se questi portici potessero parlare…

del tipo che ieri alla mezza lungo via pietro cossa vedo questa tizia in minigonna e sandaloni deambulare sotto il sole rovente e penso, povera donna, che vita di merda, alla mercè dei peggio porci di questa città, ovvero quello che più o meno penso tutto le volte che vedo una zoccola on the road, ovvero quello che penso all’incirca ogni cinquanta metri ogni volta che mi muovo in macchina.

poi la sorpasso e mi viene il dubbio che fosse solo una che si stava facendo una passeggiata in pausa pranzo.

questo cosa vuol dire? che sono esaurita io o che sembriamo tutte un po’ troie?

non so di che cosa si tratta, esattamente. forse del fatto che è luglio e che posso mettermi i jeans senza sudare come nel tutone monika sport, o del fatto che dormo con la copertina di lana, o del fatto che non ho prenotato mezza vacanza…

no, però non posso mettermi a parlare del tempo e del fatto che è luglio e sembra ottobre.

parliamo di quelli che si sposano il 16 luglio e fanno venire la carrozza, gli amici con le trombe, e i petardi. quante ne ha viste questo selciato! tra i meglio che la storia ricordi abbiamo:

  • lui e lei, peso complessivo stimato 350 kg, carinissimi in realtà, sembravano due ippopotamini della disney, peccato che avessero scelto come mezzo nuziale una bianchina in cui si incastravano a fatica (ovviamente lui davanti e lei dietro, perchè di fianco sul sedile posteriore non ci stavano), e che poi non riusciva a partire per il troppo peso dei due elefantini dell’amore.
  • lui e lei che probabilmente si erano conosciuti al corso di latino americano della palestra, circondati da una pletora di nonne e zie tutte over 60 (anni) e 80 (chili) impaludate in rasi e taffetà che spaziavano cromaticamente dal verde acqua al giallo limone, con sandali gioiello chiaramente di pittarello, forse per adeguarsi al livello di sobrietà dallo sposo, che rubava clamorosamente la scena a lei grazie ad un elegante completo in raso lucido bordeaux, con colletto alla coreana, cravattino messicano con placca d’argento e, top del top, cappello a tesa larga nero da possidente venezuelano. è possibile anche che si fossero conosciuti al fan club di grecia colmenares o sul set di un remake di topazio.
  • la coppia un po’ equivoca, lui attempatello e alquanto sfatto, e lei moldava/ucraina abbastanza giovane e con già una bella dose di silicone e botox che le si disperdeva nell’organismo, che, dopo essersi incontrati su sposerumene.com, hanno deciso di ufficializzare la faccenda davanti agli occhi sgranati del signore gesù che dalla sua croce sopra l’altare probabilmente sprofondava nel decolletè-bustier di lei, che era una cosa davanti alla quale probabilmente anche jessica rizzo avrebbe avuto un attimino di esitazione. in tutto ciò il mezzo di locomozione per andare a festeggiare con gli amici (forse al samara’s) altro non poteva essere che una limousine rosa shocking tutta tempestata di fiori e palloncini davanti alla quale (e chi mi conosce lo sa) ho provato un subitaneo guizzo di invidia, subito represso dopo che perfino una bambina impaludata nel merchandise delle winx è passata di fianco a me dicendo a sua mamma “quella macchina forse è un po’ troppo, vero mamma?”.
la morale è? quando ti sposi, soprattutto su questa piazza, che dovrebbe essere quella della versailles del piemonte e invece spesso sembra più piazza d’armi quando arriva il circo orfei, niente è mai veramente troppo, a meno che tu non sfori nel troppo noioso, senza neanche una colombina, un petarduccio, un pizzetto, un parente vestito da uomo banana, qualcosa. e io in realtà ho deciso che non mi sposerò mai per un semplice motivo: dopo questi anni di sfarzo matrimoniale proprio sotto agli occhi, ho il terrore di non riuscire ad essere all’altezza.
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