Dalla parte delle ragazze

Mi gira nella testa un post sul femminismo da tanti mesi. Mi corteggia, mi seduce, poi mi rendo conto dello tsunami di banalità che potrei dire al riguardo e decido di non provarci neanche.

Poi vengono le amiche a cena e si finisce a parlare di come ai raduni professionali, per un motivo o per l’altro, son più le volte nelle quali ti vedi trattare con condiscendenza che con curiosità e rispetto, come se (cito Enrica) il fatto, a volte, di ironizzare su te stessa autorizzasse qualsiasi altro bipede nei paraggi a trattarti come una cretina. Per non parlare di quelli che danno per scontato che tu, in quanto mammifero femmina, usi il computer al massimo per guardare come si fa la besciamella senza grumi, e cose tipo scrivere codice appartengano per genetica e diritto ai penedotati (true story, chiedere a Francesca).

La sera dopo, guarda caso, incontro Elenissima che mi racconta di essere stata trattata come una sottosviluppata senza pollice opponibile in quanto donna e italiana, e di essersi poi incazzata come una iena, ma a posteriori. E oltretutto non tanto non chi l’ha trattata così, ma con se stessa, che per inerzia ha accettato la cosa con la forza dell’abitudine.

Oggi è pure la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ciliegina su questa bella torta di fango: perché la sconfitta è che ci sia ancora bisogno di giornate così, in cui si reitera l’ovvio che ahimè tanto ovvio non è, a questo punto.

Insomma, l’universo ha cospirato ed ecco i miei two cents sull’argomento.

A me hanno insegnato che c’è bisogno di stare dalla parte delle ragazze, perché ancora non ci sono pari diritti e pari opportunità. E che non lo si deve fare in qualità di donna, ma in qualità di essere umano. Che il femminismo è una bella cosa perché vuol dire che ad un certo punto prendi coscienza del fatto che nessuno tranne te può scegliere che cosa devi fare del tuo corpo – partendo dal cervello e passando anche per l’utero – della tue esistenza, ma che puoi sceglierlo in coscienza e libertà, scrollandoti di dosso i giudizi preconfezionati, i moralismi, gli stereotipi che ti vanno stretti. Che nessuno ha ragione se ti picchia, se ti stupra, se ti offende, se ti sminuisce per motivi legati al sesso. E che questo vale per qualsiasi donna, in qualsiasi parte del mondo.

Quello che non mi hanno insegnato, ma che ho imparato, è che la parte più difficile è nella pratica, nel concreto: stare davvero dalla parte delle ragazze. A volte è dura.

Quando incontri donne che si professano femministe come te, e poi non esitano a lanciarti letame addosso per compiacere il primo pirla che passa, donne che ipotecano ideologie e morale  all’inseguimento del pene perduto, e scema tu che ti ci sei trovata in mezzo.
Quando vedi donne che abusano di un diritto, acquisito con fatica da chi è venuta prima di loro, per farlo diventare un privilegio di cui godere senza pensare alle conseguenze per tutte.
Quando incontri donne che amano alimentare un certo tipo di mentalità maschilista, per sentirsi più sicure, o più amate, o per comodità.
Quando incontri donne per cui essere così piccola e fragile è diventato uno standard che le mette al riparo dalle responsabilità di decidere della propria vita, e tu non hai più voglia di difenderle, ascoltarle, consolarle, tutelarle, ma vorresti solo dar loro un calcio nel sedere e dire, datti una mossa, cazzo.
Quando ti rendi conto che essere dalla parte delle ragazze è essere dalla parte delle persone, e le persone a volte sono stronze, incomprensibili, meschine, antipatiche.

Lì ti viene la tentazione e dire, ma sai che c’è? Ma chissenefrega. E invece no. Sarà il riflesso pavloviano dell’educazione di cui sopra, sarà che in fondo lo senti, che stare dalla parte delle ragazze è stare dalla parte giusta, almeno fino al giorno in cui non ce ne sarà più bisogno perché staremo tutt* dalla stessa e cose come quelle che ho citato all’inizio del post non succederanno più a nessuna.

Quello è il momento di fare uno sforzo, ascoltare e farti sentire, tendere mani. Collaborare. Morderti la lingua e non sfanculare, cercare di comprendere. Essere migliore, non solo per te, ma per voi.

Insieme alle altre ragazze. Perché la cosa bella è che quando inizi a guardarti attorno trovi un sacco di realtà pazzesche messe in piedi dalle donne, e lì capisci che tutto ha un senso, che si può fare.

Rivolgendo un grazie, di cuore, ai tanti, amati ragazzi di età diverse  -amici, figli (altrui), padri, fidanzati – che hai sotto gli occhi e per mano tutti i giorni. Che sanno che non ce l’hai proprio sempre con loro come sembra, solo a volte, ma per motivi strettamente personali, mica come categoria.

 

 

 

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9 pensieri su “Dalla parte delle ragazze

  1. giuliacalli ha detto:

    Ok ok, c’è da ammetterlo che a volte il “ma che si salvi” ti sta sulla punta della lingua, però no, concordo con te che se pensiamo certe cose, dalla parte delle ragazze dobbiamo starci noi per prime. Che poi ci si incazzi con le persone, beh, quello è un altro discorso più specifico. La true story di Francesca è tanto anche la mia, ci ho scritto un post solo due giorni fa, su quanti pregiudizi ci sono ancora verso le donne che lavorano nell’IT.

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