I’ll shake this world off my shoulders

Io, fotografata da Giorgio Violino

Prima o poi ci riprenderemo la notte, te lo giuro.

Le luci che si accendono come una festa a sorpresa mentre camminiamo sul marciapiede.

Il marmo freddo di un gradino sotto il culo gelato, le gambe tese nella brezza fresca di una notte d’estate.

Ti giuro che riavremo i prati verdi dei parchi dei diciott’anni, le zanzare, il sudore sotto le ginocchia. Ti giuro che riavremo la birra calda in fondo alla gola, il bicchiere che si rompe nell’ultimo brindisi prima di andare a dormire.

Ti giuro che riavremo i ponti, l’acqua che scorre e le nostre parole sulla superficie tesa su cui brillano i bagliori dei nostri ripensamenti, i dubbi, l’inevitabile cuore oltre l’ostacolo, lo sguardo teso verso un cielo che non risponde mai e sa solo ascoltare immobile, ma che pure è consolazione, il cielo non tradisce.

Torneranno i finestrini giù, le autoradio che si mescolano al semaforo, le file al bancone, lo stomaco vuoto pieno di farfalle. I tatuaggi che guariscono, le ferite invisibili da ricucire a forza, il sangue che abbiamo versato, la spavalderia, buttare la testa indietro e ridere di un nonsense.

Ti giuro che balleremo: riaccenderemo lampadine nei cortili, il brusio di mille voci ci ricoprirà come un mantello invisibile in cui raccontarci segreti e spergiurare eternità, saremo bellissime, avremo zanne lunghe da cui stilla gin tonic e impazienza.

I ragazzi accorderanno le chitarre, e ci stringeremo nel buio cantando sottovoce, saremo blu e rosse e iridescenti e infiammabili come chrosene versato su un incendio, non avremo anni, solo accordi armonici e finiture rock’n’roll, immagineremo tutto, e tutto comunque accadrà, per poi finire, e ricominciare, e essere raccontato ai nipoti, qua, un tempo, costruivamo l’America e l’Inghilterra ai bordi di un palco senza confini, un passo ed eri già dentro la leggenda, per quindici minuti come vuole la tradizione.

Ci baceremo come se stessimo mangiando un gelato dopo mesi senza zucchero.

Ci stringeremo come se ci stessimo mordendo, ci immagineremo come se fosse la prima volta che ci incontriamo, saremo un’unica grande cosa, un punto esclamativo, il momento in cui esci fuori e improvvisamente la notte ha ceduto il posto all’alba, fa freddo e sei viva, hai le gambe pesanti e la testa leggera, un altro giorno davanti e dietro chi lo sa, si scioglie il mascara e tiri su la cerniera del giubbotto, accendi l’ultima e guidi verso casa, ci riprenderemo le vie, i terrazzi, gli sguardi, l’insensatezza, la gioia sublime dell’essere stanca per qualcosa, anche la malinconia, ci riprenderemo, il gusto agrodolce di qualcosa che è appena successo ma già ti manca, ci riprenderemo la fame e la paura tagliente che sia accompagna alle scelte inevitabili, ci riprenderemo gli errori senza i quali saremmo solo madonne di cartapesta il cui cuore non sanguina mai, ci riprenderemo le macchie di vino sui vestiti, le suppliche camuffate da ultimatum, i pugni sul tavolo, l’allegria.

Te lo giuro.

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