memory lane.

Questo marzo psicopatico di neve e sole ti ricorda i marzi psicopatici della tua adolescenza.

Non sono uscita viva dalla mia adolescenza. Sono rimasta un po’ inchiodata lì.

Tu cosa ricordi di quegli anni?

Ricordi il primo giorno di scuola e la brand new maglia a righe grigia e nera. Maniche lunghe e cotone che teneva troppo caldo in quell’assolato settembre. Levis 501 e doc martens.

Capelli castani prima sbiondati e poi tinti di verde, tagliati in casa da Alisia con la macchinetta e le strisce di pelle bianca che si intravedevano perché non si era ancora fatta la mano. Ciocche più lunghe che spiovevano sulla faccia.

E la musica, quella te la ricordi. Era dovunque e dappertutto e quei gruppi che sarebbero diventati storia ma erano solo la novità, Seattle, la parolina magica che apriva la porta ai desideri.

Ricordi interrogazioni e innamoramenti. Desiderio e paura di ammetterlo. E mille volte al giorno immaginare come avrebbe potuto essere, il presente e il futuro e il passato, li sognavi e li limavi e ti raccontavi storie fantastiche su quello che sarebbe successo stasera, quando finalmente i pezzi avrebbero trovato la loro sistemazione. Stasera era la parola magica. We’ll crucify the insincere tonight. Tutto quello che non sapeva succedere nella luce familiare del giorno, sarebbe successo stasera.

E le versioni di greco e la Paglia che ti aveva bocciata con la collaborazione di tutti, un po’ te l’eri cercata e un po’ anche no, i quattro di filosofia dati per scoraggiare ancora ti bruciavano, a te piacevano così tanto Platone ed Epicuro e Aristotele e tutte quelle domande e quelle risposte e il senso della vita che per te si riassumeva in pomeriggi liberi da bruciare nel sole dei portici di via Po. È che eri un po’ testa di minchia, per niente leccaculo, t’arroccavi sulle questioni di principio e non sapevi farti furba. Sei cambiata un casino, Incorporella, come no.

Anni pieni di scrittori da scoprire e di frasi da incollare al muro in fogli che sarebbero ingialliti sotto il sole dell’estate. Scritte che sbiadivano, ma ormai te le eri imparate a memoria e le avresti portate addosso per sempre. le avresti scritte sulle smemo, sui biglietti d’auguri, sulle braccia, sulle tovagliette di carta della pizzeria Cubana, il paradiso di birra media & scarrafoni.

È la luce che fa la magia in questo marzo a caso millenovecentonovantaics. La luce del mattino che entra dai vetri sozzi dell’aula e illumina il tuo quaderno con appunti presi in calligrafia sbilenca, fiori e stelle disegnate ai margini delle battaglie di epoca medievale.

Suona la campanella e c’è uno scatto automatico di piedi e sedie che Calla non fa nulla per reprimere, rassegnato nei suoi trenta e passa anni di insegnamento al liceo, dice con voce pacata va bene, continuiamo domani e leggete almeno il Le Goff di pagina trenta, ti chini a prendere la camel light nella tasca della tua borsa da dj che hai comprato a Oxford quest’estate, e schizzi fuori dalla porta con l’amica Sau, sorridi a Calla che paziente aspetta il suo turno per uscire dall’aula, è un bravo professore bravo bravo sì va bene, però adesso andiamo in bagno che ho voglia di fumare.

È così dorata e splendida e incosciente, vero, questa tua essenza di liceale verdolina a righe. Fra dieci anni – ancora non lo sai – incontrerai Calla pensionato e sorridente mentre va in bici verso una piazza di portici, e lo fermerai per salutarlo e gli dirai, che capre che eravamo, professore, e lui con il suo sorriso sghembo da lupo buono dirà, sono tutti così i ragazzi, e pedalerà via dopo averti augurato buona fortuna.

Ma chi se ne frega di cosa sarà tra dieci anni e se sarai ancora viva e non morirai prima, corteggiando la leggenda del rock’n’roll, fumi e ridi e scansi Valentroia ed esci dal bagno e rientri in classe e sono sempre le stesse quattro cose che fate tutti i giorni, non dico di no, ma ogni giorno sono diverse, chè ogni giorno ti innamori, o ti disinnamori, o soffri o gioisci o hai litigato o sei serena. Ogni giorno è un giro di giostra.

Ricordi il pomeriggio e zero voglia di studiare.

Oggi è un giorno fortunato, MTV prende su reteA e c’è Enrico – bellissimo, capelli lunghi, sguardo sornione- che presenta il video degli ugly kid joe. Enrico finirà tra qualche anno in una cagata televisiva colossale che si chiama via zanardi, non avrà più i capelli lunghi e tu lo disconoscerai dalla lista dei tuoi passati amori, ma per adesso è lì bellissimo a parlare inglese bene ma così bene che neanche si direbbe che è italiano come gli spaghetti. I Greci e Noi occhieggia disperato dal tavolo del salotto con la sua copertina verde rigida e i paradigmi che dovresti sapere, ma c’è anche lo squillo del telefono a disco sul tavolino dell’ingresso che porta vicina la voce di Alisia e vai che chiacchierate e cazzeggiate per ore e ore grazie alla Sip,vi siete lasciate da mezz’ora ma che c’entra? Vi dovete dire ancora un sacco di cose importantissime.

Sono solo giorni, questi, da masticare gusto vigorsol di prima mattina, bigliettini sottobanco e risate a voce alta che ti causano la prima nota sul registro dell’anno, sei in buona compagnia e comunque non ve la siete molto meritata, tua madre s’incazza e tu la odi, perché lei non capisce, non ha voglia di ridere forte, non sa quanto è stronza la Gala con i suoi tacchi a spillo e le collane barocche da parvenu, non sa più niente di niente, ha sepolto i suoi sedicianni sotto la teca di vetro del Quand’EroGiovane e li spolvera ogni tanto nelle occasioni speciali senza però più sentirne l’odore né il gusto vigorsol né l’innamorarsi all’improvviso e fregarsene del resto. Sedici anni vuol dire che i genitori hanno delle ragioni che tu disconosci, le ragioni dei genitori sono un falso storico, i genitori non capiscono, non comprendono, non servono a niente, e benedetto sia il manicheismo nei secoli dei secoli.

E poi finalmente arriva stasera.

L’appuntamento è alle dieci davanti a scuola, tra un paio d’anni imperverserà l’uso del cellulare e tu ti troverai magicamente incapace di dare un appuntamento a qualcuno e rispettarlo, tutta la tua vita sociale ruoterà attorno al ti chiamo quando ci sono e ti faccio sapere, ma è ancora epoca di appuntamenti fissi, questa, e se ti danno pacco, sono solo cazzi tuoi.

Arriva stasera e tutto può essere. Arriva stasera e tu snuffi la primavera nell’aria e l’ormone impazzisce, alla deriva, senso di onnipotenza mischiato alla più nevrotica impazienza, che la vita cominci, che il futuro sia adesso, now or never, non fa neanche tanto freddo stasera, ma quando hai sedici anni non fa mai tanto freddo, e non metti neanche mai la canottiera.

Ci vediamo alle dieci davanti a scuola. Puntuali, mi raccomando. Sì certo, credici. Dai, a dopo. Ciau.

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