18 x 2

Tra pochi giorni faccio 18 x 2 ed è inevitabile pensare a quando erano 18 e basta, a questi numeri che si moltiplicano alla facciazza tua, a quei 20 anni che sembran pochi, poi ti volti a guardare e non li trovi più (cit.).

Il sabato sera dei miei 18 anni l’ho non-festeggiato a casa col mio amico Lele, io e lui soli, ero magonata, non volevo vedere nessun e lui è accorso, come ha sempre fatto nei miei momenti di svario adolescenziale, siamo stati lì nella mia cameretta, un po’ a parlare, un po’ in silenzio, birra e sigarette e canzoni grunge, io presumibilmente in pigiama, con resti di matita nera intorno agli occhi – matite nere di scarsa qualità comprate al mercato di corso Palestro – piangi e ti si appannano gli occhiali, e il rimmel si strucca, brutta (cit.). Questo la saudagi del sabato sera dei 18 anni, poi in realtà di quel periodo ricordo anche molte altre cose cretine e divertenti, molto Hiroshima e Docks Dora, limoni all’autoscontro alla Pellerina (comunque le relazioni nate all’autoscontro son destinate a fine tragica, io ve lo dico), goffaggine e bruttezza portate con nonchalance, tagli di capelli sperimentali, cose, insomma, che chiunque sia stato da quelle parti in quegli anni può ricordare e riconoscere.

Quello che c’è in mezzo è tanta roba. È un gomitolo di cose in cui i confini sono acquerellati, stupidera e malinconia si fondono, ma come si dice, io quello che mi è passato sotto gli occhi, questi anni, non li cambierei con niente (cit.).

Ed è per questo che ogni tanto mi chiedo cos’è, questa paura di invecchiare, quando poi in fondo ce la siamo sempre cavata, quando poi alla fine un martedì sera qualunque guardi Sanremo sul divano degli Zandezii in fuseaux leopardati e calzini a pois, e più zia Assunta di questo non so che cosa potevi immaginarti.

Di cosa hai paura? La morte la malattia la responsabilità il dolore son fardelli democratici, signora mia, mica stanno a guardare l’anagrafe, li prendi nel pacchetto da subito, incroci le dita fai un sospiro e speri che il fato sia clemente, e allora?

Vecchia è bello, dai, sdoganiamolo. Capelli lilla, marsupio glitter, dire tutto quello che ti pare tanto c’hai un età e te ne fotti del giudizio altrui, puoi sempre farla passare per demenza senile e ridere fra te e te delle facce scandalizzate della gente. Prendere a ombrellate il cofano delle automobili che si fermano troppo in là sulle strisce, criticare i giovani che vanno in giro con le caviglie scoperte e la panza di fuori quando tira il vento e ci sono due gradi (già lo faccio), rivendicare cicatrici, battaglie, opinioni, saggezza. Non è triste invecchiare, è triste averne paura e farsi paralizzare in un tempo che non ti appartiene più.

Trasformeremo i circoli Arci del cuore in lungodegenze alcoliche col volume della tv sparato a raffica, colonizzeremo i giardini dove bevevamo Fanta pesante con i nostri dembulatori supersonici, io è una vita che sogno le motorette da anziana signora inglese con le New Balance color panna ai piedi e occhialoni fumè con la montatura di Swarovski.

Addio pillola, benvenuto Coumadin, basta zip e bottoni e viva i pantaloni con la vita elastica, saremo così tanti e così allegri che nascerà H&M Senior e Zara Old e sgomiteremo per accaparrarci la panciera* in lamè special edition Renato Balestra (che sarà ancora vivo fra 50 anni e nessuno saprà spiegarsi come).

La vita finora non è stata altro che un romanzo di formazione, e a me piacciono i romanzi di formazione perché a un certo punto sembra andare tutto in vacca, ma poi in qualche modo c’è una risposta e le cose vanno meglio, a pagina 300 sei meglio che a pagina 2, chiudi con un sospiro soddisfatto e un senso di potenza mica da ridere, anche se nel capitolo prima piangevi come un vitello e ti sembrava che tutto fosse perduto.

