quei post che non dovresti scrivere quando ti legge tua mamma.

com’è come non è, in meno di dodici ore mi hanno chiesto in più persone se ho visto il video porno di belen. ragazzi, quel video porno è passato anche nelle bocciofile e sui voli intercontinentali insieme a boog&elliot a caccia di amici! non c’è una sola persona che non l’abbia visto! è il video più visto insieme a quello del panda che starnutisce e alla scena finale di dirty dancing.

ora, forse tutto ciò dovrebbe darmi da pensare, visto che nessuno mi ha chiesto un parere sul nuovo libro di eugenides o sulla politica estera, neanche fossi alfonso signorini o jessica rizzo. ma va beh.

che vi devo dire, secondo me il porno è una roba di una noia mortale. cosmica. quando non comica. e forse anche per belen, che a metà di un soffocone spaziale, come giustamente mi faceva notare l’orso, si leva la gomma di bocca come da verdoniana tradizione. chissà se dopo l’ha ripresa. forse sotto il letto di belen c’è un cimitero di vigorsol.

che lei sia bella è fuori discussione. a parte che se in quel video è minorenne io sono topo gigio.

quello che trovo allucinante è tutto ‘sto casino per un video porno. ormai il porno è overrated, anche la postina di paese nasconde un sex tape nell’armadio, dai. poi voglio dire, con tutto il rispetto, ma una che viene messa a 90 anche nelle foto sull’inserto di famiglia cristiana, non è che poteva essere sgamata a tenere una conferenza all’accademia della crusca, era più probabile che la pinzassero a gamba larga con un ex fidanzato che sembra uscito paro paro da “topazio” mentre facevano un po’ di sano su e giù.

in questo momento belen è probabilmente al numero uno nella hit parade delle più segaiolate d’italia, ma la fama, si sa, è come il vento. passa e va. chi di voi si fa più le pippe pensando a megan gale, dai, coraggio? chi? eppure c’è stato un momento in cui sembrava la cosa più trombabile dell’intero ecosistema.

il punto secondo me è la faccia di belen. o la faccia di megan gale. o la faccia di una qualunque calendariata degli ultimi dieci anni. la canalis prima di convertirsi agli anoressizzanti, per dire. quelle facce un po’ così, con quell’espressione un po’ così, che a noi donne non dice niente e agli uomini dice tutto. la bocca socchiusa, l’occhio a mezz’asta, quell’aria consenziente che potrebbe voler dire “che pene grande che hai!” esattamente come ” io trovo che un uomo che ha appena mangiato una pizza peperoni gorgonzola e acciughe sia la cosa più eccitante da baciare di primo mattino”. a voi uomini piace, quella faccia lì. quella faccia consenziente e che potrebbe esprimere di tutto, anche un vago dissenso, anche un vago amore, anche una vaga passione, anche una vaga voglia di cazzo. tutto e niente.

e noi povere criste, quella faccia lì, non la possiamo fare. è inutile. è come in jackass: non provate a farlo a casa! le persone che hanno questa faccia sono professioniste della palpebra tremolina e del labbro a culo di gallina! provate al massimo a farla sotto stretto controllo della vostra migliore amica, quella più sincera, quella che senza indugio vi dirà “la smetti, che sembri la silvani in preda ad un attacco di nevralgia del trigemino?”.

io sono fermamente convinta che non sia solo la tetta, che attizza. o la chiappa di marmo. è proprio anche quella capacità di togliere dal proprio viso qualsiasi espressione immediatamente riconoscibile per tuffarsi nel mare del potrebbe.

e noi povere criste, che ci accigliamo per il calzino abbandonato sullo scendiletto, che ci commuoviamo e ci soffiamo fragorosamente il naso nei momenti in teoria più romantici della nostra vita, che ci ritraiamo con palese disgusto davanti alla fiatella del nostro amore, noi, che dopo un pompino ci massaggiamo la mandibola con un’espressione esplicativa, che esige che qualcuno ci faccia almeno un pat pat sulla testa e ci porti a cena fuori, noi non siamo sexy. capito? perchè non ci viene il look da cernia.

e comunque, belen, tu sei topa e io no e per questo ti stimo, ma da donna a donna: ma non te la potevi ingoiare quella cicca? e non dirmi che non hai mai ingoiato di peggio. e fai ‘sto sforzo, su!

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