Cronache di una chiusura – 2

Ho sempre le mani un po’ luride. Vuoi il caldo, la polvere (i libri sono dei catalizzatori di polvere da non credere. La cultura arricchisce l’anima e annerisce le unghie, provare per credere), insomma, tutto ciò è molto imbarazzante quando i clienti tenerelli vengono lì per stringerti la mano, salutarti e un po’ abbracciarti e tu allunghi una zampa che nemmeno Bruno lo Zozzo. Quando si dice lasciare un bel ricordo.

Poi c’è questa cosa che quando dici “non prenoto più niente, a fine mese chiudo” la gente ti dice “e va beh, dai, me lo prendi poi a settembre” e tu devi spiegare che proprio chiudi-chiudi e vedi lo sgomento e ti senti anche un po’ crudele, come se stessi facendo un affronto personale a qualcuno che non ti ha mai fatto niente di male.

Non sono brava a dare le brutte notizie, credo che attaccherò sulla serranda un mio cartonato a grandezza naturale in modo che tutti si possano abituare al cambiamento poco per volta.

A tratti è spiazzante, ma fa bene sentirsi amati. Sapere che c’è qualcuno a cui mancherai.

Comunque la migliore è una signora che è passata qualche giorno fa, ha scrutato tutto con aria intensa e poi mi ha detto “Bello questo negozio! Ma state aprendo? Io abito sulla piazza ma non vi ho mai visti”.

Cioè, sono sette anni. È un negozio, no un bunker atomico nel sottoscala. Va bene tutto, ma dopo sette anni su una piazza con tanto di cartelli, insegna e palle varie un’affermazione così non te l’aspetti. Signora, comunque volevo dirle che esistono anche gli oculisti, e che i deficit dell’attenzione si possono curare.

E poi niente. Volevo fare una menzione speciale al mio clientamico che chiameremo il Barbarossa, che ieri è venuto, ha guardato il libro nuovo di Brizzi e mi fa “Ah, eccolo”, e io tutta garrula ho sfoggiato il mio sapere:

“Hai visto? È uscito oggi!”

Lui, uomo di poca fede, ha fatto la faccia di quello che, e mi ha detto “Seee…vabbè…oggi“.

E invece era uscito proprio ieri.

O mythos deloi oti: nemmeno i più amati tra i clienti sono esenti dallo sfanculamento ad opera di libraie stanche, surriscaldate, in lotta con la burocrazia e con i piedi gonfi come cotechini.

 

brulozo

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