What’s up, Doc?

Questo è proprio quel tipo di cosa che, se indossi le Hogan, forse non puoi capire.

Se indossi le Hogan probabilmente compri le scarpe sulla base delle pubblicità sui giornali, quelle tipo Coconuda e Miss Ribellina che non guarda nessuno, nessuno di buon senso dico, e allora tààààc, ecco che vai di Hogan. Se indossi le Hogan in realtà fai parte del 90% degli Italiani e quindi quella strana sono io, ma direi che va bene, va benissimo essere quella strana, se il metro di paragone calzaturiero sono quegli obbrobri lì.

Quest’anno vanno molto di moda le Dr Martens. Ve ne siete accorti? Io sì, impossibile non notarlo, e ci sono pure i tarocchi, che, come da copione, sono il segnale che attesta l’avvenuta consacrazione di una scarpa sull’altare della moda giuovane. Una scarpa non è di successo se non l’hanno mai taroccata, fine delle discussioni.

Io il mio primo paio di DM l’ho comprato a Oxford nel 1995. Viola. Di due numeri più grande: mi piacevano troppo, erano pure in saldo (le avevo pagate l’equivalente di 80.000 lire), adesso non ditemi che non è mai capitato anche a voi di comperare delle scarpe di un numero sbagliato pur di averle.

Le mettevo con due paia di calzettoni. Le ho poi regalate al mio fidanzatino tenerello, cinque anni dopo, lui aveva il piede giusto. Mi auguro che le abbia amate come le ho amate io.

Poi le ho avute nere, classiche, otto buchi. Le usavo anche per andare in spiaggia. Credo di non aver avuto altre scarpe per anni e anni, escluso un paio di nike putrescenti che avevo ridipinto di rosa con la bomboletta spray.

Ho allargato i miei orizzonti verso i 20 anni, da lì è stato poi un delirio, perchè ho iniziato a comprare qualsiasi cosa colpisse la mia fantasia, e la mia fantasia è un bersaglio piuttosto grosso, con una X rossa al centro impossibile da mancare.

Tra i masterpiece indimenticabili del mio parco scarpe, ricordiamo (anche se chi c’era vorrebbe dimenticare):

  1. stivaletti modello “Dolly Parton”, a punta, altezza polpaccio, di raso rosa con tacco a rocchetto. I sacchettini per vomitare li vendevano insieme alla scatola, eppure giuro che li ho amati tantissimo.
  2. zeppe viola della IXOS per il  cui acquisto avevo ipotecato la nonna, con suola di 8 cm e infradito in peluche pensata apposta per le vostre estati più torride. Difficoltà non solo di deambulazione, ma anche di equilibrio, dieci stellette.
  3. stivali camperos neri davanti ai quali Tom Jones avrebbe esibito un sorrisetto di scherno, e nei quali il mio sobrio 38 di piede sembrava un 46. Mi si sentiva arrivare da sei isolati di distanza, con un effetto “rimbombo in corridoio deserto” molto Overlook Hotel.
  4. Moon Boot pelosi rosa, simili a mini-mammuth in overdose da big babol, atti a spiegare l’estinzione dei dinosauri: suicidio. Sappiate ce ce li ho ancora e li metto volentieri. Ricordo una notte bianca olimpica in cui suscitarono svariati sguardi la cui gamma andava dall’incredulità al livore, passando comunque per l’invidia.
  5. décolleté di strass rosa di Hello Kitty, regalatemi dalla mamma che tanto ne sa. Sobrietà da carnevale caraibico, la zoccolaggine diventa pop e ci piace ancora di più per questo!

Comunque, al di là delle mie molteplici perversioni, le Dr Martens restano nella mia top ten delle cose migliori al mondo.

Ed è per questo che non sono così sicura di essere proprio felice di vederle tornare in auge in questo 2013. Perchè le Dr Martens non sono una moda, non sono scarpe che tu compri e metti e, passato il momento di gloria, dimentichi.

Vanno addomesticate, come la volpe saccente del Piccolo Principe. Perchè la prima regola delle Dr Martens è che le compri, le metti, e perdi l’uso dei piedi, forse per sempre.

Io le mie le addomestico a martellate. Una settimana di martellate alternate a fugaci passeggiate, calibrate con estrema attenzione grazie a precisi diagrammi distanza percorsa/tempo di durata, le domano e le rendono mie per sempre, affettuose e confortevoli.

E non ti abbandonano se non quando le buchi, e per bucarle ce ne vuole: io ci sono arrivata, ma dopo lunga usura. Il mio paio più longevo ha 12 anni e continua a guidarmi agevolmente fra pozzanghere e lastre di ghiaccio nei lunghi e bui inverni sabaudi.

Almeno vorrei che questa moda avesse importato una varietà di modelli tutti da scoprire nelle vetrine del centro, invece col cazzo. Sempre gli stessi tre/quattro con minime varianti di colore.

