L’incredibile storia di J. Frusciante fuori dal gruppo

Il gruppo a cui faccio riferimento è quello dei miei libri, è chiaro. Se volete leggere torbidi segreti sui Red Hot Chili Peppers siete nel posto sbagliato.

Ho letto J.Frusciante è uscito dal gruppo la prima volta nel 1996, nel pieno della mia sedicenza e sedicennaggine.

Me l’aveva consigliato il mio amico Dino in una lettera, con una frase che diceva più o meno “Devi assolutamente leggere questo libro, testa di cazzo!”: Il mio amico Dino è sempre stato uno che esponeva le sue convinzioni con la pacatezza di chi sa di aver ragione.

Io ho obbedito e mi sono innamorata. Del signor Alex D., di Depression Tony, di Martino – ovviamente – , del linguaggio, dei portici di Bologna che ancora non avevo mai visto nonostante ci fosse cresciuta e vissuta mia nonna, un po’ anche di Enrico Brizzi che in particolare ricordo in una puntata di qualche programma su MTV in cui raccontava che a lui piacevano i gruppi punk che poi avevano gli hobby normali, tipo andare a pescare. Vedete voi che robe archivia il mio cervello, se lasciato libero di fare.

E insomma, avevo l’edizione di Baldini e Castoldi, quella grande con la bici disegnata in copertina. Poi l’ho prestato alla mia amica Alisia che ci ha fatto cadere sopra una forchettata di insalata super condita, e, per rimediare all’unto, ha pensato di dare una passatina di bianchetto (true story) alle macchie in trasparenza. Il risultato era di leggibilità quasi braille in alcune parti, e pura spremitura di Sicilia in altre. Non mi importava, era la mia copia, le volevo bene.

Poi l’ho prestata al mio amico Cipo, che l’ha prestata ad un suo amico che non ho conosciuto mai, ma di cui conservo un ricordo piuttosto amorevole, considerato il fatto che è una persona di cui ignoro le fattezze e di cui non sono certa di ricordarmi il nome giusto.  Il giovine in questione, in circostanze tuttora ignote, perse la mia copia del libro.

Fu tanto carino da ricomprarmelo – in un’edizione nuova, sempre Baldini e Castoldi, ma più piccina, con solo uno scorcio di bici sul davanti, scrivendo nella prima pagina una poesia di e.e. cummings. E se questo fosse un film e io non fossi stata una chiavicona sfigata che leggeva troppi libri e non limonava abbastanza forse sarei andata a prenderlo a casa, uno così, e invece ho solo mandato sentiti ringraziamenti via Cipo e fine.

Quella copia l’ho poi prestata ad un altro amico, e l’ho persa. E l’ho ricomprata. E l’ho ripersa/prestata/si è smaterializzata/whatever.

Non ho un numero preciso di volte in cui l’ho comprata, ma di sicuro ricordo di averci riprovato con una certa costanza, dal 1998 in poi. In ordine sparso:

Una copia al Banco di via Garibaldi.

Una copia da Oceano Mare.

Una copia a Riccione.

Una al Salone del Libro.

Una a Livorno.

Tutte perse/prestate/smaterializzate/whatever.

Poi non si dica che non supporto il mercato editoriale, le case editrici travagliate, e credo che almeno una piastrella della cucina di Enrico Brizzi potrebbe portare una targhetta con il mio nome.

Infine, una sera di qualche anno fa, sono capitata a casa di una certa Digital Doula che si stava trasferendo in Israele e svuotava la casa di vari possedimenti per partire leggera.

Una bici conosciuta mi ha guardato dallo scaffale. Ha mosso le pagine con aria sensuale. Era la stessa edizione che avevo comprato, ingenua e adolescente, più di quindici anni prima, estraendo ventiduemila preziose lire dalle tasche dei miei Levis pieni di spille da balia.

Adesso è qui sullo scaffale che mi fa compagnia. Cioè, credo.

Aspettate che controllo.

J_Frusciante

Quest’edizione fighissima invece non l’ho avuta mai, ma la bramo intensamente.

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8 pensieri su “L’incredibile storia di J. Frusciante fuori dal gruppo

  1. MikelAlice ha detto:

    Storia avvincente, la tua 😉
    Anch’io ho familiarità con le sparizioni di libri, forse per questo sono una delle cose di cui sono più gelosa in assoluto.

    Ho sentito parlare tanto di questo libro, che purtroppo non ho ancora avuto il piacere di leggere. Però, sinceramente, la tua perseveranza nell’averlo, mi ha fatto venire voglia di comprarlo!
    La piastrella nella cucina è meritatissima! 🙂

  2. sonolabert ha detto:

    anche io da sedicenne l’ho stra-amato e stavo pensando giusto in questi giorni di regalarlo a un sedicenne di questi tempi…potrebbe ancora piacere oggi?

  3. plinio ha detto:

    anch’io passato un periodo adolescente con jack frusciante… e con relativa colonna sonora.
    una settimana fa l’ho avvistato al bookpride a milano letto da un tizio in area relax…
    evergreen

  4. Kiara The Koala ha detto:

    Mi sono appena imbattuta nel tuo blog e sulla fiducia ti ho già linkata al mio: sei semplicemente, beh, fantastica! (Ed io molto originale, e come no…!).

    E le vicissitudini della copia sgualcita del Jack Frusciante sospetto seriamente faccia parte dell’incanto seriale che accompagna la lettura stessa, perché a quanto pare chiunque lo abbia letto – esperienza personale e amicale – …ha poi sentito il bisogno di riacquiastarne/regalarne/rileggerne tot edizioni!

    In tempi decisamente post-post-post- adolescenziali lo stesso effetto su di me l’ha sortito “Studio Illegale” di Federico (Duchesne) Baccomo, ma forse qui giocava in casa il comune background lavorativo che se provieni dalla stessa realtà del protagonista ti fanno sentire tutt’uno con lui…A te è capitato di re-innamorarti così diq ualche altro romanzo…?
    E ti ho già detto che hai un blog bellissimissimo…?
    🙂
    Kiara

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