Gli universali dei concerti.

Che nessun concerto sia uguale ad un altro è una verità consolidata, ma ci sono tipi universali di persone che ricorrono a qualsiasi concerto, dai Ricchi e Poveri agli Einstürzende Neubauten passando per Guccini, gli One Direction e Katy Perry.

1. Amica bella/Amica Brutta. Amica Bella ha già visto sei milioni di concerti dall’età di quattro anni quando i suoi genitori l’hanno portata a vedere i Rolling Stones, e li racconta tutti ad alta voce, attirando l’attenzione del gruppo di amici di un paese a caso della provincia italiana, che sono giunti nel luogo del concerto con zaini pieni di limoncello fatto in casa e prima di quell’occasione – epocale, spesso coincidente on l’anno della maturità o qualche pietra miliare del genere – hanno visto solo Mario e i Frizzanti alla sagra della porchetta. Ovviamente pendono dalle labbra di Amica Bella, ignorando Amica Brutta che per consolarsi mangerà tutti i panini che ha portato, mentre Amica Bella, fatto un sorso di limoncello, fingerà una sbronza gioiosa, slinguando spensierata poi con il più carino del gruppo sull’ultima canzone.

2. Quelli che si spostano. Di solito sono maschi con la polo, viaggiano soli (apparentemente) e non smettono mai di spostarsi per il luogo del concerto, sia esso teatro, locale, palazzetto o stadio. Sono quelli chefanno avanti e indietro per tutto il tempo a colpi di “Permesso” e “Scusa, devo solo passare”, lungo l’intero perimetro delle prime file. Non li vedi mai con una birra in mano nè con un amico finalmente ritrovato, il che giustificherebbe la continua transumanza. No, loro passano, per tutta la durata del concerto, interrompendo pezzi struggenti in cui la quasi totalità degli astanti è in trance, piangendo, e loro passano, chiedendo permesso, scusa.

3. Quelli che hanno già visto tutti i concerti del gruppo/cantante, compreso uno showcase privato del 2005 a Trezzano sul Naviglio per il compleanno della cognata del batterista. Sanno tute le scalette passate, presenti e future, sanno in che momento verrà lanciato un plettro, e quando è previsto il cambio maglietta. Lo raccontano a voce altissima a chiunque abbiano vicino, e con una certa aria di supponenza. Di solito il concerto non è mai dei migliori, mica come quella volta a Berlino in cui il cantante è sceso dal palco e ha improvvisato una versione electro-pop di “Funiculì, funiculà” con Bjork che era casualmente tra il pubblico.

4. Il fan numero uno. Ha spesso problemi di peso e/o acne, perché si alimenta prevalentemente all’autogrill, impegnato a seguire i tour. Suo fedele compagno d’avventure è lo zaino della seven, nè disdegna qualche gadget imbarazzante tipo la fascia o il polsino; sa a memoria tutte le canzoni anche quelle mai pubblicate, e generalmente conosce i membri della band, che stalkera in tutte le parti del mondo dagli anni degli esordi. Per quanto voi amiate il gruppo, non cercate mai di esprimerlo in sua presenza: lui comunque li ama di più. O meglio. O da più tempo. O in maniera più completa. O non solo per il fisico ma anche per il carattere. Insomma: non ce n’è. E ricordatevi sempre che la scaletta rimasta sul palco così come qualsiasi altro eventuale memorabilia è suo, perché conosce anche i roadie di tutti i tour e li saluta con pacche sulle spalle come vecchi amici.

5. Quelli che sono lì per fare altro. Telefonano tutto il tempo, chiacchierano con gli amici, compilano il modulo del 740 e ne approfittano per fare il repulisti del portafoglio. Aggiornano lo status di Facebook, chiamano la vecchia nonna in Molise per sentire come sta – ovviamente gridando fortissimo, la signora è un po’ sorda, è l’età – e organizzano le vacanze in Polinesia, lamentandosi perché il sito di Expedia è lento e il telefono prende male. È inutile chiedersi perché queste persone spendano in media 50€ per andare in un posto a fare cose che potrebbero fare molto più comodamente a casa loro: non lo sapremo mai. Possiamo solo sperare di non averli mai di fianco.

6. L’ascoltatrice mistica: hai capelli lunghi come lady Godiva e balla tutte le canzoni a occhi chiusi roteando sensualmente la testa e frustando con le dolci chiome tutti coloro che hanno la sfortuna di essere a meno di sei metri dal suo raggio d’azione. Riesce ad essere molestissima pur senza fare praticamente niente di male. È spesso usata come strumento di tortura dai servizi segreti siberiani per estorcere informazioni ai prigionieri reticenti. Parente stretta della ragazza arrogante sulle spalle del fidanzato (o dell’amico che ne vorrebbe tantissimo ma in mancanza di sesso si accontenta di essere usato come treppiede), che in media viene bombardata di sputi fino a che non cede e torna giù.

7. L’uomo alto. L’uomo alto tipicamente è un buono che ha il solo difetto di essere almeno venti centimetri sopra la media nazionale. Tipicamente sta davanti a una ragazzetta tappa (io), prendendo posto inaspettatamente al secondo minuto di concerto, quando ormai sei sicura che sì, almeno stavolta vedrai qualcosa. L’uomo alto incamera senza rendersene conto un sacco di maledizioni silenziose e anatemi voodoo, che sono causa di una serie di inspiegabili sfighe nel suo quotidiano: fenomeno che l’uomo alto non comprende, ma silenziosamente subisce, convinto che si tratti del suo destino, e invece sarebbe sufficiente che si mettesse un po’ più indietro (o un po’ più a lato) quando va a vedere un concerto.

moz_blog

Capito cosa intendo? Aveva anche i capelli cotonati.

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15 pensieri su “Gli universali dei concerti.

  1. riruinglasgow ha detto:

    morrisey sembra un po’ ian brown degli stone roses in sta foto. io vado a vederlo a londra a novembre se non cancella… cosa che mi aveva gia’ fatto a parigi… ti aggiorno sulla tipologia di pubblico che mi circondera’!

  2. naza ha detto:

    l’impressione che l’uomo alto sia tipicamente buono, l’ho sempre avuta pure io 🙂 e per questo motivo non sono mai riuscita a chiedere a nessuno di questi stangoni se poteva spostarsi un po’ di lato…. -.-

  3. Chiara ha detto:

    Uomo alto che ogni tot si sposta a destra/ a sinistra, rendendo quindi vani tutti tuoi tentativi di “riassestarti” per vedere un po’ meglio: CELO 🙂

  4. Palomar ha detto:

    ¡Dios mio! Ascoltatrice mistica all’appello, ma meno molesta perché i capelli li lego e rimango nel mio cantuccino, giuro.

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