Come Murphy (quello dell’omonima legge).

Stamattina trulla trulla mi reco in posta per adempiere ai miei doveri di cattiva pagatrice di bollette. Vado alla posta di Savonera, ridente paesino di quattro anime e mezza (stima per eccesso elaborata grazie alla mia innata abilità di quantificare l’espansione demografica di un comune sulla base del mio impeccabile istinto). Vado lì perchè da sempre tutti mi dicono “Ma vai alla posta di Savonera! Non c’è mai nessuno!”, e, vista la celeberrima celerità delle poste Italiane, meno gente c’è meno corro il rischio di passare i miei anni migliori aspettando il mio turno su una sedia carceraria di legno chiaro. Quindi, vado alla posta di Savonera.

C’era una fila che neanche se Madonna suonasse gratis, nuda, e facendo le cover di Claudio Baglioni. A Savonera.

Insomma, raccatto i miei stracci e vado nella solita posta super affollata, dove, essendosi sparsa la voce che m’ero fermata a Savonera, non c’era nessuno. Ho comunque aspettato un po’, perchè ovviamente subito prima di me sono passati 4 utenti bancoposta che hanno la priorità assoluta forevah, ma ci sono abituata: quando sono in coda da qualsiasi parte, si materializzano dal nulla eserciti di suore zoppe, incinte al decimo mese, novantenni ciechi e lebbrosi, insomma, una corte dei miracoli a cui, peccarità, va il diritto di passarmi davanti. Che va anche bene, ma non capisco solo perchè siffatta varia e diversabile umanità stia nascosta nel freezer dei gelati e sbuchi fuori proprio quando mi metto in attesa alla cassa. Forse sono una calamita per i casi umani, la qual cosa spiegherebbe comunque anche tante altre cose non per forza coda-related.

Insomma, faccio poca coda, brandisco i contanti quindi non ho neanche la spada di Damocle del bancomat-fuori-servizio che mi fa sentire dall’alto la sua ombra funesta: mi sento fiera di me. Sta andando tutto bene.

Invece no.

Il bollettino dell TARSU non passa della macchinetta. Si incastra, si imbizzarisce, digrigna il codice a barre con aria pericolosa, si rifiuta di essere  pagato.  Caro bollettino, non è che io ci tenga. È che poi i dirigenti Amiat per farmi un dispetto, se non ti pago, mi riempiono la cassetta della posta di raccolta dell’umido. Figurati, fosse per me io non ti pagherei mica. È che sai com’è…poi la gente mormora.

Forse è un segno divino. Iddio mi sta dicendo, fai resistenza civile, non pagare le tasse! Ribellati! Vai nel mio nome, e dai fuoco a Equitalia! Iddio, mi piacerebbe, ma cerca di capire, il tuo segnale è debole. Nella mia vita, tu non è che proprio prendi bene, sei come la Tre, prometti mari e monti e poi c’hai sempre mezza tacca. Per dire, eh, che poi quando l’Amiat mi fa trovare una testa di cavallo sul copriletto al posto dell’Orsetto del Cuore io cosa faccio, li mando da te? Gli fornisco l’IBAN del Vaticano?

Il fatto è che noi non ci possiamo tanto fidare dei segni del destino, perchè la nostra vita è più che altro piccole rotture di cazzo continue. Come mi faceva giustamente notare la mia amica Oohissa, facciamo l’esempio di quando si va a fare la spesa al supermercato. il supermercato quello grosso, quello che quando ci vai è perchè in casa non hai più neanche la cartadaculo e lavi i piatti con un vecchio avanzo di Vetril. Il supermercato quello che ha un parcheggio di seimila ettari, vuoto. Deserto. Che fa l’eco. Tu esci con le tue buste pesantissime, la confezione da ventiquattro rotoli di cartadaculo ficcata a forza sotto l’ascella, le chiavi della macchina strette tra gli incisivi, il sedano che ti perfora la tibia, la cassa di Peroni in offerta che ti spezza le falangi una per una come neanche la mafia russa per farti confessare, e un rosario di porcoqui porcolì che ti fa da colonna sonora nella scatola cranica. Arrivi alla tua macchina e vuoi solo scatafasciare le cazzo di borse per terra, respirare un secondo, aprire il baule e incastrare il tutto al suo interno in modo che le uova possibilmente non si rompano. È un lavoro di fino, un po’ paragonabile a quando costruisci un veliero in bottiglia. Apri il baule e anche le portiere, chè da che mondo e mondo la cartadaculo la metti sul sedile posteriore insieme ad un tot di roba che nel baule comunque non ci starà mai (soprattutto perchè nel baule tu, Incorporella, hai già un’intera gamma di accessori per la primavera duemilaesempre, cd, scarpe di ricambio, una felpa, qualche Tena Lady, scatoloni, vestiti usati che raccogli con amore nell’attesa di ricordati di fermarti nelle prossimità di un cassonetto Amnesty, varie ed eventuali).

Insomma, sei lì con la macchina aperta, la spesa tuttintorno, un porcamerda luminoso sopra la testa, nel parcheggio deserto, ed è lì che succede.

Quello della macchina di fianco a te vuole uscire.

Quello della macchina di fianco a te vuole entrare.

Quello che stava tranquillamente andando a casa dopo l’ufficio e ha improvvisamente sentito una voglia spasmodica di Kinder fetta al latte e ha deciso di mettere la freccia e svoltare in direzione Ipercoop, e arriva garrulamente al fondo della corsia del parcheggio (deserto, ci tengo a sottolinearlo casomai qualcuno avesse dimenticato il piccolo dettaglio) e decide di parcheggiare il suo SUV a sedici ruote motrici modello P. Diddy Cafonal proprio (ma tu guarda) di fianco a te e in retromarcia, così poi è più comodo per uscire.

Di norma, raccogli tutte le tue buste, sposti la carta da culo, aspetti che il nonno col basco abbia parcheggiato/sia uscito e ricominci a fare tutto con il solito rosario satanista che ti gira nella testa e scandisci a mezza voce.

Ma un’ottima alternativa, secondo me, sarebbe tirare le uova al rompicoglioni, improvvisare una danza indiana in stile Bollywood srotolando tutta la carta igienica, mangiare i dolci che avresti comperato per quando vengono ospiti, e andarsene cantando “It’s raining men”. Battendotene il culo se non sei Geri Halliwell, quanto una a caso delle Weather Girls.

Annunci

4 pensieri su “Come Murphy (quello dell’omonima legge).

  1. oohissa ha detto:

    tutto giusto, socia!
    tranne il vecchio sito di isabo’ che altervista non vuole cancellare, neanche a suppliche. errore mio, per carità, perché non ho mai segnato la password da nessuna parte, perciò resterà lì, sulle croste del web for evah. hai già scritto un post sulle femmine che non ricordano le password?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...