Due cuori e uno Stolmen

Un po’ di tempo fa sono andata all’Ikea. Sola, in pausa pranzo.

A me piace andare all’Ikea quando non c’è nessuno e quando non devo comperare niente di  importante. Quando Mamma e Papà Orso ci hanno accompagnati a scegliere la cucina, essendo che gentilmente ce l’hanno sponsorizzata, ho cercato di dare il meglio di me ed essere matura e responsabile e pratica e con in testa tutti i chiari obiettivi di una persona che spesso e volentieri cucina lauti pasti a base di affettati e formaggi e insalata in busta per la sua dolce metà. Casalinga degli anni 50, chi sei in confronto a me?

Scommessa persa in partenza. Mi sono trasformata in una bestia sbavante al terzo modello di rubinetto. Ho sentito esplodermi le sinapsi come popcorn nel microonde. Non sapevo più neanche come mi chiamavo, figurarsi scegliere lo sportello del forno. Per fortuna l’Orso family mi ama anche quando sembra che mi manchi qualche cromosoma. Ho ripreso i sensi e il bene dell’intelletto solo tra le marionette a dita del reparto baby.

La verità che cerchiamo di negare anche a noi stessi è che all’Ikea non si va veramente per i mobili. Si va per le polpettine, per le candele, per lo stendibiancheria a forma di polipo, per l’hotdog a un euro, per sedersi su tutte le poltrone e fare finta di essere una svedese di nome Hildegarde che vive in un paese civile e ha come hobby i tatuaggi old school e la pesca al salmone.

E infatti mi sono recata all’Ikea armata di un nobile pretesto, ovvero farmi fare il progetto per la cabina armadio Stolmen. Che detto così è pomposissimo e qualche sprovveduto lettore che non mi conosce potrà pensare, anvedi questa, la cabina armadio, e che sarà mai, una bella figheira a metà tra Carrie Bradshaw e Maria Antonietta. In realtà dobbiamo mettere due pali in uno sgabuzzino e appenderci qualche imperdibile della collezione di Tezenis dell’anno scorso.

Il progetto era talmente complesso e arzigogolato che, complice la desertificazione del luogo all’ora di pranzo di un giorno infrasettimanale, il buon omino con la polo gialla l’ha compilato in tre minuti, stampato in due secondi e ciau ciau ciciu. Il torbido mondo delle Cazzate Ikea si è dipanato davanti a me in tutta la sua lussuriosa avvenenza.

Avrei avuto bisogno di lampadine, ma non le ho comperate, perchè non sapevo se ci voleva il pirulino cicciottello o quello magretto ( e voi, cari produttori di mestizie elettriche, anzichè inorridire per la mia terminologia, fate che stabilire un pirulo standard per tutte le lampade, sicchè io possa tornare a perdermi tra il pout-pourri e le tovagliette a cuoricini. Grazie).

In compenso ho comperato

alcuni bicchieri coi fenicotteri,

tovaglioli con i fenicotteri (no, ma non i piacciono i fenicotteri, forse l’avevate già capito)

portavasi discutibili con misure stabilite ad occhio ( starà il basilico qui dentro? Ma cerrrto che ci starà! Infatti ho messo il basilico nel portavaso dell’orchidea, l’orchidea in quello dell’altra pianta di cui non so il nome tecnico ma che ho battezzato Carmilla, e Carmilla è stata sfrattata dal portavaso finchè la socia Alisia, mossa a compassione, me ne ha regalato uno della misura giusta)

patatine fritte

contenitori vari

un tavolino extra che non si sa mai che scoppia la Terza Guerra Mondiale e abbiamo bisogno di molti tavolini di truciolato da bruciare per scaldarci nelle lunghe sere d’inverno.

L’Orso era felicissimo.

E vorrei che fosse messo agli atti che non ho neanche comprato il tagliamela supersucchia (che se devo essere sincera non è che neanche mi piacciano tanto le mele, anche se forse tagliate con quel tagliamela avrebbero acquisito quel gusto un po’ così di quella mela un po’ così che abbiamo noi che siamo stati all’Ikea). E  neanche il vassoio col fenicottero. Insomma, non si dica che non so fare economia. Del resto, cosa credete, la confezione da seimila cannucce che ho comprato un anno fa – che non vorrei mica mettere su casa senza una confezione gigante di cannucce – è stata ormai pienamente ammortizzata dalle sette/otto coca cola con cannuccia che ci siamo bevuti negli ultimi 365 giorni.

In tutto ciò, vorrei che una cosa fosse chiara: ringraziate solo che io non ho un giardino da decorare con nani rococò e luminarie barocche. Ringraziate solo che sul mio balcone le sedie in finto ferro battuto rosa shocking non ci stanno. Ringraziate solo che la renna di lucine in scala 1:1 costava troppo per le mie tasche. State ringraziando?

Ringraziate.

flamingo

 

In questa foto potete ammirare un raro esemplare di Flamingo del Michigan ospite della generosa pianta Carmilla, sopravvissuta a ben due anni di venefiche cure della sottoscritta, il che la rende un highlander.

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12 pensieri su “Due cuori e uno Stolmen

  1. Gianna ha detto:

    La Carmilla sembrerebbe uno Spatifillo sofferente, ma il Flamingo (sic) è splendido spendente. Hasta ikea siempre.

  2. ero Lucy ha detto:

    Il punto e’ che la coca con la cannuccia non si puo’ bere. Le bolle di anidride carbonica sono piu’ grosse del diametro della cannuccia.
    Avresti ammortizzato la spesa se avessi usato le suddette per lo scopo per cui sono state inventate: ne prendi una tenendola con le due mani tra pollice ed indice ad entrambe le estremita’, arrotoli un poco sulle dita, Orso piazza una schicchera nel mezzo e la fa scoppiare fragorosamente.

  3. Federica ha detto:

    Io a breve prenderò ferie per andare da aikia, senza prole posso indugiare infinitamente più a lungo sulle mie cazzabubbole senza dover riempire il sacco giallo di pupazzetti orendi…

    Il flamingo lo invidio assai e ne ho una serie in osservazione su ebay quindi tempo poco e smetterò di invidiare (inizierò tuttavia a litigare col marito…)

  4. Sam Provenzale ha detto:

    Nel caso ti finissero le cannuccie da gioco (come suggerito dalla premurosa Lucy), qui ne ho un altro pacco multicolore di mezza misura e un altro di quelle a righe, ma raffinatamente pieghevoli (tsè, che vi credevate? Mica cavoli, eh!)

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