e quindi quest’anno?

da cosa mi vesto ad halloween?

cerco di pensarci seriamente tutti gli anni e poi finisco sempre il 31 ottobre di sera alle 9 a cercare di costruirmi la maschera di cthulhu con del nastro adesivo, la colla a caldo e lo chante clair. poi, in genere, mi infilo una parrucca senza alcun significato, mi trucco da vladimir luxuria e via.

a me in realtà la cosa dei travestimenti piace un casino, è che mi mancano un tot di cose fondamentali che adesso verrò ad elencarvi:

  1. il supporto. l’orso odia travestirsi. salvo farlo per partecipare alle idee di qualcuno che non sono io, ovviamente. ma questa è una cosa così tipica del rapporto uomo/donna che anche lamentarmene sembra stantìo. si sa. se io gli chiedo di fare qualcosa, qualunque cosa, anche una gang bang, fa la faccia schifata e mi dice “anche no”. poi arriva qualcun altro, chiunque altro, da satana in poi, gli propone la peggio cagata e lui dice “sì dai, che bello”. non stupitevi, capita anche e soprattutto nelle migliori famiglie. in ogni caso è anche un po’ colpa mia, che l’ho traumatizzato un halloween di due anni fa, portandolo travestito da sid vicious ( io ovviamente ero nancy, insanguinata e col collant smagliato da mignottazza) alla festa più fighetta e paracula di tutta torino, dove quello più travestito da halloween aveva una mascherina in seta nera di hervé leger.
  2. il physique du role. come ci diciamo sempre giustamente con la mia amica saggia nelle nostre videochiamate manà-manà style (ma che ora è lì da te? ma perchè prepari la peperonata alle 9 del mattino? ah, sì, me l’hai già detto…roba che neanche nelle case di riposo per anziani ci sono dialoghi così arteriosclerotici), i costumi di halloween da donna sono, tendenzialmente, da zoccola. la diavolessa sexy. la strega porcella. la piratessa ninfomane. l’infermiera col picco ormonale. devo andare avanti? avente presente il genere, no? che una cresce col mito di jolanda la figlia del corsaro nero e poi scopre che queste andavano all’arrembaggio col wonderbra e il tacco 12. o come se uno arrivasse al giovanni bosco con un infarto e si trova davanti l’infermiera col reggicalze e il camice mezzo aperto da film con lino banfi, così gli salta direttamente l’aorta con il rumore dei tappi di champagne a capodanno al billionaire e non devono neanche tentare di rianimarlo. idem la strega, forget maga magò, benvenuta moana pozzi. ora, io quest’anno più che mai ho bisogno di qualcosa che copra le mie forme in pieno fiorire, sono marisa laurito prima di slim fast, snooki prima della tisanoreica, jessica simpson dopo la gravidanza, fate vobis.  mi resta il buon vecchio lenzuolo col buco per far passare la testa, un evergreen. potrei fare come rossella o’hara che si faceva i vestiti con le tende, solo che a me servono i tendoni di versailles. che bello, e tu da cosa sei vestita? da globulo rosso di velluto. non dico che non sarei originale, ma ogni tanto anche io ho bisogno di sentirmi un po’ donna, e non solo quando ho il malumore e il gonfiore tipici del pre-mestruo. quindi, o mi trasferisco anche io negli states dove hanno i costumi palandranati da padre pellegrino plus-size, oppure ciau bale.
  3. il tempo. che ci va tempo, per trovare i gadgets. non posso continuare a riciclare le orecchie da shrek del 2005 e il coprispalle rosa peloso dei miei giorni di gioventù. anche perchè ormai, coi pezzi del mio guardaroba, ho già fatto tutti gli abbinamenti possibili. dovrei cominciare ad auto-citarmi. ciao, sono vestita da incorporella ad halloween nel 2009. che già non era una genialata nel 2009, lasciatemelo dire.

insomma, state pronti. se nella notte del 31 ottobre vedete vagare per le strade di torino una cosa che vi sembra il fantasma della sora lella buonanima, con una parrucca rosa, delle corna da valchiria e un paio di zeppe targate 1994, non pensiate che vi abbiano drogato la pappa, sono io. abbiate un po’ di comprensione. e non soprattutto non chiedetemi “e tu, da cosa sei vestita?”.

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