We’re a happy family

Visto che ormai tutti online più o meno parlano della mia famiglia (tutti i membri della mia famiglia, intendo, non è che siamo come i Kardashian e ci fanno gli special su E!, anche se ci stiamo lavorando), adesso vorrei anche dire la mia, che qua si fa in fretta a creare falsi miti.

Ci vorranno credo una settantina di post per analizzare a fondo le dinamiche e i brillanti personaggi di casa incorporella, ma io non ho niente da fare, e voi credo neanche, se no sareste lì a farlo anziché leggere le mie minchiate.

La famiglia-base, diciamo, il nucleo da cui partirò siamo noi, i tre porcellini, la famiglia cuore, ovvero io, mamma scopella e papà nello.

Quello che dovete sapere fondamentalmente è che a casa mia sia litiga. Sempre. Per noi il litigio è non solo un’arte, ma una forma d’amore. Siamo come il fight club ma con meno sangue. Possiamo litigare per qualsiasi cosa, con differenti intensità, per svariati periodi di tempo. Poi ad un certo punto ci stufiamo, e passa. Ma passa davvero. Abbiamo litigato per talmente tutto nel corso di questi anni che dovessi dirvi una sola cosa ma molto importante quasi non mi viene in mente.

Possiamo litigare due contro uno, ma anche tre contro tre e tre contro nessuno, nel senso che ci gridiamo addosso un’ora e poi scopriamo che stiamo dicendo la stessa cosa. Provateci voi, se vi sembra semplice, a litigare con questa versatilità.

Ogni scusa è buona per un litigio. Tuttavia, ci sono alcuni cavalli di battaglia che secondo me vale la pena elencare:

Hai comprato troppi pochi chantilly e troppe paste con la frutta e l’hai fatto apposta perchè sai che a me piacciono gli chantilly e non le paste con la frutta.

Chi è che ha messo la confezione dello yogurt nell’indifferenziata? Siete ritardati? Ve l’ho detto mille volte che la confezione dello yogurt va prima lavata e poi messa nella plastica. Mi sembra semplice, no? Evidentemente no.

Chi ha buttato via la busta ? Dai che l’hai vista. Era una busta un po’ unta che è stata in cucina un sacco di tempo, poi l’ho messa sulla mia scrivania dicendo così non la perdo, e infatti per forza me l’avete toccata voi. C’era scritto sopra un numero che mi serve. Toccate sempre le mie cose e mi buttate via tutto, non avete mai rispetto.

Questa è solo la punta dell’iceberg. A casa mia si litiga 24/7 senza eccezioni, non esistono ferie, luoghi deputati, semplice pudore. Si litiga ovunque, davanti a chiunque, anche in chiesa, ai matrimoni e ai funerali, e se andassimo in udienza alla casa bianca probabilmente litigheremmo anche lì.

Forse può sembrare stressante, ma da un certo punto di vista è anche rilassante. Sapere che litigherai e poi farai pace. Poi andrà tutto bene. Che per quanto ci si possa lamentare e sfanculare, l’amore non sarà messo in discussione. È una bella certezza con cui vivere, anche se potrebbe sembrare un po’ snervante.

L’altra cosa fondamentale della famiglia, e qui il discorso si allarga non solo al santo trittico, ma anche al vario ziame/cuginame, è che noi amiamo i nostri maschi, ma loro sono un po’ i nostri animali domestici. Non hanno lo stesso peso decisionale e d’opinione che abbiamo noi, le scopelle/incorporelle. Padri, zii, cugini pisellodotati sono messi lì di contorno e affettuosamente rimpinzati di insalata russa e vitello tonnato, ma il loro compito è dormire sul divano e portare la coca cola quando serve. Passare un posacenere, stappare un prosecco, quei lavori manuali socialmente utili. (I lavori manuali veramente utili di solito vengono affidati a qualche omino extra-familiare che li svolga con solerte efficienza e possibilmente lasciando anche pulito dopo. I nostri maschi domestici di solito fanno un gran casino, e lasciano il lavoro a metà facendoci dormire con la scala aperta sul letto e un trapano tipo spada di Damocle sulla testa, e quando chiedi spiegazioni ti rispondono sempre e inequivocabilmente che mancava un tassello o che non trovano una certa brugola e che finché questa caccia al tesoro non sarà terminata, tutto deve restare così e non toccare niente che poi mi fai disordine).

Quando si parla di qualcosa di veramente importante e un maschio tipo san nello martire dice qualcosa al riguardo, viene osservato con uno sguardo affettuosamente accondiscendente ma anche un po’ spazientito. Poi gli si fa l’equivalente verbale di un pat-pat sulla testa, gli si lancia un grissino/torroncino/sigaretta in premio e si torna a disquisire. Ovviamente mai riprendendo il filo del discorso e sempre introducendo un nuovo argomento più appassionante e più appropriato per nuovi, infiniti litigi (ovviamente). Forse vi chiederete come le prendiamo, poi, le decisioni importanti. Veramente non lo so, ma mi vien da dire sull’onda del momento. Con un consulto via sms. Navigando a braccio.

That’s my family.

[to be continued]

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Un pensiero su “We’re a happy family

  1. gynekiller ha detto:

    esagerata! non litigheremmo mai davanti ad obama…e poi lo sanno tutti che ( tue crostate a parte) odio i dolci di frutta…bisogna essere deficienti per continuare a proporli..

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