Le cinque pubblicità più ingannevoli degli anni 80

Io sono stata una bambina fortunella, figlia unica, viziata e molto amata.

Posso quindi vantarmi di aver posseduto un buon 70% dei giochi (soprattutto quelli da femmina, trasudanti cuori e brillantini) strategicamente posizionati all’interno delle pagine di Topolino, e pubblicizzati nelle pause tra un cartone di BimBumBam e l’altro. Fantasmagorico da GIG: ancora adesso sento queste parole e ho un brivido di desiderio. Il logo Mattel non smette di esercitare su di me il fascino che probabilmente su una 33enne normale è esercitato dalle due C incrociate della Maison.

A differenza di adesso, che sono povera in canna e non potrei suscitare invidia neanche all’interno di un campo nomadi, da bambina ero quella piccola stronza cicciobomba che, qualsiasi fosse il regalo che volevi chiedere a Babbo Natale, lei già ce l’aveva. In fondo, il mio stato attuale di miseria e indigenza corrisponde a una ben precisa legge del contrappasso (ma aspettare la prossima vita come in tutti i karma che si rispettino no, eh, porca zozza?).

Oggi, sono qui per denunziare, novella Erin Brokovich, la vera verità rispetto ad alcuni dei giochi che forse voi non avete avuto ma io sì, e per dimostrare come probabilmente nei favolosi anni 80 non esistessero controlli in materia di veridicità del messaggio pubblicitario.

Ecco quindi, recensiti per voi, i cinque giochi peggio funzionanti della storia della mia infanzia.

1.La Maglieria Magica di Barbie.

mmbarbie

Ora, se c’è qualcuna di voi che è mai riuscita a creare un vestitino per la sua Barbie del cuore con questo aggeggio infernale, parli ora o taccia per sempre. Io l’unica cosa che sono riuscita mai a fare, decifrando le istruzioni in lituano e sudando come neanche Michelangelo supino sui trabattelli nella Cappella Sistina, è stata tubi di lana. Lunghi tubi, con molti buchi qui e là, che cercavo spesso di riutilizzare come “maniche”, peccato che uno fosse all’altezza del coccige e l’altro dello sterno: finiva che più che vestiti di Barbie assomigliavano a quei completi sadomaso che ti coprono la faccia tipo passamontagna, ma in compenso sono completamente aperti sulle bocce, anche se mi auguro che l’effetto-sexy shop non fosse contemplato nelle intenzioni originarie di chi ha progettato la Maglieria. Fossi stata dotata di spirito imprenditoriale probabilmente avrei dato inizio ad una catena di montaggio di paraspifferi chilometrici e oggi sarei ricca, ma di fatto l’unica cosa che volessi fare era un delicato maglioncino color aragosta per la mia Barbie Luce Di Stelle. Invece.

2.Il Crystal Ball

CB

In teoria il Crystal Ball era la bolla che non scoppiava mai. In realtà era napalm in forma elastica, che noi figli di Chernobyl inalavamo con grande goduria, e poi, quando cercavamo di staccarlo dalla pipetta di gonfiaggio, si spaccava. O si appiccicava alle dita, lasciando un buco da cui fuoriusciva tutta l’aria. Di sicuro non volava, non rimbalzava, non assumeva neanche una forma propriamente definibile sferica: più tipo fagiolo, ecco. In effetti, la palla di Crystal Ball non scoppiava: si afflosciava, sveniva, si arrendeva alle leggi della fisica, assomigliando sinistramente ad una placenta multicolor. Questo quando il Crystal Ball era fresco, appena arrivato nelle nostre mani: quando invece era già un po’ secco diventava tipo mastice atomico, e hai voglia a soffiare nella cannuccia come neanche i soffiatori di vetro di Murano. Rimaneva lì, un bolo di pietra, un cippo funerario, eterno memore della tua sconfitta.

3.Baby Sirenetta

babysirenetta

Sorella sfigata della più famosa Baby Skates, in teoria avrebbe nuotato nella tua vasca da bagno.  Io ci contavo: molto sportiva fin dalla più tenera età, avevo infatti sposato a braccia aperte l’idea di una bambola progettata per fare quello che in teoria avrei dovuto fare io. In effetti si può dire tutto ma non che la mia Baby Sirenetta non mi assomigliasse: appena la mettevi in acqua, andava a fondo, agitando debolmente i piedi con un sinistro rumore di ingranaggi di plastica che scattavano a vuoto. Poi restava lì, a giacere inerte tra i pesciolini antiscivolo, con gli occhioni blu spalancati in un moto di supplica. Hai voglia a darle la carica. Mi ricordo anche che, non so come, la mia Baby Sirenetta era rimasta orfana di una gamba, forse in un disperato tentativo di papà Nello di donarle la mobilità che tanto le mancava con un intervento di chirurgia sperimentale sul tavolo di cucina. Non importa. L’amavo lo stesso, la mia piccola amica menomata.

