I fondamentali, secondo me.

Povere donne, signora mia, sempre tirate in ballo per i massimi sistemi.

Prendi anche oggi, la cosa della festa: al centro di tante di quelle polemiche che una non sa più se essere contenta e ringraziare se riceve un fiore, o se incazzarsi e fare la dura e pura e rimandare l’omaggio al mittente con un telegramma di sputi.

Che poi per tante di noi non c’è proprio il rischio, eh, di ricevere qualcosa, ma ce lo facciamo andare bene comunque, perché siamo anche un po’ pirla, a tratti, diciamolo, e accettiamo situazioni inaccettabili molto più spesso di quanto dovremmo, in nome di un non meglio definito bene superiore – o forse era il pene superiore, mi confondo sempre.

Le donne lo sanno, quello che le donne non dicono, donne dududu in cerca di guai e il telefono che non suona mai, siamo l’epicentro di tanti di quegli stereotipi che dovremmo essere tutte uguali come i Baci Perugina, e invece per fortuna non è così, neanche più le Barbie sono tutte uguali, a me questa cosa che io e le altre persone siamo diverse piace.

Penso a me e alle altre donne della mia vita come a una coperta patchwork di pezzi tutti diversi fra loro, tenute insieme da pazienza e amicizia, pronta per dare calore, riposo, protezione e colore.

Il regalo che vorrei è la scomparsa delle gerarchie e delle idee preconcette su quello che una vera donna dovrebbe o non dovrebbe essere.

Vorrei che smorzassimo un po’ quella mistica della maternità totalizzante che ha preso piede negli ultimi anni, perché mi fa molta paura,  e vorrei che tutte ci impegnassimo a fare meno gnole e cirimele e ci riconoscessimo il potere e le capacità che ci spettano.

Vorrei che imparassimo che non è necessario essere tutte amiche, anzi, ci si può stare ben ben sul culo, l’importante è portarsi rispetto o, in alternativa, ignorarsi.

Vorrei che imparassimo a chiedere forte e chiaro quello che desideriamo, soprattutto quando parliamo con i maschi, perché, diciamolo, questa cosa di non capire il sottotesto è è un po’ il loro vizio, quindi smettiamola di regalargli l’alibi del non avevo capito bene, dai. È un gioco molesto che assecondiamo per pigrizia o per amore di vittimismo o per mera abitudine, ma è tempo di smetterla.

Questi sono i regali grossi. Ma non disdegno fiori e cioccolatini, eh.

E poi c’è questa cosa che mi è rimasta piantata in gola come una spina, di una tizia che ha commentato la foto in costume di un’altra ragazza che conosco, rimarcandone il sovrappeso, esortandola con un tono di merda a “non lasciarsi andare”, perché sa, signora mia, abbiamo una certa. Io la fanciulla in questione – non la commentatrice, la fotografata – l’ho incontrata di persona e no, non è in sovrappeso, sarà una 42 o al massimo una 44, a stare larga. E comunque anche fosse, saranno cazzi suoi?

Da quando una foto di una chiappa con due buchi di cellulite è diventato un termometro accettabile per sindacare sugli stili di vita altrui? Tutto questo è successo a una persona con l’autostima ben strutturata, ma non siamo tutte così – e poi a volte per quanto una possa essere solida, la cattiveria a gratis fa male lo stesso.

Quello che vorrei dire così, in linea generale, partendo da questo episodio ma andando molto oltre in due righe (cosa che non si dovrebbe fare, lo so, ma abbiate pazienza) è che quando vediamo una ragazza molto magra, o molto grassa, stiamo vedendo una persona che, in maniera più o meno consapevole, sta cercando di scomparire. Non importa quali proclami faccia, quanto sembri stronza, o risolta e intoccabile: la cosa più probabile è che non abbia bisogno delle nostre banalità. Neanche di quelle dette a fin di bene.

Le ossa lasciamole ai cani, cicciona obesa, e tutta un’altra serie di cose, sono frasi delle quali secondo me potremmo cominciare a fare a meno, soprattutto sui social e che potremmo smetterla di lanciare contro altre donne. O contro noi stesse, perché se sei abituata a usare quel metro di giudizio nei confronti delle altre è ben probabile che tu sia così stronza anche con te stessa, con tutto quel che ne consegue, che difficilmente è uno stato di grazia, pace e serenità.

Ci sono cose più importanti contro cui combattere tutti i santi giorni, ma anche questo ostentato benaltrismo ha iniziato ad irritarmi oltre misura, per cui mi piacerebbe partire dai fondamentali, oggi, con gli auguri a tutte quelle che li vogliono, e più in generale esprimendo il desiderio che tutte le donne del mondo, un giorno prossimo a venire, possano scegliere quello che vogliono essere senza il peso di doversi giustificare.

A testa alta, verso l’infinito e oltre.

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18 pensieri su “I fondamentali, secondo me.

  1. giuliacalli ha detto:

    Oh yeah. Sono del tuo stessissimo parere, che le prime a dover fare un attimo di raccoglimento siamo noi donne, pronte a scannarci e guardare i buchi altrui per sentirci migliori.
    Facebook poi spesso fomenta l’atteggiamento giudicante, come se non ne avessimo già abbastanza nella vita reale.

  2. Lara ha detto:

    Ho letto tutti i posti in 3 giorni, tanto mi è piaciuto quello che scrivi. E anche ora rifletto su tutti gli spunti che hai messo sul piatto. Quanto vorrei capire perché tra donne siamo così… così… cattive. Ciao

  3. allegribriganti ha detto:

    Ho letto tutti i vecchi post in 3 giorni, tanto mi piace cosa e come scrivi. Devo avere una calamita per Torino & Co. (e ho sposato un torinese!), gira che ti gira son finita nel tuo blog!
    Anche oggi mi fai riflettere, senza diventare pesante. E mi chiedo perché noi donne sappiamo essere così… così… cattive verso le nostre simili!

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