Cronache di una chiusura 3 – At the end of the day.

E alla fine ho chiuso Librarsi. Non sono più una libraia. Sono tornata ad essere solo una lettrice logorroica.

Eppure.

Eppure non sto male. Non ho rimpianti. Non ho rimorsi. Non ho soldi, ma quelli non ce li avevo neanche prima, quindi, insomma.

Cose belle che ho capito: tante. Tante che non ci stanno in un solo post. Due cose in particolare sono quelle che mi fanno alzare al mattino senza patè d’animo.

La prima è che si può fallire. E non si muore. Che sapere questa roba qua, per una testa di merda orgogliosa e testarda come la sottoscritta, è una delle lezioni più importanti che potessi mai imparare. Fallire non è un processo indolore, ci si buttano dentro lacrime e sangue, notti insonni, tonnellate di dolci mangiati per sopperire a diosolosacosa, imbarazzo. Vergogna e paura e ansia per il futuro e senso di colpa nei confronti delle persone che ti amano. Desiderio di lanciarsi con la macchina contro il guard rail e non pensarci più. Poi ad un certo punto capisci che, anche se tutto è cambiato, le radici che ti nutrono resistono. Quello che tu sei, e sei in profondità, è un lavoro di anni e anni, e non può essere devastato e basta. Non puoi liquidarti così, con una parola. Ho fallito. Ma è un verbo, ho fallito. Non è qualcosa che mi definisce più di quanto non facciano altre mille azioni che compio e ho compiuto e compirò.

E questa è la seconda cosa importante.

Posso scegliere di far diventare questa cosa il centro esatto attorno a cui far ruotare tutto quello che è stato e quello che sarà, oppure no. Posso anche archiviarla in attesa di giudizio, metterla lì, raccontarla e ricordarla, e lasciare che sia una delle mille altre cose che ho fatto e avuto. Posso scegliere di definirmi in base alla chiusura di un negozio, oppure no. Ecco, io scelgo che no. Scelgo di dare a Librarsi quello che è di Librarsi, sette anni di lavoro, sette anni di persone conosciute, passate una volta sola e mai più o almeno una alla settimana, persone che sono diventate amici belli, sette anni di domeniche passate dietro ad un bancone, di pagine scritte, di libri nuovi che guarda questo proprio non puoi perdertelo e questa è invece è la tavanata galattica pubblicata per vendere a Natale, e andare a lavorare con la febbre perchè o apri tu la serranda o ciccia, anni di prosecchi sul bancone all’ora dell’aperitivo, chiacchiere, fatture e INPS e magoni e amiche chips che mi dicevano sei in negozio vengo a trovarti e spettegoliamo, sette anni di stanchezza e sensazione di scoraggiamento ma anche di gioia brillante e fulgida sulla scia della quale esprimevi un desiderio, quello di poter fare il tuo lavoro preferito per sempre. Librarsi è stata la mia vita per sette anni, ma sette anni su trentatrè sono solo una fetta della torta. Io sono anche altro.

Questa è una cosa importante che mi è successa. Adesso devo solo uscire di casa e farne succedere delle altre.

E pensare a quella canzone bella che amo tanto e che per fortuna vostra e delle vostre orecchie non posso cantarvi, ma che dice proprio così:

When you’re in the whirlpool, and they try to suck you in

remember you ain’t gonna drown until you have had a life

hold on to me forever baby

yeah I could always swim.

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14 pensieri su “Cronache di una chiusura 3 – At the end of the day.

  1. Mammamsterdamsterdam ha detto:

    poi mia madre, che non e mai fallita e ha perso tutto con un’ amministrazione controllata, diceva sempre che tutti gli imprenditori bravi e onesti che conosceva avevano iniziato con un fallimento. hanno capito bene cosa dovevano evitare e quando ci hanno riprovato, non si sono sbagliati.

  2. Federica ha detto:

    Fallimento? Ma quale fallimento? Il mondo/società/economia ha fallito te (in inglese si dice, non so se in italiano abbia senso, inizio a perdere i colpi)
    Tu ci hai messo tutto, impegno/lavoro/domeniche/lacrime e sangue, questo non è fallimento
    Lasciatelo dire da chi piega la testa di fronte al fallimento di continuo…

  3. Valeria (@fogliadedera) ha detto:

    capitata sul tuo blog non posso che farti tanti complimenti… come si dice le cose non arrivano per caso e in questo momento leggere il tuo blog e in particolare questo articolo mi ha fatto davvero bene… grazie!! ti seguirò!

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