All the people, so many people.

Mi piacciono le persone che fanno colazione al bar da sole.

Che si prendono il tempo per leggere il giornale, e scenerano distratti la brioche mangiata a metà, come se fosse una sigaretta, battendola con il dito indice, sbriciolando sul pavimento.

Mi piacciono le persone che leggono in metropolitana e sul treno, cerco sempre di capire che cosa stanno leggendo, a volte anche con contorsioni imbarazzanti, ricordiamoci che sono miope, mi piace quel senso di smarrimento che hanno quando controllano la fermata, uscendo di botto dalla storia, a volte tuffandosi fuori di testa in extremis dalle porte, altre volte riacciambellandosi fra le pagine con una certa soddisfazione.

Mi piacciono le persone quando sono da sole e non si accorgono di essere guardate, le bambine che cantano a mezza voce fra le aiuole del parco, fanno incantesimi, ballano su platee immaginarie, istruiscono amici invisibili, indossano mantelli e accolgono i sudditi con grazia e magnanimità.

Mi piacciono i cicciottelli al parco che sbuffano sudati i primi giorni di primavera, stanno adempiendo ai buoni propositi, le scarpe nuove comprate da Decathlon subito prima di indulgere nell’ultima merenda perché da domani si cambia registro, le chiavi di casa strette nel pugno perché non sanno dove metterle, la playlist motivazionale e un gran desiderio di svenire sulla prima panchina disponibile.

Mi piacciono certi vecchietti curvi e indomiti, con il sacchetto del pane e quello della farmacia, i pantaloni larghi e il cappello da cui spunta un collo da testuggine, e grandi orecchie a reggerne la tesa, non devo mai guardarli troppo perché ad un tratto la tenerezza rischia di tracimare in lacrime e a quel punto devo pensare di loro cose terribili per non scoppiare a piangere, è un pedofilo, picchiava la moglie, evadeva le tasse, torturava i gatti, il fatto che sia solo un vecchietto resistente agli urti del mondo mi spezza il cuore e non sempre posso sopportarlo.

Mi piacciono i cani brutti, piccoli, entusiasti, che trotterellano nei loro cappottini matelassé, quelli che lo vedi bene che puzzicchiano e infatti non li accarezzeresti manco morta, ma a guardarli, con le orecchie che sventolano tra un saltello e l’altro, potresti starci per ore e pensare che il mondo dopotutto si salverà.

Mi piace andare a lavorare a piedi, quando posso, guadare il fango della Tesoriera – che una, quando dice parco d’autunno, pensa sempre al foliage e mai alla mota – e intanto ascoltare della musica che va dall’imbarazzante al capolavoro, mi piace inventarmi cose della vita degli altri e a volte anche della mia, perché il fatto è che noi che abbiamo letto tanti romanzi, secondo me, non siamo in grado di rassegnarci alla banalità della vita certe volte.

E quindi guardiamo, e inventiamo, e immaginiamo significati e storie e partiamo per la tangente, e quasi sempre lo facciamo nelle nostre stanzette interiori, solo ogni tanto ci scappa qualcosa, una frase, una constatazione, e a seconda della reazione di chi abbiamo di fianco capiamo qualcosa in più di quella persona.

Quanti romanzi ha letto. Quanto bene ci vuole. Quanto manca, prima che chiami la neuro e ci faccia fare un controllino al volo, giusto così, per non sbagliare.

2 thoughts on “All the people, so many people.

  1. emy

    ‘scenerano’ sta per…? mi è nuova come parola 🙂

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    1. incorporella

      Qui a Torino lo usiamo per indicare il gesto di far cadere la cenere della sigaretta, ma mi sa che in effetti in italiano non esiste…

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