Nebbia/sole/sole/nebbia etc

Non mettetevi un abito/tenda lungo fino si piedi per passeggiare a San Francisco. Così, io lo dico come consiglio generale, mica per esperienza. Solo che potrebbe capitarvi di inciampare, ecco.

Un ragazzino ha comprato le scarpe nuove e ha lasciato le sue all-star, usate ma decorose, fuori dal negozio. Che magari qualche senzatetto poteva prenderle, e usarle. Qua di homeless ce ne sono parecchi, non fanno paura, non danno fastidio, fa solo effetto perché in alcuni vedi la traccia della persona che sono, che erano, che in potenza sarebbero. La ragazza giovane, scalza, con i tagli sulle gambe. Il signore magro, magrissimo, che ti dice I have nothing, I’m broke, e la dignità educatissima con cui ringrazia l’Orso per i cinque dollari che gli dà. O il ragazzo un po’ attempato, capelli lunghi e occhiali pieni di ditate, che ricambia due sigarette raccontandoci che più giù, in quella via laterale, in quella casa hanno vissuto per un anno i Grateful Dead.

La Grace Cathedral è imponente, maestosa, accogliente. Ha una cappella interconfessionale dedicata a tutti i morti di aids. Sulle sue pareti ci sono i simboli di tutte le religioni, affiancati, è un trittico di Keith Haring, completato poco prima che morisse. C’è anche un registro elegantissimo, vergato a mano da un calligrafo, in cui sono segnati i nomi delle vittime del virus, su richiesta dei parenti e degli amici. Mi è piaciuta questa cosa, che per far ricordare una persona, in quel modo, in quel registro, basta chiedere. Da qualsiasi parte del mondo, chiunque tu sia.

E vedere i simboli di tante religioni, tutto insieme, in una chiesa, è una cosa che ha senso. C’è anche una vetrata con istoriate le facce di scienziati, folosofi, libero pensatori, e una formula piuttosto famosa, E=mc2. Quando siamo arrivati noi stava per cominciare una lezione di yoga all’interno della cattedrale. A me la religione continua a far pettare – proprio come concetto, dico – ma così è un’altra cosa.

Comunque Height Ashbury è un quartiere pazzesco. Pazzesco. Non oso immaginare cosa fosse negli anni 60. Abbiamo visto la casa di Janis. È rosa e bellissima. Abbiamo visto un negozio dedicato alla morte e al creepy in tutte le sue forme (se per qualche motivo volete regalare alla vostra dolce metà un anello di fidanzamento con incastonato un dente umano, o un’ampolla con dentro un feto di ratto, o una bambola di porcellana con occhi vuoti, qui li trovate!). E poi un gigantesco negozio di dischi che sembrava l’Empire Records dell’omonimo film. Una novantata, insomma.

case bruttine, eh, da queste parti…

Nell’alternarsi di nebbia e sole, nonostante la protezione 50, ho il naso che risplende come un faro nella notte, di quella tonalità di rosso vermiglio che solitamente si collega ad un abuso di genepy. L’Orso, che ha virilmente rifiutato la crema il primo giorno, si è piegato alla necessità del filtro solo dopo aver iniziato a lampeggiare dalle orecchie.

Belli che siam belli, insomma.

4 thoughts on “Nebbia/sole/sole/nebbia etc

  1. Emi

    comunque secondo me a SF si ustionano tutti. crema, non crema, cappello. niente lo eviterà.

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    1. incorporella

      Se non ti ustioni godi solo a metà!

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  2. elleztt

    Ooohhh, la casa di janis. Per me un luogo di pellegrinaggio.

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    1. incorporella

      Per come ti conosco, secondo me se ci vieni non torni più a casa my dear…

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