È Natale quando

Scusi, mi può togliere il prezzo?

Abusare di cioccolato, in pubblico, è socialmente accettabile.

L’albero acceso tutto il giorno, tutta la notte, quando torni a casa e vedi le lucette, anche se l’Orso ha la paranoia strisciante che vada a fuoco tutto.

Il balcone dei vicini della casa di fronte è sempre più luminoso del tuo, ma giuro che l’anno prossimo – Orso o non Orso – mi attrezzo, e allora vedrà signora mia, vi serviranno gli occhiali da sole a mezzanotte, altro che aurora boreale. Mi atterreranno i voli Ryanair in cucina, tratti in inganno da tanto splendore.

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Presepe incorporello, modernità e tradizione

Scusi, me l’ha tolto il prezzo?

Anche quest’anno non ho comprato i regali a novembre. Anche quest’anno mi ritrovo il 23 sommersa di disperazione e carboidrati, per compensare la disperazione.

Che cosa fai a Capodanno? Boh, non so, manca ancora un sacco di tempo. A metà dicembre, una settimana è un po’ come gli anni dei cani, vale sette.

Per la cena della vigilia giusto due cosette, dice mamma Scopella, con in mano un metro di menù provvisorio, e per il pranzo faccio poco che tanto siamo solo noi tre, sottolinea brandendo brasati da nove chili ed ettari di agnolotti.

Non è che mi può togliere il prezzo, per favore?

La sera del 25 con le amiche storiche, i fidanzati, gli avanzi. Alle sette tutti giurano che non toccheranno cibo, alle otto fanno la prima, timida comparsa le insalate russe, alle nove stai scaldando il brasato, alle dieci giusto due mandarini per rinfrescare, alle undici vi state spalmando tutti di panna e crema al mascarpone in una versione kitchen-core di Eyes Wide Shut. Nove settimane e mezzo di zuccheri complessi. Brindisi finale con effervescente Brioschi e San Simone, protettore sabaudo dei succhi gastrici.

Pile di libri, piaghe da decubito, pigiami come una seconda pelle. Mangiare, dormire, leggere, mangiare dormendo, leggere mangiando, tre verbi declinati all’infinito delle possibilità della pigrizia più laida, senza nessun senso di colpa, anzi. Godendo – è il caso di dirlo – come un porcello. Questo divano ha visto cose che voi non volete neppure immaginare.

L’anno che volge al termine, e tu giuri che neanche quest’anno i buoni propositi ti avranno. Ne butti giù qualcuno in pubblico giusto per non sfigurare, nessuno ci crede, vieni derisa, inghiotti un Ferrero Rocher prima ancora di aver finito di pronunciare la parola Pilates.

Il senso del Natale è la sensazione che comincino le vacanze anche quando non vai in vacanza. È la famiglia, in un’accezione molto più ampia di quella che i legami di sangue potranno mai rappresentare o sancire. È il coraggio indotto dal colesterolo nel manifestare sentimenti che normalmente non esponi, nello scoprire di averli. Il Natale è il ricordo dei natali passati che si impone, come un parente molesto che non vedi mai, a ricordarti da dove vieni, chi sei, chi non c’è più. Facendoti riscaldare, nonostante tutto, anche dalla malinconia.

 

Natale è togliere il prezzo a i regali, sapendo che c‘è un valore, nelle cose, che quasi mai è quantificabile in cifre. Per questo è bene ricordarsi di coprirlo: perché non serve.

A me Natale piace sempre, e nessun Grinch di buonsenso è ancora riuscito a farmi cambiare idea.

E adesso pensiamo a cosa fare a Capodanno, se ne avete il coraggio.

 

 

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7 pensieri su “È Natale quando

  1. Sonia Capello ha detto:

    Mi hai fatto commuovere, spacciatrice di libri.. E allora ti auguro un fantastico 2016, pieno di Ferrero Rocher, buone letture, amici e amore ❤️❤️❤️.
    Nb: io non faccio nemmeno la promessa, dì iscrivermi a pilates.. Al massimo alla palestra di pugilato dilettantistico che ho vicino cas, che menare a volte serve, nee 😘😘😘😘😘

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