"Due ragazze cercavano un uomo"

Ritratto in bianco e nero. Con colori.

Forse ci sono famiglie serie al mondo. Non la mia.

E posso dire che sono triste, tristissima, per nonna Incorporella che una settimana fa ha lasciato andare questa vita che ormai non le assomigliava più, è tornata tra le braccia del suo amore, o perlomeno così desiderava lei, e così pensiamo noi, che siamo rimaste qui a barcamenarci con questo buco nel cuore e nello spazio.

Ma posso dire che in questi giorni di funerali e commemorazioni, c’è sempre stato spazio per ridere. Perché siamo noi, siamo così, siamo famiglia, siamo cretini.

Nonna Romana, che io chiamavo nonna Banana, proprio perché sono seria (ma forse anche solo perché all’epoca avevo 3 anni, non rompete). Che dopo un po’ di ore che aveva tutta la banda a casa a portare letizia nella sua triste vita di vedova precoce sbuffava e diceva “Guadate che è tardi, sarebbe ora che tornaste a casa vostra”.

Che il giorno della mia laurea disse al mio fidanzato dell’epoca, che fieramente le mostrava la giacca nera di H&M indossata per l’occasione, rispondeva “Eh sì, stai bene, sembri anche un po’ un beccamorto”.

Che quando andava in macchina con Nello si lamentava per il livello di guida, e quando lui le faceva presente “Ma come, mamma, dice sempre che non hai paura di morire”, rispondeva seccata “Infatti non ho paura di morire, ho paura di quanto guidi male tu!”.

Ultima di sette fratelli, sopravvissuta ad un’infanzia di scherzi divertentissimi. Per un breve periodo, il bisnonno gestì un’impresa di pompe funebri: lo zio Franco era solito sdraiarsi nelle bare in esposizione, aspettare che Romana entrasse nella stanza senza accendere la luce,  e sbucare urlando dalla bara. Per non parlare di quando qualcuno dei magnifici sei, forse Dario, le sparò per errore con la pistola d’ordinanza del padre, mancandola. L’episodio fu coperto dalla bisnonna, credo che suo marito sia morto senza mai saperlo, o forse scelse di fare finta di niente.

La nonna conobbe il nonno a teatro, quando entrambi recitavano. Lui la invitò a fare due passi a Superga e lei gli disse “Guardi che è inutile che mi faccia la corte, io non la sposerò mai, lei è troppo basso”.

Si sono amati molto, di quell’amore poco cerebrale, pratico e complice che a noi spesso è sconosciuto.

Per me la nonna sarà sempre quella che mi lasciava mangiare il cornetto al whisky della Motta incurante della mia minorennità. Quella che scaldava i vecchi ferri da stiro di ghisa sul putagè e toglieva l’umido dalle lenzuola nel letto prima che io andassi a dormire, in montagna.

Mi mancherà, ma prometto che non cambierò tono quando parlerò di lei, che non lascerò che la nostalgia appanni le nostre risate e la gioia di cui sono, fieramente, erede.

Questo è un ciclo che si chiude, ma noi non dimenticheremo.

"Due ragazze cercavano un uomo"

“Due ragazze cercavano un uomo”

(Non so quale culone sia quello della nonna, ma questa foto, e la didascalia scritta sul retro, mi ha sempre fatto molto ridere).

 

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18 pensieri su “Ritratto in bianco e nero. Con colori.

  1. gynekiller ha detto:

    mi spiace deluderti, ma il culone di sx è di tua mamma scopella e quello di dx è di una famosa magistrata genovese ( che preferisce non ricordare la nostra amicizia): stavamo girando un fotoromanzo!

  2. Gianna ha detto:

    Le nonne hanno di frutta? Anche mia mamma, Bruna, viene stravolta in nonna Prugna dalle mie figlie.
    Un pensiero tenerissimo per te e per la tua nonna ….

  3. Raffaella ha detto:

    Ciao, capisco benissimo quel vuoto nel cuore e nello spazio. Come capisco una famiglia sganciata. La mia per esorcizzare la noia e il dolore, ma agli altri, sembriamo perenni quattrenni. Ho visto soffrire mio marito da poco perché sua nonna e’ volata altrove il giorno della befana. E non conta quanto anni avesse, non conta se fosse vecchia, se non ci stesse con la testa, o Dio sa cos’altro. Conta che, per un uomo quella era sua madre e per un nipote, sua nonna. Il resto sta a zero.
    Mi piace pensare che, chi ci ha lasciato, se ne stia al piano di sopra di una casa a due piani, quella più vicino a Dio, se ci si crede, altrimenti quella da cui si guarda un gran cielo.
    Mi i stai simpatica.
    Raffaella

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