Squinzie abroad.

I leitmotiv della vacanza londinese sono stati svariati.

Uno su tutti, i capelli di merda. Non ha aiutato la permanenza in un alloggio carino sebbene fiorito di muffa: il vero trauma del risveglio era guardarci e sembrare dei leoni. Quando una signorina tanto gentile a Covent Garden mi ha allungato un buono sconto per un petnoiro locale, ho capito che mi stava mandando un messaggio in codice.

Bacon, birra, patatine all’aceto: la dieta sana ed equilibrata della donna che non deve chiedere mai (e neanche tanto limonare, per la sicurezza di tutti gli Orsi rimasiti a casa in paziente attesa).

La misteriosa puzza di piedi morti dell’androne del nostro building: l’appartamento era puzza-free, per fortuna, ma, quando siamo arrivate, ho avuto un flash inquietante della prima serie dei Misfits. Ogni uscita e ogni rientro sono avvenuti in apnea, e, se calcolate che eravamo al settimo piano, direi che siamo pronte per la pesca delle ostriche.

L’incontro con la volpe: a tre metri da noi, nel cuore di Camden Town, ci guardava con aria scettica, come se fossimo state noi quelle strane. Inutile dire che, da brava cuor di leone, sono scappata il più lontano possibile, immaginandomi già dilaniata tra le sue fauci, o, al massimo, schiumante di rabbia come neanche Cujo.

Non c’è un limite massimo di magliette fighe che puoi trovare a Londra. Non c’è. In compenso, la ragazza albionica indossa jeans-dolcevita ascellari, con i quali sembrerei John Candy buonanima, e che non comprerei neanche sotto minaccia armata. Piuttosto vado in giro a chiappa nuda con -20°.

Puoi mangiare sempre, qualunque cosa, purché sia entro le 8.30 di sera. Decinaia e decinaia di vacanze in Gran Bretagna e ancora ci troviamo al pub a mendicare un hamburger alle nove meno dieci. Chevvedevodì, non impariamo mai.

A me comunque il caffè-broda piace. L’unico inconveniente è che poi mi tocca un pellegrinaggio costante nei peggiori cessi della capitale, chè ho la pipì facile. Ma forse è solo la vecchiaia.

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Trafalgar panoramica

Il grande mistero è: il linguaggio dei segni delle guardie della regina. Siamo state tre ore a fissarle mentre facevano le loro coreografie, interagivano con un superiore (abbiamo dedotto che fosse un superiore perché era uguale a loro ma con la banda rossa sulle braghe più larga), camminavano su e giù. Poi tornavano a posto. Non abbiamo capito niente,se c’è un esperto si palesi che siamo curiose come delle scimmie.

Londra comunque l’ho trovata più piccola. Non so se sia colpa di quella sborona di New York, ma mi è sembrata meno imponente. Più confortevole. Sempre bellissima. Sempre the place to be. Sempre where the magic happens.

Spero di rivederti presto, my dear.

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