Quello che mi piace del viaggio

Quello che mi piace del viaggio è la sensazione di possibilità che ti si spalanca davanti agli occhi e che ti porti addosso fino a casa. Quella è la sensazione che più di tutte cerco di reclamare quando sono tornata e sento il magone che serpeggia.

Andare in giro, non importa quanto lontano – anche se i chilometri possono aiutare – mi fa percepire in maniera molto più solida e concreta che non c’è un modo solo, una possibilità unica per fare le cose, che le opzioni di scelta sono infinite. Che è poi quello che cercavano di dirmi i miei genitori quando da bambina volevo fare come tutti (per esempio i buchi nelle orecchie) e la loro risposta era “E se tutti si buttano giù da un ponte?”. Ok, forse questo era fuori tema, ma comunque.

Quello che mi piace del viaggio è avere la scusa di mangiare tutto, toccare tutto, annusare, ravanare, entrare in cortili di case private, fotografare oggetti di uso comune, perché, ehi baby, è tutta saggezza che mi servirà in futuro, tutta esperienza, bagaglio culturale, non banali calorie e grassi saturi ma esperienze sensoriali a 360°.

Quello che mi piace del viaggio è che mi fa venire in mente le persone che amo e che magari in quel momento non sono con me, tipo questo le piacerebbe tantissimo, o anche, meno male che non c’era Tizia se no le veniva un infarto, guarda quella roba lì sarebbe perfetta per. Ed è anche un buon esercizio per mettere alla prova gli affetti, scremare sulla distanza, vedere quali sono le figure di carta della mia quotidianità che vengono spazzate via dalle miglia aeree e quelle che invece mi stanno in tasca, sempre presenti anche quando non ci sono.

Quello che mi piace del viaggio è la densità del tempo che varia, che si allunga, si raddensa come la migliore delle besciamelle, si intensifica. Un giorno di viaggio ne vale almeno due o tre di tran-tran casalingo. In un giorno sei familiare con le fermate della metro, in due riesci a fare la cacca nel bagno dell’albergo, in tre riconosci le facce alla reception. E mi ritrovo a pensare a cose che ho fatto l’altroieri come se fossero di una settimana fa.

Quello che mi piace del viaggio sono i dettagli, lo stupore, i maddài, guarda là. Un tombino vale come un quadro, un gatto in un vicolo è un miracolo di folklore locale, e la gente, la gente è un museo a cielo aperto, guardi tutti, inventi storie, cerchi i segni comuni, vai a caccia di denominatori. Facce, calzini, gesti casuali, telefonate in lingue ignote, piatti dei vicini di tavolo: farmi i cazzi degli altri, in viaggio, diventa un atto antropologico che mi esalta.

Quello che mi piace del viaggio è darmi spiegazioni astruse per usanze banali, inventare leggende locali che non hanno la minima attinenza con la realtà, spararmi dei film incredibili dentro la testa, chiedermi il perché delle cose e fare finta di poterlo indovinare.

Non mi piace quasi mai tornare a casa, ma poi alla fine non è tanto male. Siamo tornati di sabato sera e domenica sembrava novembre, ho proposto all’Orso di cenare con il minestrone e lui mi ha risposto “Piuttosto lecco il pavimento”. Abbiamo ripiegato su una pizza, che è un grande classico del rientro italico.

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Tutta ‘sta manfrina per dire che sono stata in Giappone, è stato pazzesco, e adesso siamo di nuovo qua. Con un po’ di cose da raccontare, giusto il tempo di fare mente locale e scriverle.

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8 pensieri su “Quello che mi piace del viaggio

  1. Federica ha detto:

    Giappone? Invidia solida! Ci andrò anche io un giorno non lontano, che è quasi dietro l’angolo da Sydney. E già sogno lo shopping di cazzate epocali!

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