Finchè la roncopatia non ci separi

Mi sono sempre considerata una creatura benedetta dagli Dei e dalla permaflex perchè, fin dalla più tenera età, mi è bastato un cantuccio appartato per cadere in un sonno profondo. la luce e i rumori non mi infastidiscono, anzi, conciliano la dolce sensazione di dormire mentre intorno a te il mondo va avanti. da baby incorporella ero solita, verso la fine di pranzi di nozze e cene prolungate, scivolare sotto il tavolo ed addormentarmi in una foresta di piedi appena ombreggiata dalla tovaglia.

mi piace dormire al cinema, in macchina mi basta un secondo per iniziare a veleggiare nel mondo dei sogni, anzi, credo che dormire in macchina mentre qualcuno guida e qualcun altro parla sia una delle cose che preferisco al mondo. dormo in aereo, sul treno, una volta mi sono pure appisolata sullo scooter mentre capitan minchia guidava. dormo dappertutto e in qualsiasi condizione.

quando ho finalmente detto “sì” all’orso che voleva fare di me una donna semionesta e portarmi a vivere in una tana comune, ho ovviamente presagito tutta una serie di sciagure coniugali che si sarebbero puntualmente avverate (sì, sono una persona solare ed ottimista, lo sappiamo): l’unico dubbio che avevo, rispetto al sonno, riguardava la difficoltà di conciliare la mia abitudine di dormire con le persiane aperte e la sua passione peri sonni prolungati tipo morte cerebrale in ambienti ariosi e illuminati come la tomba di agamennone a micene. giunti al compromesso tende/serrande su, avrei giurato che tutto sarebbe andato liscio come l’olio.

ah, la beata ingenuità.

amici e amiche e cari nani che passate casualmente di qua, sappiate che l’orso russa. ma che dicendo una cosa tipo “l’orso russa” generalizzo in maniera un po’ banalizzante, come se dicessi “il papa prega”.

l’orso russa fortissimo e ininterrottamente. e non so perchè non me ne sono accorta prima, altrimenti avrei insistito per avere camere separate. non russava così tanto quando eravamo ognuno a casa sua? fingeva di dormire ma in realtà giaceva sveglio nel buio della notte per non farmi sentire le sue produzioni otorinolaringofoniche sapendo che esse avrebbero precluso qualsiasi futuro tra di noi? io ero ottusa dall’amore? mi drogava non per violentarmi ma per farmi dormire sonni sereni? non lo so.

so solo che l’orso russa dal momento in cui chiude i suoi dolci occhietti puffettosi al momento in cui li riapre al mattino con la beata innocenza di chi ha scassato il cazzo coi suoi rumori molesti tutta la notte.

e io mi sveglio centordici volte per notte, tutte le notti. come capisco quei genitori che hanno i neonati scassacazzo e che non fanno una notte di sonno ininterrotto da mesi! io, da giugno ad oggi, ho dormito ininterrottamente solo un benedetto weekend in cui l’orso ha amorevolmente portato il suo culetto rumoroso in quel di roma a trovare la sorellorsa, e da allora, ciau bale.

le mie notti sono un’escalation continua da sentimenti di puro amore, all’odio profondo, alla disperazione esistenziale, al valutare la situazione in un’ottica in puro highlander style: ne rimarrà solo uno.

vado a dormire tutta pannosa e iridellosa e piena d’amore e piedini piedini sotto le coperte e abbracciami a cucchiaietto topoloso. di solito mi va di culo che mi addormento prima. ma in breve tempo, dritto nel mio padiglione auricolare (ricordate l’abbracciamento a cucchiaetto topoloso?), si fa largo un suono che poco ha dell’umano e molto del suino. cara circe, hai sprecato le tue arti magiche a trasformare gli uomini in porci: lo sono già! e per accorgertene, sarebbe bastato aspettare che si addormentassero e iniziassero a parlare la lingua dei loro padri!

la prima reazione è di affettuoso rancore: amore orso, pucci pucci, stai russando. compreso pat pat sulla chiappa, come ad un cagnolino un po’ fastidioso. l’orso smette per circa sette secondi e mezzo, spesso si gira con l’aggraziatissima mossa più conosciuta come “la morte del capodoglio”, e tu, povera scema, pensi tra te: vai che è fatta. in amore non serve il pugno di ferro, basta il guanto di velluto.

sto gran cazzo, amisci.

dall’affettuoso rancore si passa allo scazzo rassegnato (“ehi, orso, russi!”, accompagnato da un pat pat un po’ più vigoroso sulla schiena), si percorrono tutti i gradini che portano all’odio lacerante di “orso, PORCAMMERDA, la smetti cazzo?” accompagnato da tentativi di soffocamento tramite orsetto del cuore, colpo sulla testa mediante lampada da comodino, strozzamento con laccio del pigiama e decapitazione causata dalla chiusura energica del cassetto delle calze col suo collo pinzato in mezzo, per terminare allo stadio ultimo della dignità umana, ovvero la supplica accompagnata da piccoli singhiozzi, in cui ti rivolgi al tuo aguzzino grufolante con parole informi tra cui si distinguono a malapena pochi vocaboli tipo “pietà” “ti supplico” “sarò buona” “perchè mi fai questo?”, il tutto con la testa infilata sotto il cuscino e stringendo tra le mani un brandello del pigiama dell’orso tipo reliquia o santino.

in tutto questo, noncurante dei versi raccapriccianti che emette e del dramma che si sta consumando al suo fianco, l’orso dorme beato.

ora io mi chiedo: come cazzo è possibile dormire e contemporaneamente produrre un tale esubero di decibel? vorrei anche farvi presente, signori della giuria, che uno dei motivi per cui finirò con l’uccidere la mia dolce metà a colpi di settimana enigmistica, pugnalandolo con un mozzicone di matita hb finemente temperata, è che il tipo in questione viene svegliato dal “bling” del microonde in cui io mi preparo il nescafè dopo le mie notti infernali. “bling” percepito dal suo orecchio acutissimo nonostante due porte chiuse tra lui e il microonde. quest’uomo, che tutte le notti mi sottopone a concerti adenoidei che neanche un cinghiale con la sinusite, è lo stesso che a tavola stringe meglio il tappino dell’acqua frizzante perchè non sopporta il “bzzz” delle bollicine che escono.

del resto, siamo così, con le nostri notti bianche.  io comunque ci ho pensato, e c’è solo una soluzione: appena le temperature sono un po’ più clementi, me ne vado a dormire in macchina.

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2 pensieri su “Finchè la roncopatia non ci separi

  1. Flavia ha detto:

    Hai tutta la mia solidarietà.
    Il mio orso ha anche il coraggio di dire che con i miei continui richiami disturbo il suo sonno…
    Cornuta e mazziata!
    Ciao!
    Flavia

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