come quella pubblicità del the freddo

quella “antò, fa caldo”. e a me faceva anche ridere perchè lui era l’attore che faceva l’amico gay di silvia in un posto al sole qualche trilione di anni fa, e invece in quello spot faceva il manzo siculo canottierato. vedi, i ricicloni del piccolo schermo, non buttiamo via niente, taaac, l’amico cupio diventa il trombino dell’accaldata/assetata. la contessa cattiva diventa la reporter antimafia, il ballerino bonello lo tramutiamo in delinquente corrotto e via.

comunque non era questo che volevo dire.

volevo lamentarmi perchè fa caldo. va’, che originalona.

volevo lamentarmi perchè non c’è nessuno in giro, perchè sono ostaggio delle rese da rendere e degli ordini da ordinare, perchè vorrei essere splattata su qualche superficie ergonomica a leggere il nuovo libro di christopher moore e invece son qua abbarbicata agli scatoloni, lottando con il nastro adesivo come neanche paperino in quei cartoni animati dove fa la parte del pirla.

che a volte mi manca un collega simpa, qualcuno con cui dividere i momenti migliori (…va beh…i momenti, dai) delle miei giornate. poi a volte invece mi ritrovo a fare gesti inconsulti che mi mettono in imbarazzo da sola e allora ringrazio perchè, effettivamente, sono sola. l’applicazione del nastro da pacchi su superfici piane rientra in quella categoria di cose che potremmo definire “da non fare mai in presenza di terzi”.

non è bello. vorrei proprio vedere voi.

però in compenso con la colla a caldo sono imbattibile!

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