Le cinque pubblicità più ingannevoli degli anni 80

Io sono stata una bambina fortunella, figlia unica, viziata e molto amata. Posso quindi vantarmi di aver posseduto un buon 70% dei giochi (soprattutto quelli da femmina, trasudanti cuori e brillantini) strategicamente posizionati all’interno delle pagine di Topolino, e pubblicizzati nelle pause tra un cartone di BimBumBam e l’altro. Fantasmagorico da GIG: ancora adesso sento queste parole e ho un brivido di desiderio. Il logo Mattel non smette di esercitare...

Gimme five

Cinque anni fa indossavo le mie paperine glitterate rosse da Dorothy e fingevo spavalderia per farmi baciare in riva al Po. Avevo una paura fottuta e minipony svolazzanti nello stomaco. L’Orso era solo quasi uno qualsiasi, ma con mire espansionistiche neanche troppo occulte. Io ero la solita faccia di culo intimamente terrorizzata, e intorno a noi si ergeva il coro dei benpensanti che mi diceva, vedrai vedrai, oh tu, giovane...

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Che poi questa fissa per dei capelli improponibili non è che mi è nata così dall’altro ieri perchè non sapevo cosa fare. Non che io sia una donna con una vita particolarmente esilarante, ci tengo a sottolinearlo, che poi magari pensate di stare leggendo il blog di una qualche gran figa, e invece no, meglio deludervi subito e indirizzarvi verso altri lidi. Dicevo, i capelli. Io da piccola ho sempre...

Game Of Thrones per principianti.

C’era una volta un’Incorporella ventunenne, assai infelicemente accoppiata con il viscido metallaro Elvio. Tante disgrazie mi toccavano, perseverando in questo amore sfigatissimo in cui la trama sostanzialmente era che lui mi trattava male (di default) e io mi intestardivo nel chiamarlo amore (sempre di default: in tutta l’intera sua persona, sia fisicamente che caratterialmente, non c’era neanche un centimetro reale o figurato che meritasse altro se non ribrezzo e un...

memory lane.

Questo marzo psicopatico di neve e sole ti ricorda i marzi psicopatici della tua adolescenza. Non sono uscita viva dalla mia adolescenza. Sono rimasta un po’ inchiodata lì. Tu cosa ricordi di quegli anni? Ricordi il primo giorno di scuola e la brand new maglia a righe grigia e nera. Maniche lunghe e cotone che teneva troppo caldo in quell’assolato settembre. Levis 501 e doc martens. Capelli castani prima sbiondati...

Questo è per te.

sono undici anni che non ti parlo, ma non passa giorno senza che ti pensi. sei stato così fondamentale nella mia esistenza. tu eri quello che assecondava i sogni. che quando la me bambina ti raccontava che cosa avrei voluto diventare, ascoltava. io volevo essere un’attrice, e tu passavi un’ora a spiegarmi perchè sei tu romeo, o perchè sei tu, romeo? tu mi hai regalato una chitarra. tu, a me.  una...

le grandi manovre partono dai piccoli cassetti.

Essendo che, per la gioia dell’orso, ho deciso di raschiare e pittare un elevato numero di mobili anziani ereditati dai nonne/zii incorporelli, sto provvedendo a svuotare decinaia e decinaia di cassettini in cui si annidano furtive prove materiali della mia vita fino ad oggi. prima di cominciare mi sono data due regole fondamentali: si butta via quasi tutto. vietato soccombere alla disperazione. dicono che quando stai per morire ti passa...

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in questo clima vacanziero che finalmente mi ha raggiunta (ultima settimana di lavoro e vacanze prenotate, chi l’avrebbe mai detto?) recupero i costumi dalle profondità dell’armadio e mi lascio andare all’amarcord. innanzitutto, una breve riflessione sulla prova costume…io più che una prova, direi che il mio è un tentativo. un tentativo costume per vedere se la lycra è davvero così elastica come dicono o se il mio bikini di calzedonia...

a proposito di scheletri nell’armadio

mamma incorporella ha scoperto il blog e lo legge. ma non fa finta di niente, mi dice anche varie cose. e soprattutto mette determinati puntini su certe “i” che sarebbe meglio restassero nell’oblio per sempre. e quindi, per evitare scandali futuri, faccio outing. ho avuto un fidanzato che sbagliava i congiuntivi. è una triste storia che cerco di rimuovere senza riuscirci, grazie anche alla memoria storica di mamma inc, della...

nostalgia canaglia mode on

Tra le cose che perderemo e che abbiamo già cominciato a dimenticare c’è la nostra calligrafia. E quella degli altri. Sì, lo so che è un pensiero originalisssssimo tipo “pensa che figo vivere a londra nel 1977” (cit.), e che se una poco poco volesse continuare a sentirsi e a sembrare giovane dovrebbe eliminare questa frase dal suo repertorio (insieme ai link dell’uomo tigre e dei gelati eldorado tra i...