Cronache di una chiusura – 1

Arrancare in ordine sparso tra: scatoloni, scatolini, scatoletti. Libri da rendere e libri (ancora) da vendere. Combattere con il mio naturale stato d’animo che è “no dai questo pacchetto vuoto di Tic Tac del 2007 può ancora servirmi, e poi guarda che figo, è scritto in arabo, me l’aveva portato il mio amico Zimmon spacciatore di Tic Tac esotiche”. L’altra parte di me invece desidererebbe cospargere tutto di benzina, lanciare un fiammifero e chiudersi delicatamente la porta alle spalle.

Trovare una via di mezzo, questa sconosciuta.

Tra i migliori commentatori della sporca faccenda ci sono quelli che, davanti a scaffali vuoti, cartello esplicativo e generica aria da fine della festa ti dicono “Ma dai, chiudi? Davvero?”.

No, amisci, per finta. Smonto tutto per la gioia di rimontare in seguito e fare un sorpresone collettivo. La burla dell’anno. Dai che vi voglio bene, però ammettetelo, fate delle domande del cazzo.

Però volevo dirvi che sono molto fiera di riuscire a chiudere senza aver venduto (nè preso) neanche una copia dell’ultima cosa di Moccia. Che non è per fare la snob e va bene tre metri sopra il cielo e tanta voglia di lei come i Pooh, ma dopo un po’ basta.

In compenso mi restano sulle croste un buon numero di invendibili che spero di smaltire presto donandoli come penitenza alle persone che si comportano male. Confido nel fatto che ne resterà solo uno: il peggiore. E sarà a quel punto che deciderò di mettermi finalmente al passo coi tempi e fare un bel giveaway su questo blog.

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16 pensieri su “Cronache di una chiusura – 1

  1. Federica ha detto:

    E io che già mi pensavo di fare una improvvisata una volta tornata sul suolo italico… Mi spiace, davvero
    Credo che nemmeno aver convinto una delirante italo-australiana a comprarsi una coppia di flamingo rosa possa essere di nessun aiuto
    Che faccio? Ti abbraccio?

  2. iltoccoglam ha detto:

    Probabilmente qualche copia di Moccia avresti dovuto prenderla, ti avrebbe aiutato a tenere aperto il tuo spazio vitale anche perché quando poi riesci a vendere “Alla ricerca del tempo perduto” vieni ripagata di ogni Moccia, Follett, Kinsella che ti passano in cassa!

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