Turbe da telefilm

Che lo so che potrebbe sembrare che una nella vita non abbia nulla di meglio da fare che non guardare serie televisive, ed, in effetti, è così. la serie televisiva è la salvezza del nostro secolo. la serie televisiva è gratuita, confortante, socialmente accettabile. se fai uso di oppiacei prima o poi qualcuno che ti cazzia o ti disapprova lo trovi. se ti droghi di big bang theory no. già è più difficile contare sull’approvazione altrui quando a trent’anni ti dopi di PLL, ma son dettagli.

io devo dire che non sono ancora allo stadio preoccupante di dipendenza da serie televisiva. sarà che di fondo sono un po’ (un po’?) incostante in tutto quello che faccio, quindi magari segue alcune serie in maniera ossessiva, ma non tutte/tutte come certi soggetti borderline che ben conosco, che nascondono il loro vizio sotto una patina di apparente normalità.

tutto cominciò con friends. loro sono davvero stati i miei migliori amici per anni. non li ho traditi fino alla fine, ma vi assicuro che se penso all’ultima puntata della serie sto ancora abbastanza male. le serie non dovrebbero finire. dovrebbero essere come le telenovelas di una volta, quelle in cui i personaggi muoiono di vecchiaia.

perchè diciamolo una volta per tutte, se tu sei il personaggio di una serie tv non è che poi puoi avere la pretesa di fare anche altro. se sei il dottor shepherd sei il dottor shepherd, pochi cazzi, io ho fiducia in te e so che sarai quello che mi rimuoverà con successo qualsiasi tipo di tumore inoperabile, casomai ne avessi bisogno. non che poi magari domani mi fai un film in cui fai l’imbianchino e mi togli l’ultimo baluardo rimastomi di sicurezza sanitaria.

ma la cosa che più mi turba è il fatto che probabilmente esiste una gilda americana di attori di secondo piano che ha come scopo finale il riuscire a piazzare sempre gli stessi venti/trenta attori in quanti più telefilm possibile, con più o meno lo stesso bacino di utenza, e questa è pura malvagità. è disturbante!

tipo. big bang theory. arriva il papà di penny. il papà del nebraska, compagnone rassicurante che ti porta a vedere la partita di baseball, poi a mangiare la bistecca e ti dà le pacche sulle spalle. ok, lo inquadrano e chi è? è il serial killer cattivissimo della seconda serie di criminal minds, lo squartatore privo di sentimenti, l’incarnazione della malvagità umana, quello che ha un impatto sulla squadra talmente devastante da convincere gideon a cambiare mestiere per sempre e a passare da re di tutti i profiler ad anziano qualunque che guarda i lavori sulla freeway.

oppure il procuratore distrettuale manuel devalos di medium (e comunque non parliamo di come finisce medium se no mi viene la depressione cosmica, smetto di scrivere subito e mi chiudo in bagno a piangere). insomma, lo lasci procuratore distrettuale sposato con una madama bene dell’elite di phoenix, e lo ritrovi al seattle grace hospital in versione gay shabby chic che tiene la mano al compagno wannabe-trapiantato che sta morendo di disfunzioni epatiche. a parte l’insita crudeltà di shonda rhimes che se non ne fa schiattare un tot a puntata non è contenta, ma intanto, manuel, che t’è successo? cos’hai combinato in questi anni? non sei più procuratore distrettuale? e perchè non ti chiami più manuel?

dedicherei anche un attimo di commosso raccoglimento alla memoria imperitura di brandon e dylan, che in potenza erano tanto due bravi ragazzi ma sono entrambi finiti malissimo: uno come subdolissimo e laido serial killer decapitatore e squartafemmine, l’altro come predicatore pazzo e seduttore di minorenni nonchè istigatore al suicidio di massa per motivi religiosi.

potrei andare avanti per ore. ma mi limiterò a citare una puntata di criminal minds al limite della schizofrenia in cui compare una madre di famiglia, che altri non è che la nota lesbica dottoressa erica hahn del seattle grace, che, in gioventù, era stata rapita dal crudele serial killer buffalo bill e salvata dall’intrepida clarice starling. il capo delle indagini locali, ovvero il buon vecchio steve fidanzato storico nonchè padre del figlio di miranda hobbes, riesce alla fine a risalire (grazie all’intervento della BAU, ovviamente) ad una coppia di stronzi ruba-bambini, recuperando anche un adolescente rapito molti anni prima che altri non è che tate langdon di american horror story, reincarnatosi successivamente in kit walker in american horror story asylum, nonchè gnoccolone cosmico, lo dico a beneficio delle utenti che si trovassero per caso a passare di qui.

non ci avete capito un cazzo? non vi preoccupate, è normale. sono io che sono pazza. e soprattutto che passo metà del tempo necessario alla visione di una qualsivoglia puntata a googlare come una pazza nel tentativo di ricordarmi dove minchia ho già visto quel serial killer/paziente di urologia/fantasma/trombata occasionale.

io non sono all’altezza, ma penso che si potrebbero e forse dovrebbero istituire delle speciali olimpiadi del riconoscimento di coprotagonisti secondari delle serie tv. che se io, nella mia sublime ignoranza, sono già arrivata a tanto, figuratevi i veri esperti.

come premio, uno specialissimo cofanetto di lost con intervista agli autori in cui finalmente ti spiegano con dovizia di particolari chemminchia ci faceva l’orso polare nella giungla.

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4 pensieri su “Turbe da telefilm

  1. valibruno ha detto:

    Io non riesco più a guardare Grey’s Anatomy da quando il primo marito di Bree Vanderkamp é stato inserito come primario-trombamiko di Christina Yang. Ma ti sembra? No! Non va per niente bene!

  2. Francesca ha detto:

    Scusate e Cordelia madre di due gemelle separate alla nascita in The Lying Game… oops aspetta, quello e’ cosi’ lame che lo guardo solo io? Allora rilancio… Piper e Amanda in PLL, mi sorprendo tutte le volte che le vedo sullo schermo!

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