Le cinque frasi che hanno segnato la mia infanzia

Una top five che proprio non vedevate l’ora, secondo me.

  1. Se cadi da lì e ti spacchi una gamba, poi non correre da me.
    L’ineluttabile verve educativa di mamma Scopella remixata con la preoccupazione per l’incolumità dell’unica erede generava mostri logici. Forse temeva che correndo da lei con la gamba a pezzi scomponessi la frattura in più parti, e in realtà non era un controsenso ma un avvertimento di natura medica. Morale: se ti spacchi una gamba, non correre dalla mamma. Striscia dall’ortopedico, che è meglio.
  2. E se tutti si buttano giù da un ponte?
    Sì, c’è stato un momento della mia vita, abbastanza lungo, a onor del vero, in cui io volevo solo essere come tutti. Non diversa, non unica, non irripetibile: uguale. Volevo i capelli lunghi, i buchi nelle orecchie e guardare Sanremo. Tamarro finché vuoi, ma quello era il mio sogno nel cassetto. E quando provavo a perorare la mia causa tirando in ballo il potere delle masse (“Ma lo fanno tutti!“), la risposta era sempre questa: e se tutti si buttano giù da un ponte? Dio solo sa perché tutti avrebbero dovuto buttarsi giù da un ponte, visto che non vivevo all’interno di una di quelle sette inquietanti dove si praticano il sesso di gruppo e il suicidio di massa, ma, anche fosse stato quello il caso, comunque non avrei potuto saltare giù dal parapetto: anche se sicuramente avrei voluto.
  3. Quando avevo la tua età, saltavo su una gamba sola!
    Cavallo di battaglia di mia nonna Mary, che, vi assicuro, era l’ultima persona al mondo che vi sareste immaginati a saltare su una gamba sola, anche a dodici anni. Questa frase era il passe – partout per stroncare sul nascere ogni forma di lamentazione eventuale. Sono stanca, ho fame, ho sonno, mi annoio: nulla di tutto ciò era consentito, spazzato via dal fantasma su una gamba sola di mia nonna bambina. Comunque ho imparato ben presto a non dirle mai “mi annoio”: la prima e ultima volta che l’ho fatto mi ha piazzato in mano una pezza da ricamare. È finita con la disperazione di entrambe.
  4. Ti sei lavata le mani?
    Questo era – è tuttora – papà Nello, il nemico del germe sotto le unghie. Lavare le mani e asciugarle bene era il metodo primario per garantire la sopravvivenza della specie su questa terra. Non si può fare niente se prima non ti sei lavata le mani. Questa roba mi ha condizionato talmente tanto che la maggior parte delle volte mi lavo le mani prima e dopo essere andata in bagno. Corollario della faccenda era il controllo random, per cercare di sgamarmi quando mentivo rispondendo di sì, ma senza averlo fatto davvero. Fammi annusare! Non sanno di sapone! Ogni tanto provavo a contrattare: non ho usato il sapone, ma comunque me le sono lavate. Niente, la lavata senza sapone non era ammessa. Mi toccava tornare al lavandino con la testa bassa, e abusare di Palmolive per placare l’olfatto paterno.
  5. Finisci quello che hai nel piatto.
    La causa prima dell’obesità in Europa. Non che io mi facessi dei problemi a spazzolare  un etto e mezzo abbondante di pasta al ragù, ma a volte ho tentato di skippare le ultime forchettate di broccolo per passare diretta al tiramisù. Mi hanno sempre aspettata al varco. Non potevo neanche giocarmi la carta del “sono piena, non mi sento più”, perché poco credibile, viste le occhiate languide che lanciavo all’armadio dei biscotti. E niente, ancora adesso se lascio una crosta di pizza mi sento un verme. Possiamo dire che ingrasso per questioni di educazione e non per mera golosità? Dai, diciamolo!
family

Ritratto di famiglia con Monciccì vestito a festa.