Ora io vorrei lanciare un appello a tutti coloro che hanno comprato i Dottori solo perchè si usano: guardateli con attenzione. Apprezzate le loro forme, la loro pelle che diventa più bella invecchiando, con le rughe che vi si disegnano sopra. Loro sono testimoni dei vostri passi e dei vostri percorsi. Non sono semplici scarpe: sono un simbolo, anche, di quando noi carampane eravamo giovani, e i cantanti erano belli, e per la maggior parte vivi. Raccontano una storia britannica, che noi sognavamo, su quest’asfalto italico, quando già essere nati qui non era un grande affare.

I Dr Martens sono tutto ciò che ci resta dei sogni adolescenziali: non trasformateli in un prodotto senz’anima, usa e getta come un qualsiasi paio di biker boots di plastica cinese.

E se proprio l’anno prossimo decidete che non li usate più, ricordatevi che io porto il 38.

 

DrM

 

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21 pensieri su “What’s up, Doc?

  1. G. ha detto:

    UHHH! I miei primi doc martens erano tarocchi bianchi praticamente fosforescenti la notte, eliminati quando ormai la suola era piena di tagli. Poi invece riuscii a farmi comprare quelli originali a fiori… bellissimi e tuttora interi dopo… più di 10 anni! 🙂

  2. Miele ha detto:

    Devo andarle a cercare a casa della mamma le mie Dr Martens… Ne avevo due paia: le classiche blu, e un paio blu scamosciate (di due numeri più grandi), comprate a Brighton 🙂 Ah….che bei tempi quelli!

  3. Mirtilla ha detto:

    Hai riportato alla mia mente le mie dr Martens Ciliegia e quasi mi mettevo a piangere. Le ho usate per cinque anni di fila e quando dico di fila intendo DI FILA. Per il resto, raccattavo tutti gli avanzi di mia sorella, meno fedele di me. Così le ho avute anche verde scuro e, brivido, BIANCHE. Facevano tantissimo Arancia Meccanica. E ora, che ho trent’anni e per la cronaca sono all’ottavo mese di gravidanza, ho all’improvviso realizzato che le dr Martens sarebbero esattamente quello che mi ci vuole. E’ la prima volta che ti leggo ma credo proprio che continuerò a farlo… il dibattito Dr Martens/Hogan sono un’ottima discriminante per capire chi leggere e chi… meh.

    • incorporella ha detto:

      C’è stato un periodo in cui bianche andavano fortissimo, ma effettivamente erano un inno alla psicopatia istituzionalizzata.
      E sì, credo anche io ti serva un paio di dr martens per affrontare in piena forma la maternità! Un abbraccio!

  4. Emy ha detto:

    raso rosa con tacco a rocchetto”. Sto per vomitare. Seriously 😛

    p.s. non ho le Hogan e nemmeno le voglio ma….posso dire che quelle non troppo vistose (parlo di un modello blu navy con la H praticamente invisibile) sui ragazzi mi fanno impazzire? Parlo dell’unico modello blu, TINTA UNITA. Non quelle pacchianate con suola e H di un colore e il resto di un altro.

  5. poison ha detto:

    i miei primi dr.martens li acquistai a londra nell’87, classici, neri, che qua i numeri da “femmina” manco per sbaglio. Li ho ancora. e nonostante abbiano qualche crepa non li butterò mai, anche se da 3/4 anni sono stati rimpiazzati da un paio grigio, E il fatto che stiano diventando di moda, ovviamente, non mi piace. 😉

  6. Robin :D ha detto:

    Dr Martens = scuola superiore!
    Neri, modello classico portati sempre, anche all’orale della maturità, slacciati.
    Mia sorella invece li aveva verde scuro, bellissimi!
    Poi ho avuto, e ho tuttora un paio marrone dalla forma strana, come le scarpe di Pippo.

    Mea culpa non conoscevo l’esistenza delle ballerine: wow!

  7. sononera ha detto:

    mi fai felice, quando scrivi queste robe, perchè capisco che c’è chi ha vissuto quegli stivali puzzolentoni (è di questo che parliamo) con lo stesso spirito con cui li ho vissuti io, che comprai il mio primo paio alla veneranda età di 15 anni a CAMDEN town..e non mi sono piu’ fermata.

  8. Nydia Cuevas ha detto:

    Proprio qualche mese fa ne parlavo con un mio carissimo amico appartengono ad una etapa della vita e ci siamo ricordati di un paio verde e uno bordeaux e ovvio di tutto quello che era successo intorno a questi stivali. Poi io negli anni 90 non avrei avuto i soldi per comprare un paio da sola, avrebbero dovuto pagarli i miei che mi pagavano già l’Università privata, ma appena ho avuto possibilità zac! comprate. Adesso non ci sono più, ma nel mio scorso compleanno mio marito mi ha regalato un paio DM, non il classico stile ma molto belle rosse (io ho questa fissazione col freddo e sono alte per questo) mi sono piaciute tanto, sicuramente darò in eredità a mia figlia e magari tornano ancora fra 13/15 anni.

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