Confessioni – parziali – di una libraia impenitente

A giugno saranno 10 anni che faccio la libraia. Ci pensavo proprio ieri mentre passeggiavo nel sole verso casa. Ci pensavo proprio ieri che è uscita questa bella intervista sul blog di Matto B. Bianchi, in cui dico la mia sull’essere libraia indipendente.

Ci penso tutte le mattine – e i pomeriggi – che trascorro alla Gang con Bert e mi sento privilegiata, perché non mi sembra quasi di lavorare. Ci pensavo mentre parlavamo di Portici di Carta, che sarà un weekend di lavoro fuori dai soliti muri e che mi ritrovo ad aspettare quasi come se fosse una festa (però speriamo che non faccia freddo e non piova neh).

La verità è che i libri sono l’unica costante della mia vita. Ce ne sono altre, ma di così impattanti nessuna.

Ma 'ndo vai se la pila di libri sul comodino non ce l'hai?

Ma ‘ndo vai se la pila di libri sul comodino non ce l’hai?

Non mi sono ancora stufata di parlare di libri? No.

Breve cenno autobiografico: io sono quella bambina con gli occhiali che a nove anni ha rischiato di disertare il pranzo di Natale stando seduta in bagno due ore a leggere Momo, e ben sapete quanto io ami il cibo e il Natale. Sono quella a cui suonate ai semafori perché, quando un libro mi avvince, vado avanti nella lettura quando sono ferma al rosso. Sono quella che nei 20 kg di bagaglio all’aeroporto ne ha almeno 7 di libri. Direi che la risposta è no, non mi sono ancora stufata.

E sono anche quella che quando si parla di crisi della lettura e dei motivi per cui fa bene leggere, mi viene solo da rispondere, vabbè, bisogna leggere perché è divertente, diosanto, sarà mica così difficile. Sì, apre la mente arricchisce aiuta ad evolversi e fa fare stretching ai neuroni, ma soprattutto è divertente. Un po’ come dicono in Trainspotting  sulla droga.
Leggere è anche un’abitudine, per quanto prosaico possa sembrare: sana e bella finché ti pare, ma che spesso faccio con lo stesso spirito con cui al mattino verso il latte nel caffè. Agguantare un libro, aprirlo, ficcarlo in borsa, usare come segnalibro strane cose tipo brandelli di Scottex e punte di trapano. Le stigmate della lettrice noncurante ce le ho tutte. E non me ne vergogno, anche se forse dovrei…

E mentre faccio tutte le mie belle riflessioni mi viene in mente questa foto che ha postato l’altro giorno l’Orso su Facebook, e una grossa S di Sfigata mi compare, luminosa, sulla fronte:

friends

Al tempo stesso, se vogliamo continuare con l’uso didattico dei telefilm, anche in Friends c’è il rovescio della medaglia: ad un certo punto Rachel presta a Joey “Piccole Donne” e lui impazzisce per la lettura. Tanto che quando, dopo un litigio, Rachel gli grida in faccia “Beth MUORE!“, lui sprofonda nella più nera disperazione, un po’ come credo sia successo a tutte noi piccole donne dal cuore straziato – anche se poi, a pensarci trent’anni dopo, due palle Beth, era decisamente sacrificabile (tra l’altro, mi scuso per avere malamente spoilerato la trama di Piccole Donne a qualche emulo di Joey che si fosse trovato a passare di qua. Sappi che comunque Jo e Laurie non si sposeranno mai).

Tirando le somme di questi quasi dieci anni da librai e trenta e passa da lettrice, il bilancio è positivo, se si esclude una certa vaghezza nelle risposte quando mi vengono rivolte domande in piena lettura del finale di un giallo o nel momento topico di un capitolo. Perché dalla lettura mi sono venute solo cose buone, un lavoro, un’altra passione collaterale per la scrittura, l’incontro con persone splendide, uno spiccato tropismo per curiosare nelle librerie delle case in cui sono invitata senza la minima traccia di pudore – per poi domandarmi “Ma quel Coelho ce l’avrà proprio apposta perché lo legge, o gliel’avranno regalato delle persone a caso che non conoscevano i suoi gusti?”.

[Momento spottone autocelebrativo]

Una delle cose belle che succedono quando ami tanti i libri è che poi ti chiedono di parlarne. Nel caso specifico, lo farò di giovedì per Zandegù, racconterò dei romanzi di formazione per il semplice motivo che ne ho letti a pacchi e nonostante sia già formata da mo (ho detto formata, non matura eh) continuo a leggerne a profusione e mi va di parlarne per ore e ore e ore – non così tante ore se no gli Zandezii mi devono sedare con la cerbottana come i rinoceronti, lo so. Ci sarà del cibo, della gente bella e perfino un caminetto, che un caminetto in centro a Torino, dai, alzino la mano quanti di voi l’hanno già visto! Quattro giovedì li fa la McMusa, gli altri quattro toccano a me e non vedo l’ora che partano.
Ci si vede davanti al caminetto, babies!

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9 pensieri su “Confessioni – parziali – di una libraia impenitente

  1. gynepraio ha detto:

    SPOILERONE: sto scrivendo da tipo 6 mesi un post su Piccole Donne ricco di parallelismi biblici. Mi sono appunto arenata su quella coperta bagnata di Beth (quando mi avevi raccontato che leggi in coda alla posta avevi taciuto il dettaglio della lettura ai semafori, scostumata).

    • incorporella ha detto:

      (La lettura ai semafori è riservata solo ai tomi più avvincenti: non indagare oltre, e nessuno si farà male 🙂 ) Il post su Piccole Donne lo aspetto ansiosa neh, che secondo me ce n’è un sacco da dire. Ma Beth, Beth, diosanto, su di lei c’è da dire proprio pochetto…

  2. fuliggine ha detto:

    1. Anch’io nelle case altrui studio la libreria senza scrupoli, a volte non mi accorgo neanche che qualcuno mi sta parlando.
    2. Nella foto c’è un libro di autori vari, mi leggeresti il titolo che dal telefono non riesco? Grazie

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