You’re never gonna stop all the teenage leather and booze

Mi piace quando il cielo è rosa e blu a strisce e c’è una strana quiete di zucchero filato.

Mi piace quando esco di casa e c’è il vento e mi sento impaziente di cose che stanno per succedere, anche se poi non succede mai niente. Mi piace il senso di possibilità.

Mi piace il bassotto con il carrellino che trotterella sulla strada del parco, se anche noi potessimo essere così ignari dei nostri handicap, così accoglienti verso gli scherzi del destino.

Mi piace la prima fetta biscottata del mattino che si disfa dolce sulla lingua mentre picchietto la matita sul tavolo e non ho la più pallida idea di come si chiami il famoso massiccio della Bulgaria.

Mi piace camminare per le corsie del supermercato con in cuffia qualche canzone ballerina, studiare i prodotti in offerta come se sapessi che cazzo sto scegliendo e la gente da fuori mi vede giudiziosa e economa, mi piace fare la spesa senza guardare la lista e una volta in macchina scoprire che non ho comprato la cosa per cui ero andata fin lì e pensare, beh dai lo prendo la prossima volta. Mi piace questa cosa che c’è una prossima volta lì, a portata di mano, non si muore senza cotton fioc.

Mi piace quando ti scatta la ridarola per una cazzata e ti fa male lo stomaco e poi torni seria e poi ti scappa di nuovo una risatina scema e viva, la serietà inquinata per sempre da sbuffi di nonsense duri a morire.

Mi piace quando mi ricordo finalmente di bagnare le piante e mi sento una signorina perbene, una donna dalla casa ordinata che sa quello che sta facendo, la principessa zen del sacro ordine dell’innaffiatoio, ora sì che ho raggiunto la maturità, guardami mondo, e stupisciti.

Mi piacciono i lividi quando sono ricordi, i morsi quando sono fame, le parole quando sono nutrimento. Camminare a testa in su, fare bene il mio lavoro, finire l’ammorbidente e il detersivo nello stesso lavaggio – ma anche lo shampoo e il balsamo – , saper stare nel silenzio, chiudere un libro e dire grazie alla storia e a chi l’ha raccontata.

Mi piace la strana austera eleganza del cemento, che sembra una parola cattiva che uccide le foreste, e certo in alcuni casi è stato così, ma ha quella sua integrità, il cemento, in certi spazi della città, quel suo diritto di essere, che non puoi odiarlo per principio solo perché non è tronco o cristallo, o delicate volute di pietra, anche il cemento è bello mentre si staglia contro l’azzurro, anche il cemento protegge, anche il cemento accudisce.

Mi piace ciò che brilla e luccica, il glitter, le lucine, i fari che tagliano il buio e riverberano sul muro la notte, i vetri smussati sulla battigia, i lampi di certi temporali estivi che portano paura e bellezza in pari misura, i lampioni che si accendono per strada all’improvviso come un regalo solo per me, per accompagnarmi a casa.

2 thoughts on “You’re never gonna stop all the teenage leather and booze

  1. Angela

    Com’è come non è, mi sembra che ogni volta sia quello migliore. Poi ne scrivi un altro e, no, però questo… e poi leggi quelli passati e non sai più.
    Metti in moto cose tra cervello e sentimento. Sempre. Passano anche dai dotti lacrimali sometimes.
    E ti si ama.

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    1. incorporella

      E mi si tocca il cuore, con commenti così. Grazie, sempre, sul serio. Come essere abbracciata.

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