Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Che poi questa fissa per dei capelli improponibili non è che mi è nata così dall’altro ieri perchè non sapevo cosa fare. Non che io sia una donna con una vita particolarmente esilarante, ci tengo a sottolinearlo, che poi magari pensate di stare leggendo il blog di una qualche gran figa, e invece no, meglio deludervi subito e indirizzarvi verso altri lidi.

Dicevo, i capelli. Io da piccola ho sempre avuto i capelli cortissimi. La qual cosa non mi ha causato fortissimi traumi, nonostante a volte mi scambiassero per un maschio, almeno fino alla prima elementare. Alla prima elementare ho stretto amicizia con Silvana e Petunia, che avevano i capelli lunghi e i buchi alle orecchie. Lì, l’ingiustizia del taglio prussiano di casa Incorporella mi si è palesata in tutta la sua maestosità. Perchè loro sì e io no? Perchè a loro gli orecchini e le trecce e a me il capello comodo e la tuta di Isidoro?

“Perchè gli orecchini sono da truzza e i capelli lunghi fanno disordine”, mater Scopella dixit.

Semplice, coinciso, lineare.

Nella solitudine della mia stanzetta, prendevo un vecchio scialle un po’ retato, me lo mettevo in testa e giocavo a fare Raperonzolo. Avevo i capelli corti, ma, per contrappasso, mi dopavo di Barbie Tropical con le bionde chiome lunghe fino ai piedi.

“Andiamo dalla Daniela a fare un bel caschetto”, annunciava garrula mamma Scopella, e io la guardavo con l’occhio sbarrato della Carfagna in autostrada.

“No, il caschetto no! Io voglio i capelli lunghi!”.

“Il caschetto è bello, come quello di Yu, la tua preferita”.

“La mia preferita è CREAMY, e ha i boccoli viola!”.

Insomma, niente da fare. Andavamo dalla Daniela, petnoira di via Montebello, e venivo rapata con tutti i crismi.

L’unica volta che riuscii a convincere mammà a farmi crescere i capelli in terza elementare, fu anche la volta che dopo un mese tornai a casa coi pidocchi. Dopo aver bollito anche i divani del tinello, tornammo dalla Daniela e ne uscii con un pratico taglio à la paggio (fernando).

L’ingresso alla scuola media sancì la rivolta di Spartaco: capelli lunghi e basta. Che già ero più piccola di tutti di un anno e mi perculavano perchè giocavo ancora con le barbie, almeno un po’ di conforto pilifero.

E fu così che arrivai alla quarta ginnasio dotata di una splendida chioma leonina, fantastica novantata con tanto di ciuffo laccato, un metro per un metro di beltà fonata e pimpata con litri di Splend’or. Una cascata di boccoli castani misto dreadlocks (spazzolarsi tutte le sere, perchè?), lunga fino al mio considerevole sedere, tutta da scuotere nelle selvagge corse a dorso di mustang sulle spiagge bianche di Rosignano Solvay.

Nel mentre mi ero fatta anche i buchi alle orecchie, amavo portare delicatissimi orecchini a cerchio di varie fogge acquistati al Tutto A Mille Lire di Viale Ceccarini quell’estate ed ero di una truzzaggine che avrebbe fatto piangere Costantino Vitagliano e Daniele Interrante in una botta sola.

In tutto questo, avevo delle punte metal/hard rock, che si riassumevano in gadget serpentati, pistolati, jackdanielsati, anfibi e camperos coi 501 rossi, una favola. Ma non voglio scoperchiare il vaso di pandora del mio abbigliamento nell’estate della terza media, una crasi schizofrenica tra la Disney e i Guns n’ Roses. Fermiamoci ai capelli.

I capelli per cui avevo tanto lottato, beh, da un giorno all’altro me li sono tagliati. E via. Dal capello lungo fino al culo alla nuca scoperta, in un unico glorioso pomeriggio. Poi da lì ho iniziato a tingermeli di qualsiasi colore. Rosa, verde, blu, e soprattutto biondo. Dopo 18 anni di vita, io ho capito che ero bionda. E non mi sono mai più girata indietro, tolta qualche occasionale incursione nel rosa, o nel bicolor, o nell’azzurrino anzianotti, insomma, niente di che. Alla fine torno sempre a casa platino.

