di nessuno? Che le coincidenze della vita a volte sono così clamorose che nessuno sceneggiatore le userebbe mai? Io sicuramente non mi fido di nessuno e ormai non do più soldi neanche ai vecchietti ciechi e lebbrosi, perché mi si è indurito il cuore che neanche la baguette dell’Auchan dopo tre giorni.

Ma non posso fare a meno di pensare che è più bello essere come Paola.

Che ci rimetti 15 € ma ne guadagni in onestà. Perché devi essere profondamente onesta per non riconoscere la disonestà in chi ti si avvicina.

In ogni caso, se mai qualcuno vi si presentasse come Luca da Ivrea, siete avvisati.

2 thoughts on “Luca da Ivrea

  1. Frankie Analogico

    Ciao incorporella,
    proprio ieri io e due colleghi stavamo rientrando dalla pausa pranzo, e indovina chi incontriamo? Luca da Ivrea!
    Peccato che io non avessi letto questo tuo post. Purtroppo, una collega troppo onesta gli ha creduto.
    Se lo ripeschiamo…

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    1. incorporella

      non ci posso credere…è ancora in attività, lo stronzo! e nessuno l’ha ancora sfrantecato di botte!!

      Rispondi

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