il lavoro rende liberi?

non so per quale motivo, sabato sera a cena dall’amico DG, dopo svariati bicchieri di vino rosso, anzichè parlare della figa di belen a sanremo (come sarebbe stato d’uopo) ci siamo messi a parlare dell’articolo 18. perchè, direte voi? e che ne so, risponderò io.

di fatto, le posizioni più estreme erano sostanzialmente due: la socia balle, che in tema di democrazia discende in linea diretta da vlad l’impalatore, sosteneva che se non ti fai un culo nero lavorando 15 ore al giorno e sei un genio innovativo nel tuo campo, meriti di morire di stenti sotto un ponte. l’amico DG, che invece ultimamente credo si sia dato ad una cura di litio, sosteneva che uno dei compiti delle aziende/enti vari sia non solo quello di produrre, ma anche di ridistribuire la ricchezza tra i vari stati sociali, ergo, anche se non fai una minchia e anzichè lavorare ti diletti con “unisci i puntini” sulla domenica quiz, comunque hai diritto al tuo posto di lavoro.

io che sono la regina della mediocrità ovviamente come posizione sto nel mezzo.  nel senso che secondo me anche noi persone normali, senza particolati slanci e talenti, abbiamo diritto ad avere un lavoro normale, con degli orari normali e con uno stipendio normale. dopodichè, se ci metti quaranta minuti a spedirmi un pacco (ogni riferimento è puramente casuale), forse qualcuno dovrebbe venire lì a prenderti per le orecchie e dirti, ma tu, qui, chemminchia pensi di stare a fare, la lunga oscura pausa caffè dell’anima?

quello su cui rifletto spesso, però, in realtà è altro. al di là del fatto che siamo la generazione lavorativamente più sfigata evah, ma non possiamo farci niente. secondo me s’è proprio sballato il barometro del giudizio in materia di lavoro. prendete me. io vendo libri per un tozzo di pane al mese. tutto quello che incasso se ne va sulla musichetta di benny hill, affitto di qua, bollette di là, inps di su, fatture giù. ve l’ho detto che c’è un motivo se per me un vestito elegante è un imperdibile in acrilico di H&M. poi se lo faccio notare la gente mi dice “eh beh, ma tu fai un lavoro che ti piace”. sì certo. per carità. e quindi devo essere punita dal destino e guadagnare per sempre un centesimo ogni settanta ore lavorative? devo venire a lavorare anche con il tifo petecchiale, non potrei fare un figlio manco se lo volessi e la prospettiva più rosea per il futuro è ritrovarmi nel 2085 con la padella e la dentiera che si stacca (le venderanno da H&M le dentiere?) a vendere l’ultimo libro di fabio volo sulle angosce dei trentenni. trentenni di che secolo, non è dato sapersi, ma stay tuned.

voglio dire, è vero che io non spacco pietre e spesso e volentieri (tipo adesso) cazzeggio. che non è che cazzeggi perchè la gente entri in negozio con la carta di credito tra i denti come sandokan e io le dica “ripassi più tardi, sto scrivendo un post”. quando entra un cliente ci manca solo che scodinzoli. comunque, dicevo. è vero che non spacco pietre e spesso e volentieri cazzeggio, però lavoro anche io, anche se non sembra. tipo tutti i giorni, nessuno escluso. anche il 1 maggio, l’8 dicembre, il 25 aprile, la domenica delle palme e per la festa di santa bernarda dalla gamba larga (mia santa protettrice di fiducia). a volte neanche tanto per soldi, quanto perchè ci fanno sapere che “i negozi saranno aperti”. così. generico. ah, bon bon. io non è che pretendo di guadagnare un sacco di soldi, ma neanche la miseria nera, porco giuda.

lasciamo anche perdere me. ci sono le mie amiche. le altre povere stronze idealiste come me. che per guadagnare una cifra normale fanno novemilaottocentododici lavori, per un totale di venti ore lavorative per sei (anche sette) giorni settimanali.  anche loro costrette a lavorare in ogni situazione, compresa la peste nera e la febbre a 40. compresa la festa di santa giovanna col culo a capanna. essendo disponibili a fare qualsiasi lavoro, dal girare la polenta alla festa patronale al ballare la samba vestita da gabibbo per la festa dei piccoli fans, passando per un ciclo di lezioni sulle influenze del carbon fossile nella datazione degli scheletri degli pterodattili . non so se vi suona familiare, ma qua il problema non è il rischio che tolgano l’articolo 18. il problema grosso è arrivarci all’articolo 18.

