hai voluto la bicicletta?

e mo pedalo, lo so, lo so.

la mia nuova vita da ciclista per seguire le orme dell’Orso si rivela sempre più impervia day by day. che mentre lui fa il triplo carpiato su una ruota sola in mezzo a piazza rivoli all’ora di punta, io pedalo ai tre all’ora mentre i bambini col triciclo mi doppiano sghignazzando.

ah, ma migliorerò! è solo che non andavo in bici dal 1986, per non menzionare la mia incapacità genetica ad appropriarmi dei segreti dei mezzi di locomozione. la verità è che io il mio meglio lo do andando a piedi. dovevo nascere nel medioevo.

comunque la mia carriera di ciclista urbana ad alto rischio infarto porta sempre nuovi spunti di riflessione che potrei condensare in uno slogan quasi politico: più piste cicliste, meno rotaie.che poi le piste ciclabili veramente belle a torino sono un paio. tipo, la pista ciclabile di corso vittorio: ha delle buche meteoritiche che, se sei un uomo, ti fanno schizzare via una palla di netto, se poco poco la prendi un po’ deciso, e se sei una donna ti faranno camminare come la dea berta dalla gamba aperta per un paio di settimane. poi devi schivare legioni di anziani con pechinese accucciato, se ti va bene che non c’è l’alano che ti sbarra il passo. si chiama pista ciclabile ma potrebbe essere una pista cagabile as well.

o la pista ciclabile di corso inghilterra, che è fighissima, ma ad un certo punto finisce con una ringhiera, e bom, ti devi buttare nella strettoia del viale incrociando le dita e chiudendo gli occhi e sperando che non passi tony col suv nuovo di zecca che ha deciso di farsi due sgasatine in centro prima di andare a prendere il sushi take away. le colonne d’ercole del ciclista torinese sono all’altezza di via grassi, tu arrivi con la tua pedalatina da city bike e la strada è finita e ti prende anche un po’ lo sconforto esistenziale, c’è un certo simbolismo in una pista ciclabile che finisce dove non c’è niente a metà di un corso qualunque.

oppure fai come me ieri e vai sul marciapiede con le scuse negli occhi e la gente che ti odia, e ha ragione. se mi avete vista ieri andare in bici sul marciapiede nell’ultimo tratto di corso inghilterra, scusatemi!

poi io ieir ho preso un sacco di pioggia, tantissima pioggia, tutto merito dell’Orso che guarda le previsioni del tempo anche per andare dalla camera alla cucina e invece ieri misteriosamente aveva scelto di ignorarle e mi ha gettata in mezzo alla tempesta. che mi ha colta con particolare virulenza all’altezza di piazza bernini, e io pedalavo accecata (ovviamente con gli occhiali inutilizzabili, mai pensato qualcuno di brevettare i tergicristalli per occhiali? e un mini-spannino come quello del vetro posteriore delle auto?) e ormai incurante della mia sorte mentre l’acqua mi sferzava, sembravo acab nella tempesta ma senza moby dick, a mio modo eroica, diciamo che c’è miss maglietta bagnata e io ero miss k-way fradicio. una volta arrivata a casa ho strizzato anche le mutande, e non è un modo di dire. il reggiseno era talmente pieno d’acqua che praticamente avevo una taglia in più.

un ultimo excursus sulla mia bici: la mia bici si chiama gloria, e si chiama proprio così, non è che l’ho chiamata io gloria perchè sono una fan di umberto tozzi. è molto carina, e soprattutto adesso l’orso l’ha customizzata con un bel sellone largo largo e imbottito di gel, perchè se avessi continuato a tenere il sellino in dotazione mi sarei trovata davanti ad un aut aut: o la bici, o una vita sessuale. davvero. dopo una giornata in bici tutto quello che desideravo era un bidet pieno di polaretti dolfin, altro che i doveri coniugali.

comuqnue, gloria è il modello più economico in vendita alla metro, che già di per sé è un’ottima dote, ma soprattutto è rosa. e io la amo. e sappiate che quando morirò, scivolando su una rotaia e finendo sotto a tony che si è fatto una sgasatina col suv nuovo prima di andare a ritirare la roba in tintoria, non l’avrò fatto solo per amore, ma soprattutto per gloria.

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