La casa di fronte.

finestra

scorcio della casa di fronte

La piccola premessa necessaria. Io odio le tende. Le odio. Infatti a casa Vianello, tolte quelle in camera da letto, non ne ho messe. L’Orso è preoccupato. Il suo teorema inattaccabile è “Tutti ti guardano in casa e tu vai in giro con la Bernie* di fuori”. Innanzitutto, al massimo mi vedono che giro in mutande, e concordo sul fatto che non sia uno spettacolo edificante, ma alla fine una mutanda non è diversa da un costume da bagno, e io mica vado al mare in burqua. Ergo, se qualcuno per caso butta l’occhio e vede i miei prosciutti al vento, non è diverso da uno che al mare ha la sfiga di trovarsi di fianco al mio lettino mentre mi cospargo di crema solare protezione 6000 albini&neonati only.

Io parto dal presupposto che la gente si faccia i cazzi suoi, l’Orso invece ha la paranoia che tutta la via sia lì attaccata alle finestre col binocolo per farsi i nostri.

Lo scambio di battute tipicamente è il seguente:

“Ma vestiti! Ti vedono”.

“Ma chi vuoi che mi veda?”

“Tutti!”

“Guarda che la gente non passa le giornate a spiare in casa degli altri”.

“Tu sì”.

E qui tocca ristabilire la verità storica: io non “passo le giornate” a guardare in casa della gente. Diciamo che magari capita che poi a volte una butti l’occhio nella casa di fronte. Anzi, per la precisione, sui balconi della casa di fronte, che sono molto più vivi e interessanti del balcone di casa mia. E i personaggi della casa di fronte sono un po’ di famiglia, ormai, fanno parte delle conversazioni.

All’ultimo piano ci stanno gli Ingegneri. Gli Ingegneri si chiamano così perché ho deciso che sono una cumpa di studenti del Politecnico, fuorisede probabilmente pugliesi come vuole la tradizione, che vivono tutti insieme e combattono all’unisono contro i misteri di Analisi Uno. Gli Ingegneri io certe volte li invidio molto perché fanno le serate karaoke con le canzoni di Max Pezzali e le cene dei giochi di ruolo e si divertono tantissimo alla facciazza mia che sono in casa con l’Orso che guarda i video di skate tutta la sera e non mi dice mezza parola per ore e ore. Spesso sono stata tentata di andare a citofonare agli Ingegneri e chiedere se potevo giocare con loro e mangiare anche io le orecchiette fatte a mano del pacco mandato dalla mamma. In casa degli ingegneri a volte ci bazzicano anche delle femmine che in media stanno sul balcone a fumare con una bottiglia di birra in mano, e allora anche tutti gli Ingegneri escono sul balcone, cosa che di solito non fanno mai, perché nessuno di loro fuma, tranne uno che però deve essere nuovo perché fino all’anno scorso non c’era nessun fumatore da balcone. O magari ha cominciato per la disperazione di non essere riuscito a passare Analisi Uno, o, ancora, la grande città l’ha traviato e quando torna per Natale a Squinzano sua mamma gli fa un culo così. Appena il tempo si fa bello gli Ingegneri fanno la grigliata sul balcone con la carbonella e tutto, e io prima o poi compro due costine e un metro di salciccia e vado a citofonare chiedendo se possiamo fare amicizia.

Sotto c’è un balcone pieno di piante ma con le persiane sempre chiuse. Ha degli inquilini fantasma, forse vampiri, che escono solo di notte a bagnare le piante senza farsi vedere. L’unica cosa che ho visto una volta che hanno incautamente aperto una persiana è stato un panda gigante di peluche sul televisore. Sono noiosi, oltre a mancare tragicamente di buonsenso per quanto riguarda quello che va messo sopra la TV.

Ancora sotto ci abita una famiglia con due figli maschi equamente divisi tra adolescenza e preadolescenza. L’adolescente aspetta che i suoi siano via, e poi invita gli amici a bivaccare a casa per giorni e giorni. Lui è uno zarro ma quest’anno nelle vacanze di Natale aveva alcune amiche un po’ alternative, una addirittura col capello viola. Facevano grandi cene/pranzi/merende e le amiche femmine erano sempre lì a lavare i piatti, e io volevo gridare dalla finestra aperta “Ehi ragazze però chemminchia ve ne fate del capello viola se già a 15 anni state in cucina a lavare i piatti? Ribellatevi!”. Poi non l’ho fatto perché avevo ancora una pila di piatti così da finire che la sera prima era venuta gente a cena, e mi sono vergognata della mia prosopopea da vecchia zia che non vede la trave nell’occhio suo. I genitori dei preadolescenti hanno un nano fantastico sul balcone tra un geranio e l’altro e presto obbligherò l’Orso a rubarlo, tirando nottetempo una fune fra i due balconi e facendolo passare da lì. Magari chiedo all’amico Zona, che fa parkour. Lui è capace di farlo davvero, tra l’altro.

