Avvitiamo l’avvitabile.

 

Insomma, ieri ero lì alle prese con l’asse del cesso.

Scusate se eravate qua per sentir parlare di violette, ma questa è la mia vita, come cantava Ligabue.

Non ho – di nuovo – cambiato mestiere, state tranquilli.

Dovevo solo riavvitare un maledetto bulloncino che ama allentarsi, con la conseguenza che tutte le volte che mi siedo un po’ distrattamente per fare la pipì rischio di volare fuori dalla finestra tra il ludibrio degli ingegneri della casa di fronte.

E così ho detto, puliamo ‘sto bagno, e, già che ci siamo, avvitiamo l’avvitabile. Idea brillante proprio. Ho provato sei cacciaviti prima di trovare quello giusto, poi ho avvitato a vuoto per una mezz’ora, poi non so come mai ma ho sbagliato qualcosa perché l’asse non stava più su rischiando di ghigliottinare eventuali malcapitati ospiti, causando ferite – letteralmente – nell’intimo.

E gira di qua, gira di là, no aspett così sto svitando, ma ‘sto cosino di gomma da dove salta fuori? Devo rismontare tutto o posso buttarlo via fingendo di non averlo mai visto?

Il tutto condito da un rosario di porconi che neanche in un tamponamento a catena fra tir sulla Salerno-Reggio Calabria.

E in tutto questo pensavo, Downton Abbey, dove sei? Ve la vedete Lady Violet che aggiusta l’asse del cesso? No, davvero.

Che quando fai i proclami di femminismo e riot grrrrlismo pensi più alle rivendicazioni civili, no al fatto che ti troverai un giorno abbracciata ad un water dando zuccate contro la ceramica, guardando con rimpianto alla crinolina.

Insomma,  mi si è consumata dentro una battaglia sanguinosa. Da un lato c’ero io in versione principessa Sissi che invocavo l’intervento di un qualche Super Mario Bros, che virilmente addocchiasse il cacciavite giusto scansionando con una sola mossa la cassetta degli attrezzi. Dall’altro però vuoi mettere la soddisfazione di sedere su un cesso completamente autogestito, stabilizzato come neanche un bunker antisismico californiano, ottenuto con queste preziose mani?

La verità è che non lo so. Penso che ci sia un equilibrio da qualche parte, fra il WC Net e la boccetta dei sali, ma io non l’ho ancora trovato. E davvero odio, per esempio,  il fatto di non essere capace di fare un buco nel muro col trapano senza causare morti e feriti e dover sempre chiedere all’Orso.

Io ci penso, voi però promettetemi che se mi vedrete mai in giro con salopette e metro a nastro mi fermate con la forza e mi rinchiudete in un centro di riabilitazione a fare centrini e bere the al gelsomino.

Ci conto.

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8 pensieri su “Avvitiamo l’avvitabile.

  1. elena ha detto:

    Rido,perchè mi capita la stessa cosa, con lo stesso oggetto, con lo stesso volo non fuori dalla finestra perchè nei cessetti Galli spesso la finestra non c’è, con lo stesso rischio di ferire nell’intimo eventuali ospiti muniti di quell’intimo. E niente, un buco nel muro non so farlo nemmeno io, devo chiamare l’omino del trapano. Il tè al gelsomino comunque piace molto anche a me 😀

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