Festa della donna a chi?

Che siano mimose, calle, tulipani. Prendeteli ‘sti fiori, squinzie. Fatevela fare la festa una volta tanto.

Che siamo sempre così cervellotiche, in cerca di nobili motivi, ci nascondiamo dietro un addominale troppo unto e una mimosa scontornata male su Facebook in cui ci ha taggata quella trashona della nostra compagna delle medie per snobbare la festa della donna.

Oddio l’ho detto! Ho detto “festa della donna” e adesso mi troverò in pizzeria ubriaca di limoncello a cantare “siamo così dolcemente complicate” sopra ai resti della quattro stagioni mentre i camerieri mi deridono. Mentre il cellulare impazza di catene di Sant’Antonio a tema “il bello delle donne”.

La verità è che non c’è niente di male ad avere una festa.

È peggio non averla, non volerla, vivere una vita di rigore e coerenze, spesa a confermarsi in un ruolo rigido, che non ammette la bellezza di contraddirsi.

Eh sì, è una roba commerciale, la festa della donna è tutti i giorni, nessuno ha ancora fatto niente di concreto per l’infibulazione e il femminicidio e come se non bastasse non esistono neanche più le mezze stagioni.

Ma che palle. Forse se ragioniamo così manco ce la meritiamo una festa, signora mia.

A me le celebrazioni piacciono. E, dico, non c’è sempre bisogno del motivo profondo e toccante per giustificare un po’ di stupidera agli occhi del mondo.

Io oggi voglio celebrare me stessa. Le mie rughe intorno alla bocca che sono preoccupante sintomo di risate profonde avvenute in passato, e se continua così fra dieci anni mi sarò divertita talmente tanto da sembrare uno sharpei. Il mio grosso grasso culone che mi ancora al mondo e ai suoi piaceri e mi impedisce di diventare troppo melodrammatica. I miei piedi a pinnetta da otaria (e le otarie sono animali molto carini) che mi portano dappertutto senza lamentarsi. Le mie tette, che sono state la sola e unica chiave per il cuore dell’Orso.

Questa festa è per le amiche.

Quelle con cui mangiavo budino alla vaniglia Elah sul divano guardando “La casa” anziché studiare gli aoristi.  Quelle con cui ho brindato sul cesso in svariati capodanni sedicenni troppo alcolici. Quelle che mi hanno accompagnata ai concerti di quello lì che mi piaceva anche quando suonavano una musica di merda. Quelle che hanno riportato la macchina a mia mamma quando sono partita nella notte su un furgone destination anywhere dopo uno di quei concerti, anche se non approvavano.

Quelle che hanno ascoltato i miei magoni in un maggiolone in sere di primavera. Quelle che hanno salvaguardato la mia salute mentale in certe notti deliranti ai Murazzi. Quelle che mi hanno messo lo smalto, tinto i capelli, fatto la ceretta. Quelle che mi hanno cucinato la cena quando ero troppo stanca per.

Quelle che mi hanno aiutata a traslocare pezzi di vita, buttare cose inutili, staccarmi dal passato chiacchierando del più e del meno, come se non stesse succedendo niente di grave.  Quelle che hanno celebrato i miei trionfi e i miei fallimenti allungandomi una sigaretta e un bicchiere pieno. Quelle che mi mandano un biglietto per dirmi grazie. Quelle che quando sanno che non possono pagare una cosa mi dicono, non preoccuparti, offro io. Quelle che mi insegnano delle cose che altrimenti non saprei.

Quelle che mi dicono brava, quelle che mi danno un’opportunità per essere migliore. Quelle che quando vedo il loro nome nella mail sorrido. Quelle con cui rido.

E davvero non c’è nessun motivo al mondo per cui possa non volere festeggiare un giorno dedicato a persone così.

No man is an island, dicono. Figurati una woman.

Buona festa, amiche.

real friends

4 thoughts on “Festa della donna a chi?

  1. R.

    Hai citato due volte i Bon Jovi in questo post! Dimmi che non è solo un caso. 🙂

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    1. incorporella

      Urca, l’unica volta consapevole è destination anywhere. le uniche altre due citazioni consapevoli sono la mannoia e john donne…adesso svelami il terzo segreto di fatima, ti pregoooooo!

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      1. R.

        La frase di John Donne è anche l’incipit di una delle più belle canzoni di Jon Bon Jovi solista, “Santa Fe”.

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        1. incorporella

          Mi inchino davanti a questa forma di bonjovite così documentata! 🙂

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