In salute e in malattia

La settimana scorsa l’Orso è caduto preda dell’influenza, che sta mietendo vittime tra tutti i miei contatti di Facebook.

Inutile dire che ero molto preoccupata, perché, come ben sappiamo, qualsiasi forma influenzale agisce con particolare virulenza in presenza di un organismo maschile.

Il primo step è stato l’acquisto del termometro. Abbiamo convissuto due anni e passa senza possedere un termometro, sulla base della mia – inappuntabile – teoria per cui se riesci ad alzarti dal letto e andare a lavorare vuol dire che stai bene e non hai bisogno di sapere qual è la tua temperatura. Al contrario, se stai così male da non poterti alzare, non importa che tu abbia la stessa temperatura di un rettile decongelato: è un tuo sacrosanto diritto restare a fetere fra le coperte. Se aggiungiamo il fatto che il mio concubino è campione nazionale di bacio in fronte per stabilire se hai la febbre o meno, non ho mai sentito l’esigenza di cedere al gombloddo della misurazione di precisione. Peraltro, perché rinunciare a millantare febbri suine pur di ottenere un bacio aggratis?

Ma, a quanto pare, questa mia tesi non ha mai convinto pienamente l’Orso, che ha colto l’occasione per rantolare in maniera inequivocabile le sue ultime volontà: vai a comprare un termometro. Io mi sono sentita toccata nel profondo, e ho fatto ben tre isolati nella bora dei giorni della Merla per andare a comprarlo.

Non vi dico il suo disappunto nello scoprire che aveva solo 36.4.

A casa dei Nelli, da sempre, vige una semplice formula per combattere qualsiasi forma influenzale, il metodo SS: Seda & Suda.

Il sonno indotto da copiose dosi di farmaci – spesso scaduti – unito ad una iperproduzione di fluidi corporei, è il percorso obbligato per risvegliarsi una mattina, due o tre giorni dopo il manifestarsi dei sintomi, fresco come una rosa, puzzolente come una carcassa, e finalmente sano.

Approfittando dello stato di prostrazione del mio lui, ho quindi applicato il metodo SS: fiumi di Tachidol, triplici strati di coperte e lasciarlo solo con il suo sudore.

Non avevo calcolato – essendo quest’esperienza una prima volta, poiché l’Orso gode tendenzialmente di una salute di ferro – il Fattore Fame.

Tutte le volte che si svegliava dal suo coma codeinico, invocava un panino. Una brioscina. Una Fiesta. Nella mia etica della malattia, tra l’altro, mutuata dalle peggiori pagine della Peste manzoniana, la Fiesta è proibita: la massima concessione al dessert poteva essere una fetta biscottata con un velo di miele, che ovviamente l’Orso aborre.

E poi voleva alzarsi.

“Cosa ci fai in piedi? Torna subito a letto”.

“Ma mi annoio”.

“Cazzi tuoi”.

Questo la sventurata (io) rispose all’infermo (lui)-

Per poi infierire:

“Mi sento di nuovo malissimo”.

“Te l’avevo detto di stare a letto”.

“Mi porti un panino?”

Spoiler: il panino è un’ottima scusa per narcotizzare il paziente reticente con nuove dosi di Tachipirina e ricominciare a guardare i video di gattini senza interruzioni.

“Io t’ho capita. Tu non mi curi, mi sedi, così non ti rompo i coglioni”

“Ma cosa dici, amore. Toh, prendi questo”.

“Che cosa sono?”

“Goccine per la tosse”.

Ok, adesso che sei guarito, posso ammetterlo. Era Lexotan.

Però ha funzionato, no?

fiesta

il kit dell’infermo.

N.B. – Nessun Orso è stato maltrattato per la stesura di questo post.

 

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5 pensieri su “In salute e in malattia

  1. daniela ha detto:

    ahahahahah! quest’anno io e Moroso ci siamo ammalati contemporaneamente e abbiamo condiviso tisane balsamiche, tachipirina ma sopratutto Vicks Medinait, quella roba verde dal gusto tremendo che ti fa dormire come se non ci fosse un domani (e sudare come mufloni in una sauna) e dopo tre giorni sei nuovo. Alla fine il metodo SS è ok, dai, 😀

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