Gli scheletri nell’armadio hanno caldo anche loro

Volevo fare un post super anziano sugli effetti collaterali del caldo nella mia vita, poi volevo fare un post sui libri belli che ho letto, poi volevo fare un post su Bianca Balti che dice che siamo #tutteciccione – e nel mio caso ha perfettamente ragione – poi volevo fare un post serissimo sugli immigrati che in realtà ho già scritto e riscritto cento volte, ma ero restia ad alzare il livello di sobrietà di questo blog, allora ho deciso di fare un post a punti (che sono un po’ come il Cornetto Algida, piacciono sempre) sui cazzi miei, così non entro in polemica con nessuno (anche se non si può mai dire, nel mio caso) e nemmeno rischio di sembrare furba.

1.io sono di quelle che si mettono gli stivali anche d’estate. Non per uscire di pomeriggio con 70 gradi percepiti e fare le passeggiate, ma comunque, in linea di massima, li uso. E ho una serie di ottimi motivi. Innanzitutto vorrei sfatare il mito del piede nello stivale che puzza. Se il piede è pulito e collocato in un  calzino di cotone fresco di bucato, il piede non puzza. Non più che dentro un’all-star o una birkenstock biennale, comunque, anzi, anche meno. C’è da dire che del resto mediamente i miei piedi non puzzano, che non sarà un gran talento, ma una ragazza si arrangia con quello che ha. Lo stivale è comodo, il che è il primo punto a suo favore – se avete mai trovate delle scarpe più comode dei Trippen fate un salto qua e svelatemi il mistero -, nasconde allo sguardo unghie prive di smalto, alluci valghi e talloni screpolati, e soprattutto protegge da malattie veneree e funghi rampicanti tutte le tapine che usano bagni chimici e turche inquietanti in giro per i peggiori bar di Caracas e festivàl di musica di Satana. E direi che con questo primo punto i lettori di Minimum Fax capitati qui per sbaglio me li sono già alienati tutti.

2.avete presente i quiz su Facebook? Ecco, io li faccio tutti. Tutti. Poi magari non posto tutti i risultati, soprattutto quando al test “Che canzone sei?” mi viene fuori “Complimenti! Sei L’elefeante e la farfalla di Michele Zarrillo! La brutta notizia è che non ci passi, quella buona è che hai un cuore di farfalla! Hai mai pensato all’espianto?”. E non solo li faccio tutti: cerco anche un po’ di pilotare i risultati, spesso con esiti tragici, per cui vorrei venire fuori Lamù e mi ritrovo Gigi la Trottola. Nel corso degli ultimi anni ho racimolato un numero pazzesco di informazioni su di me, la maggior parte delle quali totalmente inutili e spesso e volentieri in contrasto tra loro, ma sono dettagli. So di che colore è la mia aura, quale archetipo junghiano mi definisce, chi dovrei sposare tra i miei contatti, a quale top model assomiglio, quale libro racconta meglio la mia vita e a che casata di Game of Thrones appartengo. Targaryen, ovviamente. Certe volte i risultati sono davvero facili da pilotare.

3.scrivo spesso lunghissimi status o commenti sui social, che poi cancello, sapendo che in realtà non è bello stare sempre lì a fare polemica cercando anche di essere arguta senza poi, in pratica, riuscirci. Ma il fatto è che a me a volte la gente sembra ingenua ingenua fortissimamente ingenua al di là di ogni umana redenzione. Uso il termine ingenua per non dire scema, anche se in questo caso il confine è labile. E vi dico anche perché, non è mica un complesso di superiorità così, generico, nato sulle ali dell’ispirazione. Nello specifico più recente, sto parlando dei millemila articoli indignati et similia relativi all’abbacinante scoperta che – signora mia – il gelato di Grom non è veramente artigianale. Ha la dicitura artigianale, ma poi non è che lo facciano a mano sbucciando i pistacchi uno per uno: artigianale con riserva. Ok, e quindi? Davvero c’è chi si stupisce che un gelato che ha lo stesso identico gusto a Torino, a New York e a Shangai non sia fatto a mano nella zangola dalle monachelle di nostra signora della crema gialla? Non so, a me sembra ovvio. Mi viene da pensare che siano gli stessi che quest’inverno si son scandalizzati perché il Moncler è fatto con piuma d’oca strappata alle oche davvero veramente (anche lì, migliaia di parole scritte e cancellate, che a metterle insieme avevo riscritto l’Ulisse di Joyce e ciao). Colgo l’occasione per insinuare nelle vostre orecchie innocenti il dubbio che il cioccolato Milka non lo incartassero davvero le marmottine. Non citatemi come fonte, però, perché non ho le prove.

ventilatore

BFF estivo

E direi che con questo terzo punto ho detto la mia anche su tematiche importanti e di attualità, dimostrando che il caldo mi annebbia ma non abbatte le mie sinapsi scintillanti e vivaci, sempre pronte a deliziare il mondo con perle di raro interesse culturale.

Avrei altri argomenti pregni di significato di cui dibattere, tra cui il belly slot, i baffi sudati, la nuova stagione di True Detective e l’ingiusta sottovalutazione del pediluvio come momento sociale, ma mi riservo di giocarmeli più avanti.

Non consumatevi le unghie nell’attesa.

Love love.

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16 pensieri su “Gli scheletri nell’armadio hanno caldo anche loro

  1. Angela ha detto:

    Me le consumerò, eccome!
    Come d’uso: grazie per la boccata d’aria fresca e frizzantina. E passi se è solo metaforica…

  2. Giulia ha detto:

    Ehehe io invece sono di quelle che scrivono e cancellano un sacco. Un po’ per non essere polemica, un po’ perché sono timida e a volte non mi oso… infatti va a finire che non pubblico quasi mai niente 😀 Anche stavolta non mi decidevo a commentare, come se dovessi scrivere chissà che cosa oltre al fatto che leggo il tuo blog da un bel po’, mi fa sempre ridere e aggiunge un tocco di vivacità alle mie giornate! Ah, e poi una richiesta: cosa ne pensi della nuova stagione di True Detective? Io l’ho appena iniziata, mi piace, ma sento la mancanza di Rust ❤ 🙂

    • incorporella ha detto:

      In questo caso hai fatto benissimo a scrivere 🙂
      per quello che riguarda True Detective, la vera verità è che a causa di Vince Vaughn e Taylor Kitsch sono talmente sopraffatta dall’ormone che non ho ancora capito una mazza della trama.. ;P

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