ah, certo, conosco anche qualcuno con un lavoro canonico, con uno stipendio normale. le alternative sono: o fa un lavoro di merda (eh, ma almeno hai uno stipendio normale!), o lavora sei milioni di ore al giorno, ha l’ulcera e non ha una vita sessuale/sentimentale dal 1999 (eh, ma fai il lavoro che ti piace  e ti pagano! che vuoi di più?).

aprirei anche una piccola parentesi su chi, in questi ultimi anni, per avere la possibilità di lavorare decentemente è stato mandato all’estero.  la famosa sede decentrata del burkina faso, un bellissimo ufficio nel mezzo di un paio di guerre civili, non ci sia annoia mai. o un piccolo trasferimento di sei anni a calcutta, vista lebbrosario, un’esperienza imperdibile per crescere professionalmente. preferivi quel bel contrattino decennale nelle risaie del sichuan? a ma poi quando torni vedrai che contrattone. e per la malaria non ti preoccupare, c’è gente che ce l’ha da anni e ci convive benissimo. sei fai un figlio lì viene fuori con degli anticorpi che lèvati!

io lo so che son rompicoglioni, ma non ho capito, scusate, questa logica da inferno dantesco. quando non lavoriamo,  siamo degli stronzi perchè non lavoriamo ma studiamo: prima si intascano le nostre tasse universitarie e poi ci perculano con grasse risate perchè abbiamo studiato e non siamo andati subito in miniera a costruirci una carriera per tempo. ma se le università non servono a una minchia, chiudile no? coglione che non sei altro. anzi, cogliona io che ci sono andata.

poi cerchiamo di fare un lavoro che ci piace e veniamo puniti per quest’atroce peccato di hybris, che voglio dire, per esmpio, i miei genitori (e anche i vostri) hanno sempre lavorato e adesso anche magari ne hanno le palle piene, ma hanno fatto un lavoro che gli piaceva, no? mica sono andati a spurgare lumache perchè per principio nella vita bisogna soffrire.

io forse, più che la crisi del lavoro, non capisco questo atteggiamento sadomaso. quest’urgenza punitiva nei confronti di ciò che ci procura, o dovrebbe farlo, il nostro pane quotidiano.

del resto, io dovrei solo stare zitta. non si sa ancora per quanto, ma faccio un lavoro che mi piace. ciao, vado a contare i ramini che ho nel portafoglio.

Annunci

4 pensieri su “il lavoro rende liberi?

  1. luca zublena - zuzuluc ha detto:

    ..no ..non ho ancora spurgato lumache…
    non ci avevo pensato…ma come…allora…
    …allora sono un fottutissimo rotto in culo che non ha voglia di sforzarsi a trovare nuove idee per sbarcare il lunario…fagnano scansafatiche e pappamolle..
    sempre la pappa pronta Io..vero ?
    ..generazione del tutto dovuto…
    ma come ho fatto a non pensarci…spurgare le lumache …cavoli !!!
    Grazie del suggerimento !
    ( sei forte…! ).
    Il dis-occupato (ex…ora ci son le lumache…) Luc

  2. rox ha detto:

    Io invece sono figlia di quella mentalità che dice “Il lavoro se non c’è bisogna crearselo”: dopo due anni di deliranti traduzioni per il tribunale (pagate 0,05 centesimi a parola…) e vita grama ho radunato i soldi di generosità parentali che volevano vedermi con la mia agenzia (di viaggi, da sempre un mio sogno) e col franchising mi sono aperta un’agenzia, soltanto che:
    1. i soldi stanno finendo un po’ a tutti,
    2. vengono a leggere le offerte in vetrina manco sospirassero davanti a una borsa di Gucci,
    3. entrano a chiedere un catalogo poi non si rivedono,
    4. si fanno fare un preventivo volo o vacanza poi non si rivedono

    Faccio un lavoro che mi piace, solo che finora pago bollette
    verso i contributi
    Ma i soldi finiscono pure a me!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...