mi piacerebbe tanto fare la fashion blogger. ma meno male che anche no.

Avrei voluto cominciare questo post con il brillante inciso “Guardo il mio armadio, e mi rendo conto che nulla in esso mi ricollega se pur vagamente al concetto di moda“.  Beh, si dà il caso che  non possa, dal momento che, a soli 6 mesi dal trasloco, io e l’orso ancora non possediamo un armadio nè siamo in procinto di possederne uno abbastanza presto. Possediamo l’albero di natale più figo del mondo, uno stuolo di giocattoli adatti ad intrattenere qualsiasi bambino/a tra l’1 e i 9 anni, idem con i libri,  abbiamo perfino i gadgets per mangiare le pannocchie senza sporcarci le mani (thanks to blondie), ma l’armadio non ancora. non starò ad approfondire le validissime ed inconfutabili ragioni che ci hanno portati ad usufruire di mezzi di fortuna per tenere insieme il nostro guardaroba negli ultimi mesi. Stolmen è lì, un traguardo abbastanza vicino da poterlo percepire come prossimo, eppure ancora risplendente di quella luce soffusa e un po’ anni 80 che hanno gli oggetti che ancora non possiedi. Nel mentre, i miei quattro straccetti bangladesh for H&M sono esposti al pubblico ludibrio e lì resteranno probabilmente fino al disgelo.

In ogni caso, oberata dal cazzeggio su internet, dalle foto di blogger (o wannabe tali) magrone dalle unghie perfette (a questo proposito, non posso fare a meno di chiedermi perchè, per quanto sia nobile lo smalto che uso, sembra sempre che mi sia pennellata le estremità con lo spazzolone del cesso imbevuto di max meyer. devo avere uno speciale talento al contrario), dalle balenciaga e dalle vuitton (muori male, louis, tu e il tuo monogramma truzzo/anziano con cui hai colonizzato i peggio hinterland d’italia), non posso fare a meno di imbattermi in agghiaccianti a volte ritornano.  e mi viene da pensare che alla fine, oramai, nella moda l’innovazione non è esplorare l’inesplorato, ma essere tra i primi a fare il ripescone cosmico di qualche dettaglio spaventoso già proposto anni fa e spesso saggiamente accantonato a fine stagione.

per dire, le scarpe a punta, che infestano con la loro presenza tutte le foto delle nostre lauree/comunioni/battesimi di una decina d’anni fa. le abbiamo archiviate e abbiamo pensato “diomio, mai più”, e invece no. basta che una sciacqua come una qualsiasi nicole kidman le sfoggi in color cipria su un red carpet che già ci ripensiamo, e iniziamo a non considerarle più l’orrida truzzata che in realtà sono, ma un’alternativa chic alla decolletè rotondina. no, amiche! la scarpa a punta non sarà mai chic, io credo. è nicole kidman che è chic pure con la panciera del dottor gibaud e il sandalo di plastica modello misano 1982. E sì lo so che valentino prada e ferragamo, ma per me resta sempre un no, e posso dirlo con l’ardore di quella che comunque, ad un certo punto nella sua carriera, le ha avute.

La scarpa a punta ècomunque solo l’ultima di una lunga ed aberrante serie. la spallina da zia yetta? tornata. il pantalone a fiori a vita alta molle sul culo? celo! pensavo di avergli detto addio dopo l’ultima festa post-camminare insieme by AGESC, e invece.

e vi prego di ricordare quando a fine 1992 ci siamo sbarazzate dell’inquietante marsupio fluo della Chewan di cui ci aveva cortesemente omaggiato cioè. l’abbiamo sepolto in giardino, di fianco al gatto morto, e abbiamo solennemente giurato sui suoi resti di restare fedeli a tutte le tonalità del grigio per il resto della nostra vita. e invece cos’è tornato a scazzottarmi gli occhi quest’estate, vent’anni dopo? ho visto delle vetrine, signora mia, che neanche la stabilo.

del resto, ormai le icone della moda, tolti i grandi classici, sono piccoli roditori di dodici anni. qualche minorenne sparsa della famiglia fanning, fashion blogger americane che hanno finito le elementari l’altroieri. che cosa vi aspettate? io a dodici anni pensavo fosse figo andare a scuola con i ciuffetti di lady lovely attaccati ai capelli e il pop swatch pinzato alla maglietta. grazie a iddio non c’era nessuno che mi fotografasse. e grazie a iddio 2, soprattutto, non c’era nessuno che si sentisse ispirato dalle mie superga coi calzini di pizzo.

non tutto il male viene per nuocere, anyway. i dottor martens forse riusciranno a soppiantare le hogan (sarebbe bellissimo). le camicie a quadri sconfiggeranno il monogramma brillantato.

certo, io vomiterò borchie fino al 2027, ma è solo un effetto collaterale. e vi prego a meno che non viviate al di là della manica o dell’oceano, siete diffidate dall’usare le seguenti parole: studs, lace, ankle boots, flats e skull. che oramai m’avete esaurito la pazienza e vengo a trovarvi a casa col miracle blade e le peggiori intenzioni.

Fotografatevi con moderazione, riducete al minimole incursioni da pull&bear, ricordatevi che purtroppo per noi ahimè non siamo a New York e non stiamo dettando moda,  e vivremo per sempre, felici e contenti, fino al prossimo autfit demmerda che ci fustigherà la cornea in home page.

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5 pensieri su “mi piacerebbe tanto fare la fashion blogger. ma meno male che anche no.

  1. ero Lucy ha detto:

    Ti farei vedere le scarpe che vanno di moda tra i ggggiovani qua a Miami. Non so se sei vecchia abbastanza (come la sottoscritta) per ricordare le pantofole defonseca, un po’ tipo le babbucce che ha tirato fuori la minetti, un po’ espadrillas ma con la suola sottilissima in gommina. Ecco.

  2. iltoccoglam ha detto:

    No vabbè non posso non seguirti…diventerei una di quelle che viene di nascosto a leggere quello che hai scritto rodendomi dentro per non averle pensate io quelle cose…come mai non mi è venuto in mente? è la frase che mi perseguita soprattutto da quando Mark Zuckerberg ha deciso che tutti ci dovevamo fare i fattacci di tutti. Con questo concludo ( non vorrei che tu pensassi: caxxo è questa qui) e passa quando vuoi sul mio blog…e non ti preoccupare criticami pure!

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