4. L’Inventatimbro di Poochie

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Essendo (avevate dubbi?) una amante seriale della nostra amiche Poochie e del suo fidato compare Pallottola – leggevo anche il giornalino, mica cazzi, scusate –  e possedendo già la serie completa dei suoi timbrini motivazionali (Sorridi! Su con la vita! Oplà! Sei un campione! Non prendertela! Roba che neanche Roberto Re e il dottor Morelli messi insieme ),  mai mi sarei potuta privare di questa chicca. Già mi immaginavo che cose splendide avrei potuto scrivere, le arguzie tipiche di una sfitinzia di sette anni degli anni 80, quei capolavori di poesia ermetica quali “troppo togo!” e “ganzissimo” o anche “supergulp” (il mio role model, dopo Poochie, era probabilmente Paperino). E adesso ditemi, in tutta onestà, se voi davvero credete che io sia mai riuscita a scrivere qualcosa con L’Inventatimbro di Poochie. Al di là del fatto che il rapporto consonanti/vocali contenuto nella confezione faceva riferimento al vocabolario finlandese, le letterine erano molto piccole, di una plastica sgusciante ed insidiosa, e le pinzette che in teoria avrebbero dovuto agevolarti nell’impresa in realtà ti donavano la scioltezza manuale che avrei riconosciuto anni dopo nel personaggio di Edward Mani di Forbice. La sola morale ricavabile da questa triste storia è che vorrei avere oggi l’Inventatimbro di Poochie per cimentarmi con la sua difficoltà a cinque stellette e riscoprirmi in grado di scrivere almeno un “sei mitico!” da mandare all’Orso per San Valentino.

5.Luciotto il Sonnacchiotto

luciotto

Devo spezzare una lancia a favore di Luciotto: Luciotto era un pacco, ma era bellissimo. Tra l’altro sono certa di ricordare che l’ho sempre chiamato Lucciolo: non so se perchè avevo la versione hard-core del pupazzo, o se per caso quell’anno i miei per risparmiare mi avevano comprato il cugino sfigato, quello che stava sullo stesso scaffale di Tanya, la bambola poveretta. Più probabile invece che fossi rincoglionita già da piccola come adesso e sbagliassi il nome del mio amichetto con lo stesso spirito che mi ha portata a cantare “avevo già la luna e UN RAMO  (anzichè Urano) nel leone”* fino all’altroieri.

Insomma. Luciotto in teoria si accendeva appena lo stringevi, illuminando il buio della tua cameretta e consentendoti di dormire sonno tranquilli, chè lui luminosamente vegliava su di te. In realtà, per far stare acceso Luciotto, dovevi stringerlo in una presa ferrea in stile wrestling attorno al collo, e non mollare mai la morsa letale. Forse allora avresti avuto un tiepido bagliore. Provateci voi a  dormire attanagliate dai crampi alle braccia, facendo pressione sui sensori baracca dell’epoca: a quel punto, meglio il buio. E comunque, cari capoccia della GIG, vabbè che eravamo negli anni 80 e la tecnologia era ancora un po’ indietro,  ma un cazzo di interruttore no?

*Cuccurucucù, F.Battiato, per chi se lo stesse chiedendo.

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24 pensieri su “Le cinque pubblicità più ingannevoli degli anni 80

  1. mamma scopella ha detto:

    sono assolutamente certa che tu intendessi “murano”, perché noi, vere esperte di geografia ( tu ed io), sappiamo che “merano” è un imprecisato luogo dove fanno una lotteria, quella di merano, appunto.

  2. Ciccola ha detto:

    La maglieria magica era un perfetto antistress. Completamente inutile per i vestitini però. Mi ricordo che c’era anche un libretto per farti vedere qualche esempio di modello…
    Luciotto…non pervenuto (ma io ero una bambina povera ^_^)

      • superqueen ha detto:

        La Maglieria Magica era un pacco. Poco tempo fa (cioè da quando mia madre l’ha amorevolmente passata a B) ho tentato di realizzare il mantello rosso ma ciao.

