Notti bianche (cit.)

notti_insonni

il kit delle notti insonni (l’orrida coperta di pile giallo è un must)

 

Ci sono notti in cui sei sola con un libro e una coperta alle 4 del mattino sul divano, perché i sogni non ti fanno dormire e il sonno non è abbastanza per dimenticarti di te.

Fra un po’ è il primo Natale senza la nonna.

Fai presentazioni belle del libro che finalmente stringi fra le mani e pensi che aver fatto una cosa importante si porta dietro mille cose strane e anche splendide e anche un po’ inattese, come il fatto di vedere che alla gente importa, quello che fai, ma anche una certa scrematura, tra chi non ha voglia di essere felice per te e chi invece, anche se non te lo deve, partecipa alla gioia e all’emozione.

E alla fine il bilancio è sempre in positivo, che la vita non sarà giusta e blah blah blah, ma le sue porche soddisfazioni sa ancora come regalarle.

C’è quella frase che dice, il modo il cui le persone ti trattano è il loro karma, come reagisci è il tuo. L’hai sentita in un episodio di Criminal Minds, mica alta letteratura, però ti gira nella testa, la scrivi a trattopen azzurro, te la rigiri in bocca come una caramella. Ti chiedi se davvero ci credi, a ‘sta cosa del karma, e poi pensi, perché no. Male non farà.

E lavori abbastanza, e lavorare è bello. Anche quando di mattina il gelo ti taglia la faccia e aneli al piumone.

La nonna al mattino beveva il caffè col miele in un’orrenda tazza marrone, facendo le parole crociate, non ti svegliava mai prima che avessi finito di dormire tutto il tuo sonno, tu ti alzavi e la trovavi lì con la vestaglia blu, una North Pole accesa e il giroverba quasi finito. Non c’era bisogno di parlare molto. Eravate lì, e tanto bastava.

E ti svegli dai sogni che ti tolgono il sonno e pensi che a volte il passato sembra un luogo fisico in cui tornare, non una terra straniera ma una stanza che conosci bene, come se in qualche universo parallelo ci fosse ancora quella casa con una portafinestra sempre aperta e una porta d’ingresso che non usava mai nessuno, e con uno sforzo piccolo, microscopico, cammini su quelle stesse piastrelle e respiri quella stessa atmosfera, nulla è cambiato, nemmeno tu. Che se posso accettare di essere una persona che abbraccia l’idea di karma, forse posso anche pensare di essere il tipo di donna che crede negli universi paralleli come nei vecchi Dylan Dog, e che mi basta scavallare un attimo per rimettere piede in quel posto che è il passato, toccare gli oggetti e le persone, bere l’acqua del rubinetto dal bicchiere con i pinguini che rappresentava la mia supremazia di cugina maggiore, controllare che sia ancora tutto lì, al suo posto, senza che nulla possa intaccarlo, coltivare la mia memoria oggetto per oggetto, in un esercizio senza paura.

E poi con lo stesso sforzo lieve tornare al presente, allora, al mio karma in costruzione, alle persone che sorridono e dicono grazie e l’unica cosa che sai dire è, no, grazie a te, per il tuo tempo, la tua attenzione, la tua curiosità.

E riappropriarmi del mio sonno, e dei miei sogni. Dei miei sogni soprattutto.

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