La recita di natale

Alla scuola elementare Beato Reginaldo da Belluno, il Natale -o, meglio, la recita di Natale – era il momento topico dell’anno scolastico. Era un hype che si andava creando dal 24 dicembre dell’anno precedente, la cui punta di diamante era ovviamente il toto-madonna. Gran visir di tutta la baracca era suor Maria Piva, regista, coordinatrice, scenografa, costumista e ovviamente direttrice del casting. Suor Maria Piva godeva anche della qualifica non...

Racconta di ciò che sai, dicono

Sto leggendo tantissimo. Giuro. Forse è per questo che non scrivo una mazza. Eppure, in teoria, la lettura è un esercizio fondamentale per la scrittura: lo dico sempre. E invece. Il fatto è che leggere ti butta addosso secoli di genialità a cui sei completamente impreparata. A che serve raccontare delle tu tonsilliti di bambina, quando non potrei mai eguagliare le atmosfere del rione di Elena Ferrante? Quale tetralogia fantasy ambientata...

Pagine.

Pagine era una libreria in via Vagnone angolo via San Donato, dove tutti i sabati, uscita da scuola, andavo con mamma e babbo Nelli a comprare libri. Per me e per loro. Io me la ricordo strapiena di libri e con scaffali altissimi: forse gli scaffali erano normali e non ad altezza nana, e in questo la memoria sensoriale un po’ mi inganna: però, di sicuro, aveva dei libri meravigliosi....

Le confessioni pre-vacanziere.

Ecco, allora, visto che sarei in dirittura d’arrivo e fra poco parto per le vacanze (yeah!), e non vorrei correre mai il rischio di lasciarvi con quest’immagine di me seria e propositiva e piena di saggezza, ho deciso che vi confesserò le tre cose peggiori che ho fatto nella mia vita. Chè non si può mica sempre fare la figa, soprattutto nel mio caso. 1. ho mangiato pane, nutella e prosciutto cotto...

le cicatrici fanno male solo quando piove.

Ci sono delle volte che devi andare a toccare dove ti faceva male. Devi sentire se sotto le dita hai ancora la crosta, grattare, per vedere che tutto è rimarginato, sapere che è una cicatrice. Lo si fa di notte, la luce azzurra dello schermo, il fumo di una sigaretta, il presente addormentato nella stanza di fianco. And now it’s bigger than us It’s bigger than everything it decides to...

Preferibilmente.

Quando ero piccola ero cicciona e fifona. Anche adesso, a onor del vero, ma, visto che mi piace vedermi come un’amazzone dignitosamente rotonda, glissiamo pure e rinvanghiamo il passato. Devo dire che queste due caratteristiche mi sono sempre appartenute in maniera abbastanza spontanea.  È però solo sulla lunga distanza che mi sono resa conto di come i Nelli abbiano utilizzato la scienza medica per dissuadermi dal compiere quelle azioni che...

What’s up, Doc?

Questo è proprio quel tipo di cosa che, se indossi le Hogan, forse non puoi capire. Se indossi le Hogan probabilmente compri le scarpe sulla base delle pubblicità sui giornali, quelle tipo Coconuda e Miss Ribellina che non guarda nessuno, nessuno di buon senso dico, e allora tààààc, ecco che vai di Hogan. Se indossi le Hogan in realtà fai parte del 90% degli Italiani e quindi quella strana sono...

Le cinque pubblicità più ingannevoli degli anni 80

Io sono stata una bambina fortunella, figlia unica, viziata e molto amata. Posso quindi vantarmi di aver posseduto un buon 70% dei giochi (soprattutto quelli da femmina, trasudanti cuori e brillantini) strategicamente posizionati all’interno delle pagine di Topolino, e pubblicizzati nelle pause tra un cartone di BimBumBam e l’altro. Fantasmagorico da GIG: ancora adesso sento queste parole e ho un brivido di desiderio. Il logo Mattel non smette di esercitare...

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Che poi questa fissa per dei capelli improponibili non è che mi è nata così dall’altro ieri perchè non sapevo cosa fare. Non che io sia una donna con una vita particolarmente esilarante, ci tengo a sottolinearlo, che poi magari pensate di stare leggendo il blog di una qualche gran figa, e invece no, meglio deludervi subito e indirizzarvi verso altri lidi. Dicevo, i capelli. Io da piccola ho sempre...

Game Of Thrones per principianti.

C’era una volta un’Incorporella ventunenne, assai infelicemente accoppiata con il viscido metallaro Elvio. Tante disgrazie mi toccavano, perseverando in questo amore sfigatissimo in cui la trama sostanzialmente era che lui mi trattava male (di default) e io mi intestardivo nel chiamarlo amore (sempre di default: in tutta l’intera sua persona, sia fisicamente che caratterialmente, non c’era neanche un centimetro reale o figurato che meritasse altro se non ribrezzo e un...