La recita di natale

Alla scuola elementare Beato Reginaldo da Belluno, il Natale -o, meglio, la recita di Natale – era il momento topico dell’anno scolastico.

Era un hype che si andava creando dal 24 dicembre dell’anno precedente, la cui punta di diamante era ovviamente il toto-madonna. Gran visir di tutta la baracca era suor Maria Piva, regista, coordinatrice, scenografa, costumista e ovviamente direttrice del casting.

Suor Maria Piva godeva anche della qualifica non dichiarata di responsabile musicale della scuola elementare. I miei rapporti con lei erano irrimediabilmente compromessi da quando, durante una delle prime messe dell’anno, mi aveva presa da parte chiedendomi per favore di limitarmi a muovere la bocca in sincro durante i canti, per non turbare l’armonia celestiale di grandi classici quali “Acqua siamo noi” e “Symbolum 77”. Niente da dire, sono incontrastata regina del playback dall’età di 5 anni, ma ammetto di non averla presa poi così bene.

La parte della madonna spettava di diritto ad una delle bambine di quinta. San Giuseppe doveva solo essere alto, e, se possibile, avere una buona resistenza al dolore per poter sopportare, durante le due ore di rappresentazione, la presenza di una barba in pura lana di vetro marrone, incollata con il vinavil al suo mento imberbe. Barba che si tramandava di anno in anno, un cimelio forse risalente all’epoca del Beato Reginaldo stesso. La madonna invece doveva avere più qualifiche: essere carina, spesso bionda con gli occhi azzurri come la maggioranza delle donne palestinesi dell’epoca, essere intonata e a suo agio col filo del microfono, capace di ridurre alla ragione con un solo sguardo assassino il pupo dell’asilo che ci veniva prestato per interpretare Gesù – e che spesso non si rendeva conto della sacralità del momento – ed essere figlia di una di quelle famiglie super motivate, che partecipavano in massa agli eventi extrascolastici e che si offrivano volontarie per coordinare le masse in funzione della perfetta riuscita del clou natalizio.

Non siamo tutte nate per essere Maria alla recita di Natale, ammettiamolo una volta per tutte. Soprattutto io. Mamma Scopella non è mai stata nella top ten delle preferite dalle suore, babbo Nello concorreva con loro in quanto a baffi scatenando rivalità, e io, oltre ad essere del tutto sprovvista di doti canore, perpetravo continue nefandezze quali dimenticare il costume da angelo appallottolato in un angolo della palestra, per poi ritrovarlo mezz’ora prima del momento di andare in scena e fare il mio ingresso trionfale sul palco con addosso un bolo di rayon stropicciato che di celeste non aveva niente. Forse le nonne avrebbero potuto salvarmi, ma si facevano i cazzi loro nelle rispettive parrocchie.

Io sono stata l’angelo grunge, la pastorella peruviana nel presepe multietnico, la pastorella anni 80 con un camicione a fantasia cachemire che era quanto di più presepiale recuperato in corner dall’armadio di mammà, e infine di nuovo l’angelo in ultima fila con una corona di filo spinato natalizio d’argento in testa, grazie alla quale ho passato due ore di recita a grattarmi come se avessi avuto i pidocchi, ma sentendomi molto vicina alle sofferenze di nostro signore.

In quinta, quando già  le mie compagne catto-fighe affilavano unghie ed ugola per candidarsi all’ambita parte dopo quattro anni nelle retrovie, la recitona globale della scuola elementare è saltata. Quell’anno, la classe di quinta, il vivaio madonnesco, era la classe di Suor Maria Piva stessa, oltre alla mia – c’erano solo due sezioni, del resto. Si presentava un chiaro conflitto di interessi: selezionare una Maria della propria sezione, rendendo felice una famiglia, scontentandone altre dieci ed essendo passabile di favoritismo, o fingersi super partes, scegliere una madonna della mia sezione, e inimicarsi per sempre il clan delle famiglie così accuratamente coccolato nei quattro anni precedenti? La scelta coraggiosa della suora outsider sarebbe stato puntare su di me, chettelodicoaffare. Una madonna stonata, cicciona, col velo spiegazzato e le dita macchiate di inchiostro pelikan avrebbe scosso le radici millenarie dell’istituzione e portato una ventata di novità. Papa Francesco l’avrebbe fatto, ne sono certa, ma purtroppo per la mia carriera teatrale è arrivato con 30 anni di ritardo.

Si decise di giocarsi il tutto su una scelta democristiana, in tinta scudocrociata con la politica dell’epoca: quest’anno la recita non si fa. O, meglio: ogni classe se la fa fra le sue pareti per i fatti suoi. Mettete in scena quello che volete, anche Aspettando Godot, se vi garba. Ognuno per sé e Dio per tutti.

La mia adorata maestra seppe subito come muoversi. Ci fece inventare una favola di natale, che io, con il suo aiuto ed insieme ad altri, trasformai in copione, restando poi lontana dalle scene. Le mie compagne intonate cantarono, avviluppate in metri metri di rayon inamidato. La maggior parte dei maschi rimase sullo sfondo, in tuta, ben lieta di non dover indossare barbe.

E vivemmo tutti felici e contenti, fino all’ingresso nella scuola media.

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13 pensieri su “La recita di natale

  1. gynekiller ha detto:

    io a quella scuola ho sempre fatto san giuseppe ( e tu sai chi era la madonna). per cui non lamentarti: almeno non hai dovuto cantare “alla fiera dell’est”…

  2. riruinglasgow ha detto:

    anche io mi ricordo della recita al doposcuola cattolicone dove venivo sempre relegata a qualche ruolo da poraccia, tranne una volta in cui la Vanda disse… forse quest’anno possiamo far presentare la recita a te!… si crogiolo’ all’idea per qualche minuto o giorno di fronte a me, alimento’ la mia illusione e poi disse, ma no, facciamolo fare di nuovo a [bambina popolare]. Menomale, cosi’ non mi e’ mai venuta voglia di andare a Amici.

  3. Sonia Capello ha detto:

    Sarebbe piaciuto anche a me fare la Madonna in una recita scolastica.. Ma la mia scuola elementare era laica, con una maestra che era un mix fra Hitler e Vladimir Luxuria ( o fra Hitler e la moglie di Renzi, che Vladimir è simpatico! 😁) E non si recitava.. . Però erano gli anni 80. E a 12 anni la Madonna l’ho fatta, a Carnevale, con tanto di minigonna e fiocco rosso fra i capelli. I like a Virgin !!!

  4. Francesca/la effe ha detto:

    Io le recite le ho sempre odiate. Comunque, ammetto di essere stata sempre la favorita, forse perché ero brava, forse perché ero orfana. Avevo sempre un ruolo importante, la madonna no, perché non ero bionda, ma una volta ho presentato. Le ho sempre odiate perché mia mamma non veniva mai, perché lavorava, e mandava mia zia. Io, per contro, non mi perdo una performance di mia figlia, ma le recite continuo ad odiarle.
    Francesca

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