Attenzione: Orso in azione.

E così l’Orso se ne va in Michigan a trovare la happy family di expatsauri.

Io resto a casa: sai mai che qualcuno cerchi, complice il nostro allontanamento, di intrufolarsi nottetempo e depredarci della nuovissima action figure di Arale. Devo badare al castello, io: sono un po’ l’equivalente biondo e bipede del coccodrillo nel fossato.

Bando ai magoni, dunque, che qua si prospetta una delle attività più divertenti di sempre: coadiuvare l’Orso a preparare la valigia. L’Orso è, nel preparare i bagagli come in qualsiasi altro campo di gestioni pratiche di faccende simildomestiche, un mix tra un neonato senza mani e un romantico d’altri tempi, con quella spruzzatina di genio demenziale artistico che non manca mai di rendere la vita più interessante.

Innanzitutto, prima ancora di iniziare a contare le mutande, l’Orso naviga l’internèt alla ricerca del gadget  tecnologico che ancora gli manca ma che si rivelerà fondamentale per affrontare il viaggio. Esempio: prima di partire per Brighton (estate 2009), fu necessario acquistare un pratico kit di 54 adattatori per prese elettriche, peso complessivo sette chili, venduto in un elegante cofanetto bleu delle dimensioni di un bagaglio a mano ryanair, comprendente, tra le varie ed eventuali, la presa elettrica ruandese, quella coreana e quella della repubblica di San Marino. Purtroppo, non quella americana, che saggiamente acquistammo l’anno scorso all’aeroporto di Madrid (si sa che nei negozi degli aeroporti si fanno gli affari migliori per rapporto qualità/prezzo) per la modica cifra di 24 €.

Prima di partire per New York, la scorsa primavera, avevamo un’ansia da prestazione tecnica che non vi dico. Che lì bisognava essere ipertecnologici, all’avanguardia, ovvio, ma con stile, mica figli del marsupio da reietti del politecnico. L’oggetto clou per sopravvivere nella giungla newyorchese fu quindi identificato in un cazzillo (scusate i termini tecnici) delle dimensioni di un wafer che, preventivamente messo in carica e poi attaccato all’iphone, avrebbe raddoppiato la carica del telefono, consentendoti così di usarlo senza l’avarizia tipica di chi sa quanto dura una batteria apple (dieci minuti compresa la cena, n.d.r.). Non crediate che fossimo così pazzi e obsoleti da voler usare il cellulare per telefonare, ovviamente, ma era necessario che fosse sempre carico per fare le foto da instagrammare, per loggarci su foursquare e vincere i badge, per scaricare le piantine della metro, per scrivere status derisori su facebook e per dare da mangiare ai porcellini su farmville, che mica devono soffrire loro solo perchè noi non siamo a casa.* Beh, comunque, indispensabile. Mai più usato dal 22 marzo 2012, giace con occhi tristi sulla mensolina dei gadget dimenticati.

Rischio di andare fuori tema, ma non posso non ricordare  anche quel viaggio a Berlino in compagnia del pratico zainetto da fotoreporter, tutto superaccessoriato con all’interno vari trespoli e obiettivi che neanche Helmut Newton, che ci rese pronti a passare alla storia come “coloro che fotografarono il currywurst come nessuno mai prima di allora”. Fu un vero peccato peccatone aver lasciato a casa la batteria della macchina fotografica. Però mi pare di ricordare che gli obiettivi e i treppiedi si divertirono molto a visitare Berlino, questo sì. Fotografammo il currywurst con la mia Canon compatta rosa e non passammo alla storia. La vita è fatta di treni persi e batterie dimenticate.

Tornando a bomba, non so quale gadget micidiale si procurerà l’Orso per affrontare la traversata Torino-Detroit. Ma posso ragionevolmente presumere che, per stare via una settimana, si poterà venti t-shirt, una decina di camicie con le maniche lunghe, un’altra decina di camicie con le maniche corte, sette/otto paia di jeans, felpe a profusione, quattro giubbotti per ogni evenienza climatica dal Sahara alla Groenlandia, sei paia di scarpe (sottolineando che “non ne porto tante , magari là trovo qualcosa da comprare”), l’abito da cerimonia, il costume da bagno, la tuta, i pantaloncini, la canottiera dei Lakers che non si sa mai, le pinne il fucile gli occhiali, uno skateboard, l’ipad, l’ipod, un paio di libri fotografici per non annoiarsi in aereo, il regola-basette, le forbici spuntapelo, una confezione da 100 di cotton fioc, il kit per il cucito, le casse portatili a cui attaccare l’ipod, un set di mini-cacciaviti e un uniposca.

Io dovrò integrare con: calze, mutande, pigiama, ciabatte, spazzolino&dentifricio, le piccole cose inutili di ogni viaggio, insomma. In più, stavolta, occulterò tupperware di parmigiana di melanzane, mozzarelle di bufala camuffate da aspirine, ovetti kinder per il sauro, salama da sugo nella bottiglia dello shampoo, tomini al verde compattati tra i calzini, agendine e libri con le pagine di prosciutto crudo e la rilegatura di spaghetti barilla. Roba che a confronto i narcotrafficanti sono dei dilettanti sprovveduti. Nulla batte l’ingegnosità dell’italiana che deve esportare prodotti tipici. E io, modestamente, quando si tratta di cibo sono imbattibile.

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*Disclaimer (che so che l’Orso ci tiene): quella che giocava a Farmville, sono io. No l’Orso. Lui è quello serio della coppia, quello che deve vincere i badge su Foursquare.

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2 pensieri su “Attenzione: Orso in azione.

  1. Aleale ha detto:

    E comunque se poi mi chiamaste anche invece che fare le porno chat su skype, ve lo dicevo che é arrivata la primavera e la camicia felpata non serve.

    • incorporella ha detto:

      Stasera AKA tuo pisolo pomeridiano, prepara la cammmicia da notte di pizzo! Che qua c’abbiamo un’intensa vita sociale. Comunque lo sai che la camicia felpata verrà lo stesso portata perchè “non si sa mai, la sera fa freschetto”, vero?

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