Per la cronaca, negli anni, ho cercato di farmeli ricrescere, a volte. In un paio di occasioni ci sono anche riuscita.

Il risultato? Barbie Durazzo. E mi fermo qui. Perchè, credetemi, neanche voi avete nessuna voglia di ricordare.

Creamy9

 

Io così li volevo i capelli!!!!

 

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12 pensieri su “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

  1. ero Lucy ha detto:

    Barbie durazzo :DDD ma quel poco che ho visto dei tuoi capelli su fb, mi piaci assai.
    Io al contrario. Ho portato capelli lunghi fino a undici anni quando, piu’ o meno di nascosto dai miei, sono tornata a casa dal parrucchiere con un caschetto corto. Rimasti corti per tutta la adolescenza, poi a vicende alterne fino poco prima il matrimonio 1.0 quando decisi di tagliarli corti corti, e pensavo Mai piu’ nuca coperta.
    Anfatti, ora li ho sotto le scapole.

    • incorporella ha detto:

      Per il capello lungo, soprattutto se tinto come il mio, ci vanno una pazienza e una dedizione che mi mancano. La cosa bella di quando li hai lunghi è che li puoi legare se sono sporchi (Barbie Olive Oil) e giocarci un sacco con le pettinature (Barbie Moira Orfei)!

  2. Gaia ha detto:

    “Gli orecchini sono da truzza!” ehehe… sapessi quanto ho dovuto lottare con mia madre per ottenere gli agognati buchi alle orecchie. Fatti finalmente a 16 anni, giorno memorabile di affermazione della mia personalità (almeno cosi mi pareva all’epoca).
    Poi qualche anno dopo anche mia mamma, che aveva sempre avuto un’avversione viscerale per i lobi forati, ha deciso di punto in bianco di far bucare anche le sue orecchie.
    Alla fine l’ha dovuto ammettere anche lei: non sempre le mamme hanno ragione!

    Anche tu torinese come me?
    Ciao!

    • incorporella ha detto:

      Anche io torinese! si vede che le mamme sabaude hanno una linea di pensiero dura e pura che si tramandano da generazioni. E comunque anche mia mamma, dopo anni di ostracismo, ad un bel punto s’è forata le orecchie e adesso è drogata di orecchini di ogni tipo!!

      • Laura ha detto:

        Ciao! Anch’io torinese (e amica di Gaia che mi ha segnalato questo blog) con mamma sabauda tutt’ora dura e pura: mi sono emancipata forando i lobi solo dopo la maturità, a 19 anni.
        Da anni sto cercando di convincere mia madre a farsi bucare le orecchie ma lei niente, testa dura continua a mettersi gli orecchini a clips. Secondo me è rimasta l’ultima ad usarli ancora.
        I lobi bucati saranno pure “da truzza” ma le clips fanno un male cane. E di solito sono veramente urendi !

        Bello questo post, scrivi proprio bene, mi hai fatto divertire 🙂

      • incorporella ha detto:

        Gli orecchini con le clips sono un enorme vade retro! tra l’altro retaggio tra i peggiori degli anni 80…e di conseguenza davvero urendi, con grappolami di pietre preziose improponibili!

  3. gynekiller ha detto:

    primo: mater scopella non fa prezzi modici a incorporelle ingrate; secondo: a quando le recriminazioni di zio nello della paterna family sul vestito della prima comunione?
    Je t’adore, incorporella.

  4. gaiagertrude ha detto:

    I capelli, che nota dolente. Almeno te per averli lisci come le tue amiche, non ti devi far spalmare ogni 8 settimane una crema che per fare effetto deve “pizziacarti” il cuoio capelluto. Se la tiri via troppo presto puoi scordarti l’effetto “lisci come seta”, ma se non stai attenta, il minuto dopo, i capelli vengono via (per fortuna mai successo, ma è un incubo ricorrente).

    • incorporella ha detto:

      Eh, io ho i capelli mossi. mossi, così, che già la parola fa girare le palle: cosa vuol dire mossi? vuol dire che staranno sempre a cazzo di cane. però ti sono vicina nel dramma del riccio indomabile!

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