      • incorporella ha detto:

        Allora se non ci si riesce neanche da adulte è innegabilmente un pacco.
        Comunque mitica tua mamma che l’ha conservata! la mia chissà dov’è finita…probabilmente scagliata dal balcone in un impeto di furia assassina.

  3. valibruno ha detto:

    Che ridere! Comunque Viola canta :’dov’è la VICTORIA…’ , con la C ben pronunciata, quando canta l’inno che tanto conosce solo novelle posh spice e pensa si riferisca a loro.

  4. Serena ha detto:

    Hai mai provato a fare i pop-corn con Dolce pop-corn (che io tv ne faceva uscire una montagna)? Considerando che il calore era prodotto da una lampadina, dovevi aspettare 20 minuti per averne una manciata, roba che con una normale padella, nello stesso tempo avresti rifornito una multisala!

  5. verbasequentur ha detto:

    vogliamo parlare de “il dolce forno”… manco per SCALDARE una crostatina…
    Ma quello che ricordo come il peggior incubo è stata la Baby Mia, regalata a mia sorella quando io ero già adolescente. Quella bambola del demonio non dormiva mai! Mi risuona ancora nelle orecchie il suo “MAMMAAAAA HO SONNO” “MAMMAAAA HO FAME” e l’orribile “CUCU'” seguito da una risatina chioccia.
    Che odio. E in più quella rompiballe costava quanto una panda!!

  6. Federica ha detto:

    Son stata figlia unica per 12 anni e in quanto figlia di divorziati ho avuto anche io la mia parte di vizio-surrogato…
    La maglieria era na merda tanto quanto il dolce forno che non avevo ma che ho visto in “funzione”. Zero rimpianti
    Con le crystal ball mi ci son fatta delle scorpacciate, fin da piccola una propensione per droghe alternative, credo. Non me la sento di criticarlo
    Io avevo la bambola che (non)pattina. Un pacco assoluto, non mi dilungo, una vergogna che se col forno ci si poteva scottare qui la scusa qual’è??
    Poi vabbe quel cane rognoso io lo avevo già sul culo a 5 anni, mai voluto nulla di poochie, saltavo anche le pagine sul corriere dei piccoli, meglio la pimpa, e ho detto tutto
    Quella roba che si illumina non l’avevo ma mia figlia ha il glow worm che mi pare uguale uguale, 30 anni più giovane
    Poi faccio outing. Ho amato le bambole my baby love o my child per gli anglofoni. La mia era rossa con gli occhi verdi come quasi tutte le donne nella mia famiglia. A natale (2012) ne ho comprata una vintage che ora sta nell’armadio per pudore ed ha pure un my child pet (puppy) a tenerle compagnia recentemente arrivato…
    Non si esce vivi dagli anni 80 (cit)

  7. Sfolli ha detto:

    Ha! Ma con la maglieria magica potevi fare delle sciarpe tubolari da avvitare mille volte intorno al collo e seminare il terrore attorno a te: altro che sciabole e scimitarre, con la sciarpa maglieria magica potevi abbattere chiunque nel giro di due miglia!

    • incorporella ha detto:

      Fa molto ridere, in effetti, se non denotasse una pirlaggine sovrannaturale. Più che altro il fatto che per anni non mi sia chiesta che cazzo ci faceva un ramo nel leone.

  8. Rebecca ha detto:

    Ho riso di cuore, ma davvero.
    Fo in tempo ad aggiungere un my mini pony e quelle bambole – varie – che si supponeva dovessero fare la pipi’ ma poi si finiva a tenerle pannolate per mesi che ne facevano una goccia al giorno?

  9. Elena Galli WorldWideMom ha detto:

    sappi che il col crystal ball ci gioco ancora oggi….
    l’unica cosa che ho posseduto forse per 5 giorni perchè poi lo scaraventato dal balcone, era la maglieria magica. Tubi “sciarpe” per tutti. ‘na schifezza…

  10. seavessi ha detto:

    io ADORAVO il crystal ball. Ma proprio ne compravo a chili, e tuttora, quando ne trovo dei tubetti superstiti in fondo agli scaffali di certe tabaccherie polverose, li compro e cerco di rifilarli alla bimbagrande, che li schifa sommamente.
    Mi piacerebbe regalarne uno a qualche fanatico del bio, per vedere chi implode prima.

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