E colgo l’occasione per ricordarvi che la mia passione per i romanzi di formazione si traduce, oltre che in letture compulsive nella solitudine della mia stanzetta, in quattro incontri al giovedì sera per i Giovedì di Zandegù. Si chiacchiera di letteratura, si sgranocchiano cosette buone, sentite un po’ cosa ne penso io e, possibilmente, mi raccontate come la vedete voi. Il primo è giovedì prossimo, alle 20.30, e il primo romanzo che ho scelto è proprio un masterpiece dei miei 18 anni – giusto per restare in tema: Un Ragazzo, di Nick Hornby. Riprenderlo in mano dopo tanti anni è stato un po’ un colpo al cuore, alcune cose le ho ritrovate, altre le ho perse – ma me le ricordo tutte – e, insomma, se non si fosse capito non vedo l’ora di parlarne.

Che poi è questo il senso, no? Invecchiare, crescere, maturare, fare un pezzo di strada, chiamiamolo un po’ come ci viene in mente, l’importante è che in questa terra di mezzo tra il prima e il dopo facciamo le cose che amiamo, e guardandoci allo specchio, tra una ruga e l’altra, vediamo qualcosa di familiare.

Anche se devo ammetterlo, alla faccia dello zen, ‘sto cazzo di 36 un certo effetto lo fa.

*ero molto in dubbio e ho chiesto alla Treccani, che mi ha risposto che è ok sia pancièra che pancèra, e ha proposto addirittura panzèra. Adesso non esageriamo, ho detto io, e ho scelto panciera solo perché il correttore di WordPress non lo segnava rosso. So che volevate saperlo, eh.

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28 pensieri su “18 x 2

  1. szandri ha detto:

    Che bel post, l’ho letto tutto d’un fiato! Io ne ho 32 e sono già vecchia per certi aspetti, più che altro mi sento vecchia quando guardo chi ha 16 anni. E pensare che a 16 anni mi immaginavo di diventare tutt’altro. E invece. Ma va bene così!

  2. Sonia Capello ha detto:

    Io ad aprile ne faccio 21×2… Qualche mattina me ne sento 80, ma, tutto sommato, non vorrei riaverne 20, con una vita ancora tutta da inventare.
    Nb: anche io sogno una vecchiaia alcolica fatta di gare con la poltrona elettrica … Meglio di Schumacher 😜😜😜😜

  3. Gisella ha detto:

    ‘Azz…. vado per i 20 x 2….. ma sai che non sono mai sopraffatta da questi pensieri sul tempo che passa? Rivivrei i 20, i 16 i 30. All’istante. Forse perché ho la fortuna di aver sempre fatto quello che volevo e non essercene mai pentita!

  4. Angela ha detto:

    Dall’alto (…basso…?) dei miei 50 freschifreschi ti comunico che hai capito tutto!
    Auguri bionda fatina delle parole: il tempo non ti toglierà platino dalla chioma e scarlatto dalle labbra!

  5. Federica ha detto:

    Pochi mesi fa ho festeggiato i 18X2 con la mia amica che ne faceva 21+10, tanta birra e buona musica come allora, ricordando i murazzi e l’hiroshima, le nottate a studiare e i fidanzati storici che ora abbiamo perso di vista. Sarà che ne dimostro qualcuno in meno, sarà che me ne sento tanti meno, sarà che sono pirla uguale o che ora voglio cose diverse, ma indietro non tornerei. Mi mancano giusto i capelli blu e i voli ryan air… i tatuaggi sbiasiscono e magari ai concerti metal mi guardo intorno e per un secondo mi sento fuori posto, ma le rughe non mi spaventano… sono vita, esperienza e cicatrici di battaglie vinte

  6. workinfrogress ha detto:

    Primo: Auguri di cuore.
    Secondo: Benvenuta nel club.
    Terzo: la mia mamma (che vive a diversi bracci di mare da me – cioè, io da loro) per i miei 18×2 mi ha regalato un album di fotografie fatto da lei, intitolato i miei primi 18 anni. Che te lo dico a fa’! È finita in calde lacrime e abbracci infiniti.

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