Giusto per spezzare il silenzio con qualcosa di incisivo.

Vivo una fase di disinnamoramento da social network. li uso, sì,  ma non più con l’amore di una volta.  non voglio più condividere ogni momento della mia triste vita con voi, cari abitanti del pianeta terra. proprio io, che fino a pochissimo fa postavo anche le foto del mio cassetto delle mutande. intendiamoci, nonostante tutti cerchino di estirparmi quest’abitudine, a me piace sempre tanto fare mille foto. ma non con la reflex o perchè sono brava. le mie foto in media sono penose: è un talento di famiglia. è che tra i vari instagram, hipstagram, sticagram e stocagram ormai mi sento oberata di foto effetto affresco che ritraggono cose tipo un sedano nel frigo o un cartello di divieto di sosta. senza nulla togliere alla dignità della segnaletica stradale, ma non è che tutto quello che esce dai nostri iphone sia arte. diciamolo. me ne sono resa un po’ conto mentre facevo la settantesima foto sfuocata al mio spritz. chissenefrega del tuo spritz, incorporell? posa il telefono e bevi, giuda faust!

è vero che non abbiamo molti limiti, noi nani del web. io mi aspetto che da un giorno all’altro qualcuno posti su twitter la foto della cacca che ha appena fatto. siate onesti, e ammettelo, se mai una volta ci avete pensato. del resto, ormai, l’oufit è overrated, i tramonti non ne parliamo, gli amici in discoteca li fotografano anche i bambini handicappati, vogliamo passare a qualcosa di più incisivo e di rottura? merdagram. solo per pochi raffinati intenditori. muovetevi, prima che diventi mainstream. in tutto questo, a me piace vedere le foto mie e dei miei amici. forse mi sono solo stufata della concettualità del tovagliolo della pizzeria in controluce. scusatemi.

e già che sono in argomento foto, volete forse che non dica la mia sulla figa di sara tommasi? non posso esimermi. fosse anche solo perchè con le parole figa, sara e tommasi mi si impennano le visite al blog attraverso i motori di ricerca dei maschi segaiolanti, anche se scrivo un post stitico al mese.

allora, per chi non sapesse di che cosa sto parlando (ma non ci credo), consiglio di digitare nella barra di google l’amena frase “sara tommasi fa vedere la figa”, saltare il primo risultato di ricerca qualora venisse fuori questo protoblog, e farsi una cultura, suvvia! cosa pagate infostrada a fare? mi vergogno di voi che non siete arrivati qua già con le giuste informazioni in vostro possesso.

dicevo. per tutti noi che nascondiamo eva tremila tra le pagine di MicroMega e quindi sappiamo già benissimo tutto della sporca storia.

la mia domanda è: ma perchè devi uscire da un locale, e far vedere la bigioia così con naturalezza come se stessi aprendo l’ombrello perchè piove? esci e ti tiri su il mezzo millimetro quadrato che hai di gonna e sotto sei come quella professoressa del drive in che gridava “E ricordatevi che io non porto le mutande!”. ce lo ricordiamo sara, va bene. adesso copriti, che a vedere quella striscia di irritazione da depilazione col rasoio a secco mi viene male solo a pensarci.

io dico: questa donna ha dei problemi. è imbarazzante. con l’occhio vacuo di chi, nel bagno del locale, ha appena tirato su dal naso anche il vim che c’era sotto il lavandino, si siede a culo nudo in macchina (tra l’altro, la candida? no, dico, parliamone. a queste gnocche sbragate la candida non viene mai? la cistite? niente? solo a me che ho la mutanda di cotone di snoopy?), dicevo, si siede lì come un galletto vallespluga con la coscia aperta, e si fa fare le foto. io mi sento male per lei. è come quando ti raccontano di quando la prozia con l’alzheimer è scappata nuda nel giardino del pensionato e l’hanno dovuta poi tenere ferma in sei. dio mio, che brutte cose, signora mia.

qualcuno potrebbe rispondermi (e infatti l’ha fatto) che quello che vuole è proprio quello che ottiene: che se ne parli. io ne sto scrivendo. ne hanno parlato la metà di mille volte, l’hanno postata, twittata, forse anche stampata e appesa al muro dell’ufficio, può darsi. cito la mia amica emigrante che dice “guadagna di più lei con la figa di fuori in mezz’ora che tu in tutto l’anno lavorando otto ore al giorno”. bene, posto che da domani mi troverete dietro il bancone della libreria nuda dalla vita in giù, per un gradevole effetto-sorpresa nel momento in cui faccio il giro per venire a impacchettarvi l’ultimo libro di Gramellini, comunque c’è un paio di domande che ancora avrei.

tipo: davvero una patonza fa tutto ‘sto casino monetario internazionale? non per dire, ma conosco un sacco di gente che ne ha una. ce l’ho persino io e non l’ho neanche comprata in saldo da H&M. chiedete in famiglia ed è probabile che anche in giro da quelle parti se ne vedano parecchie. tra l’altro quella di cui tanto si parla non mi sembra neanche così straordinaria, ha pure la già citata strisciata rossa da irritazione cutanea. comunque, se me lo dite voi, io ci credo. a saperlo. che bastava farla vedere, dico. mi compravo quei bei gambali da gaucho con buco davanti e dietro e facevo la visione double face. al carrefour secondo me avevo un successone. altro che mutui agevolati della regione piemonte…bastava sdoganare la propria intimità.

domanda numero due: qual è lo step successivo? nel senso: ieri fai vedere la patonza, oggi ne stiamo parlando tutti, tra una settimana verrai soppiantata da qualcos’altro. giusto? ci sarà pure qualche altra illuminata pensatrice e ragazza sensibile e legata ai valori della famiglia che deciderà di allietarci con le sue ecografie rettali, per dire. cosa farà la povera sara tommasi quel giorno? dico, se dal nulla fai vedere l’ambaradàn, poi cosa ti resta per scandalizzare il mondo e far parlare di te? esci direttamente col rampant rabbit incastonato a mo’ di tampax? ti fai tatuare una bandiera che sventola quando stringi i muscoli pelvici? ti fai fare un gigantesco chupa chups a forma di pene e non torni a casa finchè non l’hai consumato tutto? sì, sono idee brillanti, ma ci vuole qualcosa di più. e io e la mia socia sappiamo cosa.

lo step successivo è:

la conversione.

un bel libro della piemme sulla madonna che le è apparsa durante un’orgia polisessuale a più mani, un viaggetto a lourdes o a medjugorje con qualche membro over 75 della sua famiglia, e via. ha funzionato per quel baluba di paolo brosio, vuoi che non ci sia speranza anche per lei?

voi ricordatevelo che noi l’avevamo previsto, quando vedrete quella copertina nella vetrina delle librerie. vogliamo almeno una percentuale sulle royalties.

e ricordatevi che io porto le culottes!

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