Bonus track: hai salutato la signora?
Questo mia mamma me lo chiede ancora adesso quando andiamo insieme da qualche parte. Ho trentacinque anni, ma la mia reazione è uguale a quella di quando ne avevo sei: vergogna, desiderio improvviso di morire per una causa naturale p.e. un meteorite, occhio basso e postura umile, e flebile pigolio “Buongiorno, signora”. In adolescenza ho provato a sostituire il buongiorno con un più informale Salve!, ma vi assicuro che è solo per puro caso che sono qui a raccontarlo. Ciao solo ai parenti di primo grado e ai miei compagni di scuola. Ci ho messo un anno e mezzo – e tre di relazione – prima di riuscire ad azzardare il “tu” coi genitori dell’Orso. Ed è per questo che ora vi porgo i miei più cordiali saluti. Buona giornata!

Annunci

36 pensieri su “Le cinque frasi che hanno segnato la mia infanzia

  1. Lorenzo Manara ha detto:

    Troppo forte ;D
    La frase :”hai salutato?” Possiede numerose varianti, tutte atte a mortificare e mettere a disagio la vittima, la quale passa per maleducata e, peggio ancora, sottomessa. “Hai ringraziato la signora?” Non esiste via di fuga; una volta subita la domanda l’unica cosa possibile è accusare il colpo e congedarsi rapidamente.

  2. oltrelautostrada ha detto:

    Mi ritrovo in tutto, con la variante locale del punto 3: da noi i giovanidiunavolta non saltavano su una gamba sola. Saltavano “i fossi per la lunga”. In ogni caso, l’importante è saltare.

  3. gynepraio ha detto:

    Mia nonna, dinanzi alla noia o al tormento esistenziale di cui a volte cadevo vittima, aveva un’espressione molto bella. “Valeria, mi sembri una che non sa se morire d’estate o d’inverno”. Lo spleen spiegato a una bambina.

  4. Emy ha detto:

    La 4 mi ha stesa. Un must pure qua.

    Rilancio con “non devi pensare a chi sta meglio ma a chi sta peggio” quando inevitabilmente volevo qualcosa che tutti avevano e insistevo con “perché Tizia si e io no?”.

    Bacetti

  5. fuliggine ha detto:

    “vai piano e torna presto” mia madre
    “non fidarti di nessuno” mio padre, precursore del motto del telefilm x-files

  6. Carrie ha detto:

    Variante epica del mio Augusto Genitore della numero tre:
    io alla tua età facevo tremare la terra.

    Per quanto riguarda i bei voti, invece, secondo la signora madre avevo fatto “metà del mio dovere”.

    Vita durissima!

  7. valentinalambiase ha detto:

    Mia nonna paterna invece, per convincerci a mangiare il pane, utilizzava con me e le mie sorelle una frase che mai potrò dimenticare (e che io tradurrò dal suo dialetto campano/pugliese ) : “Mangiate la mollica, che vi crescono le tette! “. Ecco, mia nonna sarebbe da denuncia per questo. Io di pane ne ho mangiato, io resto piatta come un’asse da stiro e l’unica cosa che cresce è la mia pancia e la mia dipendenza dai carboidrati!😂😂😂

  8. valentinalambiase ha detto:

    Mia nonna paterna invece, per convincere me e le mie sorelle a mangiare il pane, utilizzava sempre una frase che non potrò mai dimenticare (e che per comodità tradurrò dal suo dialetto campano/pugliese in italiano): :”Mangiate la mollica che vi crescono le tette! “. Ecco, mia nonna sarebbe da denunciare: io resto l’asse da stiro di sempre e l’unica cosa che cresce è la mia pancia e la mia dipendenza dai carboidrati!😂😂

  9. giuliacalli ha detto:

    Ce le ho tutte, tranne la 4, probabilmente perché non conosco tua nonna. Ma in cambio posso inserire la “un bambino è morto [aggiungere qui un verbo tipico di un’attività infantile: es. saltando, nuotando dove non si tocca, correndo troppo forte, attraversando la strada di corsa, …] “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...