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2014 nun te temo

Vorrei spezzare una lancia a favore del 2013.

Che per me l’annus horribilis davvero è stato il 2012.

Il 2013 è stato faticoso, ma dinamico. Mi sono mossa. Nel 2012 invece ero immobile e terrorizzata, consapevole che al primo passo che avessi fatto mi sarebbe crollato tutto sulla testa.

La morale, se c’è, è che, se le cose sono destinate a crollare, che crollino. Puoi procrastinarlo ma non puoi evitarlo. Puoi prepararti al crollo, o credere di farlo, ma la sola cosa da fare davvero è fare un bel respiro e lasciare che accada. Perché anche il crollo più clamoroso è comunque meglio dell’angoscia di stare seduta nello sgabuzzino al buio, con gli occhi chiusi, e sperare che non succeda niente.

Non si vedono molto deus ex machina, ultimamente, da queste parti.

Quello che mi trovo a pensare oggi è che ogni anno che passa si porta via un pezzo di te, o qualcosa a cui tieni. L’importante è che ti dia altro in cambio. Ma le tue mani devono essere aperte, per lasciar andare e per accogliere.

La parola nuova che ho imparato e che mi piace da pazzi è resilienza.

Che sembra resistenza, che è una gran parola, ma con dentro quel qualcosa di più morbido che smussa gli angoli. La morbidezza che aiuta a rimbalzare e a riprendere lo slancio. Infatti, come insegna Wikipedia, resilienza deriva dal latino resilire, che vuol dire proprio rimbalzare.

E la bella notizia del 2013 è che la resilienza si impara.

Mi viene in mente un capodanno di 7 anni fa, passato sul divano con Carlo Conti e la minestrina e le febbre a 39 e una persona al mio fianco che non c’è più, in tutti i sensi in cui una persona può smettere di esserci.

Ero un po’ delirante, non so se per la febbre o per Carlo Conti, e non faceva altro che girarmi in testa il testo di Always Love dei Nada Surf, perla rara di bellezza musicale e saggezza da ipod. Dice, to make a mountain of your life is just a choice, but I never learned enough to listen to the voice that told me, always love, hate will get you every time, always love, don’t wait ‘til the finish line.

Hate will get you every time, incorporellini miei. Ve lo dico io , che sono campionessa internazionale di rancori e vendette architettate nel buio della mia stanzetta. Odio per la vita, per il caso, per le persone che ti feriscono. Odio per lo stato, per i forconi, per la politica, per quelli che ascoltano le Vibrazioni (c’è ancora qualcuno che ascolta le Vibrazioni? No, perché se c’è venga fuori e si palesi, che ho giusto voglia di una bella lite Tina Cipollari style per festeggiare questo fine anno).

Odio per noi stesse. Perché non siamo abbastanza brave, belle, buone, ricche, talentuose. Magre. Alte. Toniche. Soprattutto quando si arriva al fisico, sappiamo odiarci come nessuno mai.

Io mi sono odiata per tutto il 2012, perché non riuscivo a fare andare bene le cose, perché commettevo un errore via l’altro, perché pesavo su tutti coloro che mi stavano vicino. Non ero manco figa, diobono! Mai una soddisfazione, signora mia.

Forse avevo solo smesso di ascoltare le canzoni giuste.

 

2014, nun te temo. Sii onesto, e insieme faremo grandi cose.

(Sì, lo so che sono un po’ spaventosa con questa fiducia nel futuro, così tutto ad un tratto. Magari a giugno facciamo un attimino il punto della situazione, poi al massimo se le cose non sono andate come speravamo ce ne andiamo tutti negli orti lungo la Stura a doparci di lexotan, d’accordo?).

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2 pensieri su “2014 nun te temo

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