I nomi dei bambini.

Ho fatto una breve incursione alle elementari, un paio di settimane fa.

Diomio, come cambiano i nomi dei bambini.

Ti trovi circondata di questi esserini buffi e sghembi, con i piedi storti nelle simil- all star di Violetta o Cars, con i grembiuli customizzati e le toppe improbabili sui pantaloni della tuta. Ti chiamano tutti “maestra” anche se maestra non sei, che è comunque meglio di Signora, fatemelo dire. Quelli di prima e di seconda non hanno ben chiara la concezione dello spazio corporeo, ti si attaccano addosso e per chiamarti toccano dove capita, che sia una tetta o un braccio non importa.

Si frugano il naso con nonchalance e speri sempre di non tornare a casa con decorazioni verdastre sul bordo del maglione.

Fanno puzze atomiche con assoluta naturalezza e ci sarebbe da chiedersi se la loro dieta sia a base di gatti morti o cosa.

I timidi sorridono molto, gli spavaldi hanno un’unità di misura valida per qualsiasi cosa che va da minimo centomila massimo mille milioni, che si tratti di gelati, pagine lette, giorni di vacanza, vale tutto. La quantità media stimabile per ogni attività  è il trilione galattico.

Alcuni sudano come se fossero appena usciti dal forno, probabilmente vittime del tragico spigato siberiano sotto al grembiule fraccico, non oso immaginare ad agosto.

Comunque al primo che mi dice che ai bambini non piacciono il libri  sparo nelle ginocchia. Che poi i genitori, alcuni almeno, non abbiano voglia di leggere ogni sera la stessa storiella del gattino patatino, ok.  O che alle medie, complice l’ormone selvaggio, la carta stampata passi in secondo piano, anche. Ma vi assicuro che in media i bambini delle elementari si fiondano sui libri come se fossero M&Ms.

Dicevo, i nomi.

Io appartengo alla generazione in cui si chiamavano quasi tutte Chiara, Sara o Francesca. I maschi erano Luca, Marco, Andrea.

Dev’esserci stata un’inversione di tendenza ad un certo punto nella storia dell’anagrafe, perché i bambini di adesso hanno nomi ben diversi. Princess. Kimberly. Grace. Alyssa. Alexia. Kevin. Alexander. Eh, ma gli stranieri adesso son tanti. Eh, sì, ma il bambino cinese si chiamava Andrea, per dire.

C’era anche un Teodorico tenerissimo, un soldino di cacio biondo dal peso approssimativo di sette chili, con grandi occhiali e una timidezza endemica. Mi ha detto di chiamarsi Teodorico con palese imbarazzo. Io gli ho detto, wow, è un bellissimo nome, un nome importante, da grande guerriero, da re. E lui mi ha guardato da sotto in su e mi ha detto, ma davvero? Davvero. Però cazzo, chiami tuo figlio Teodorico e in sette anni di vita non gli hai mai detto chi era, ‘sto ostrogoto da cui ha preso il nome? Non sto a dirvi alla sottoscritta quando han frantumato i maròni con Dante e il paradiso e pure un po’ con la regina d’Olanda. E io comunque volevo chiamarmi Monica o Jessica, sappiatelo.

In definitiva, vorrei fare un appello ai voi che avete deciso di riprodurvi. Chiamate i vostri figli come cazzo vi pare, ma ricordatevi sempre che un giorno dovranno imparare a scrivere, e poi arriverà anche la scuola media, dove ti perculano già di default se ti chiami Carlo, figurati se ti chiami Baudolino o Diamanta. E lasciate stare le k, le x e le y, ve prego.

Che poi ad un certo punto arriva un bambino che ti dice “Io mi chiamo Mario Pautasso “. E tu sei indecisa se abbracciarlo e commuoverti, o chiamare il WWF per garantirgli un minimo di protezione.

 

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17 pensieri su “I nomi dei bambini.

  1. Robin :D ha detto:

    Pure alla materna con i nomi non scherzano: i bimbi stranieri con i nomi italiani, gli italiani con i nomi stranieri che creano delle combinazioni assurde con il cognome… 😀

  2. suxior ha detto:

    Lascia perdere. L’ho sempre detto anche io. Poi ho figliato un banalissimo Marco, e per varie inevitabili occasioni della vita (vaccinazioni, pediatra, nido, parco giochi) sono stata improvvisamente circondata da madri di ethan, tristan, evelyn, jasmin, folco, drusilla. Genitori ridicoli, con buona pace del politically correct. E le mamme in questioni si chiamano sara o francesca, perchè le furbe non vanno all’anagrafe a cambiare il LORO nome in Dorotheah-Maga-della-Terra o J-Lo. In imbarazzo ci mettono i figli.

    • incorporella ha detto:

      Il problema è che c’abbiamo tutte un po’ questo mito dell’originalità a tutti i costi (e mi ci metto in mezzo io per prima) senza pensare che un conto è se abiti a helsinki o new york, un altro alle falde del monviso..
      .

  3. daniela ha detto:

    qualche mese fa ho avuto il piacere di mandare in ansia due giuovani genitori indecisi sul nome pronunciando i nomi da loro scelti insieme al cognome per “sentire come suonano insieme” e credo di aver capito che il nome è una questione di amore cieco e sordo (e a volte anche altro), un po’ come la squadra di calcio o il partito politico.

  4. Emy ha detto:

    Vero è che ognuno è libero di chiamarsi come gli pare (sì ok sono i genitori a decidere ma io Clotilde lo amerei) senza pensare agli idioti che hanno l’hobby del perculo, Beatrina. Però ecco, reputerei fondamentale spendere 1 ora del proprio tempo a ragionare sull’accostamento nome+cognome. Questo sì.

      • Emy ha detto:

        Io amo il nome Penelope ma mia madre mi dice sempre ”sai quando la chiameranno Pene e tornerà a casa in lacrime?” che palleeeeeeeeeeeee 😉

  5. workinfrogress ha detto:

    Nel posto dove sto io il santo patrono si chiama Bartolomeo.
    Quando scendi in piazza e gridi: “Bartolo!!!” si girano in 50. Da qui l’uso dei soprannomi (ingiurie).
    Ma anche, negli ultimi anni, l’uso smodato di: Kemuel, Geiar (scritto proprio così), Denny (non diminutivo di Daniele, proprio Denny), Chris, Semi e compagnia cantante.
    Per le femminuccie si porta molto Maia (3 bambine su una popolazione di 9.000 abitanti è una media discreta), che alle medie, anche se non siamo in Toscana, diventerà, per forza Maia-la.

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