Al piano rialzato della casa di fronte abita uno che mi fa tantissima pena che proprio vorrei invitarlo a fumare a casa mia. Lo vedi al mattino col giaccone sul pigiama che stabacca con aria derelitta mentre gli si ghiacciano le DeFonseca. Ha un bambino/a piccolo che piange tutto il giorno. All’inizio pensavo fosse un neonato, ma ormai abitiamo qui da più di un anno, quindi probabilmente è solo rompicazzo. Della moglie vedo solo l’ombra fugace che lavava il pavimento del balcone. Più volte. Nella mia scala di valori, chi lava il balcone più volte alla settimana è un pervertito.  Magari quando vado a trovare gli Ingegneri faccio un salto anche da loro, lo invito a casa per un caffè e gli faccio fumare la prima sigaretta seduto a un tavolo dal 2006.

 

*Bernie=Bernarda, l’amica di noi donne che tanti uomini aspirano a conoscere, soprattutto quando ci incontrano in un locale di sabato sera e sono già al terzo vodka sour.

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32 pensieri su “La casa di fronte.

  1. gynekiller ha detto:

    ma tu hai il fenicottero e la renna e le piante aromatiche e i fili colorati: chissà come te l’invidiano gli ingegneri!

  2. Euforilla ha detto:

    “Ehi ragazze però chemminchia ve ne fate del capello viola se già a 15 anni state in cucina a lavare i piatti? Ribellatevi!”

    Da standing ovation 😀

  3. Cri ha detto:

    Boh, sono perplessa sulla crema per gli albini…onestamente trovo non faccia ridere, i miei figli lo sono (albini) e mi diverte proprio poco… Ma sarà che amo le tende e non posso capire?! Saluti

  4. Cri ha detto:

    Certamente lo hai scritto in buona fede, non ho dubbi pur non conoscendoti, ma scrivere una cosa bella, secondo me, sta anche in questo: nel conoscere il significato di tutte le parole che si usano, proprio tutte tutte. Per me la parola “albino” richiama all’amore che nutro per i miei figli, certamente un amore immenso, ma anche ad un’anomalia genetica i cui effetti sono incurabili ed in ragione di ciò credo che nessun albino possa apprezzare che si usino le parole in modo casuale…ma anche nessun’altra persona che abbia la stessa sensibilità di qualunque attento lettore ;). Buon proseguimento!

    • incorporella ha detto:

      Grazie per la tua gentilezza, Cri.
      Per me “albino” è una parola come un’altra, come neonato, per esempio, a cui l’ho associato. Ti assicuro che ne conosco il significato, e, proprio per questo, non la associo ad un insulto o un’offesa, ma a una condizione che, per quanto rara, ha la stessa dignità di qualsiasi altra. Trovo molto bello che tu abbia condiviso qui il tuo vissuto, dandomi modo di vedere le cose in maniera diversa.

  5. Tulimami ha detto:

    Uh, quasi come da noi, solo che quello che odia le tende è il Tulimarito e, in maniera del tutto illogica, le abbiamo in salotto, ma non in bagno e in camera. Tu hai gli ingegneri, io ho gli architetti. L’adolescente con le amiche violacapellute ce l’ho anch’io. Solo che il mio ha una sedia sul terrazzino esposta a tutti gli eventi climatici: ormai distrutta, sta uscendo la gommapiuma gialla, è raccapricciante. Mi presti il papà depresso? perchè qua ci sono i fotofobici: la volta che è apparsa una scopa sul terrazzino, segnale che avevano alzato la tapparella almeno un attimo, sono svenuta per la sorpresa.

  6. Cri ha detto:

    Beh, sai, l’albinismo è un’anomalia genetica, e se al posto di “albino” tu avessi scritto “Down” credo che avresti scatenato un vero putiferio:la trisomia 21 è un’anomalia genetica, l’albinismo (seppur con conseguenze molto diverse) è un’anomalia genetica…purtroppo no, quindi, “albino” e “neonato” non sono sullo stesso piano. Gli albini sono, ahimè, gravemente ipovedenti (oltre ad avere anche altri problemi) e combattono ogni giorno per divulgare informazioni corrette e rispettose su questa particolarità genetica invalidante, che viene trasmessa per via genetica ed è annoverata come malattia rara. Per cui, non penso possa essere usata con leggerezza, nel rispetto di chi lo è, ma anche nell’accezione di condizione derivante da una mutazione genetica particolare – e attualmente incurabile. Scrivere non è un mestiere semplice e le parole non sono “nostre”. Le possiamo usare, certo, ma con rispetto del loro significato e della loro forza semantica. E anche della vita reale che incarnano. Non so se hai un neonato, se lo hai, avere un neonato e avere un neonato albino sono due cose immensamente diverse. Non voglio essere pedante, ma essendo io per prima impegnata nella divulgazione per dare vita sociale più dignitosa ai miei figli, mi permetto di dissentire e ti chiedo, se puoi, di modificare non solo il tuo punto di vista ma anche il tuo scritto, magari trovando una parola più consona “a far ridere”. Ti ringrazio e ti saluto

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