Gente di una certa influenza

Niente, quest’anno mi ha presa in pieno.

È raro che io mi ammali: i miei anticorpi sono l’equivalente dei soldati della legione straniera, e, quando capita, tendo a negare l’evidenza con l’ausilio di tutta la chimica su cui riesco a mettere le mani.

La settimana scorsa ho dovuto arrendermi: quando sono crollata come un’ubriaca martedì sera alle otto e un quarto sul divano e ho iniziato ad avere le visioni ho capito che bom, stavolta mi aveva beccata, ed era troppo tardi per rimediare. L’unica opzione possibile era giacere e curarmi.

Come ho già raccontato, in casa Incorporelli, l’influenza, non è che semplicemente “ce l’hai”. Ti possiede anima e corpo, è una specie di mix tra Heathcliff e Rocco Siffredi, amante appassionata e master crudele.

La mia tecnica preferita è imbozzolarmi nel piumone, inghiottire Tachipirina ad intervalli regolari, dormire ore e ore – in un bagno di sudore –  facendo sogni assurdi e vividissimi e poi riemergere come Gesù fra due ali di folla impazzita.

È un processo solitario e antisociale, ed è anche un po’ la prova del vero amore: se mi sopporti – ed ami – anche quando assomiglio al Gruffalò e puzzo di cane sudato, siamo a posto per sempre.

Inoltre, al contrario dell’Orso, che potrebbe stilare un diagramma delle sue oscillazioni corporee con un minimo margine d’errore, io non mi misuro mai la febbre. Per me la discriminante fondamentale è: posso andare a lavorare? Se sono in grado di farlo, di stare dritta ed essere efficiente, sapere quanti gradi ho in corpo non mi fa nessuna differenza.

Insomma, siamo sì due cuori e un trilocale, ma la concezione di “etica comportamentale in caso di malattia” mia e dell’Orso differisce radicalmente.

La cosa è stata particolarmente lampante in quest’occasione: perché io e l’Orso ci siamo ammalati – quasi – in sincro. Io già mi crogiolavo nella mia narcosi gusto morte, quando ho sentito la chiave girare nella toppa ad un orario inconsueto, e ho visto comparire sulla soglia l’Orso, con in volto quel certo allure à la Nosferatu che lo contraddistingue quando si ammala.

Ho grugnito qualcosa che assomigliava più a “Cazzo ci fai qui” che non “Amore mio caro adorato, come stai? Vieni a raggiungermi in questo letto di fluidi corporei e dolore finché morte non ci separi“, mi sono girata dall’altra parte e ho ripreso a sognare zucchini che cantavano in stile musical disneyano.

Il primo approccio dell’Orso a quest’influenza bastarda è stato spavaldo.

È rimasto in tuta davanti a Netflix sul divano per tutto il pomeriggio: se non fosse stato per il pallore e l’occhiaia vampiresca, non ci sarebbe stato apparentemente nulla di diverso da una qualunque domenica pomeriggio.

La spavalderia ha raggiunto il culmine quando, verso le sette e mezza, mi ha guardata e mi ha proposto con aria sorniona:

“Ci ordiniamo un sushi?”.

Ok. tu sei lì, cinquanta sfumature di verde in faccia, i capelli a schiaffo incollati dall’unto, la trama della federa Ikea tatuata sulla guancia come un Maori metropolitano. E lì, davanti a questa proposta di nigiri truffaldino, comprendi come si sentiva il Bellarmino nei confronti di Giordano Bruno. Inizia a giocare nervosamente con l’accendino, guardi l’Orso con gli occhi sgranati e gli dici, aspetta, ripensa un attimo a quello che hai detto. Abiura. Pentiti!

Ora, mettiamolo in chiaro una volta per tutte: in malattia, la lista dei cibi consentiti in caso di influenza chez Incorporelli è ridotta a pochi, selezionatissimi alimenti. Il riso in bianco, la minestrina, il prosciutto cotto, il formaggio molle e insapore, il budino alla vaniglia. Si possono bere litri di the al limone e spremuta d’arancia. E basta. L’unica alternativa possibile è il digiuno.

L’Orso ti propone il sushi e tu, come unica reazione possibile gli punteresti in faccia l’abat-jour, inchiodandolo alla sedia e sibilandogli “Allora non sei malato!” a mezzo centimetro dal naso. In questo caso, il tuo role-model è il tipico poliziotto pazzo della Narcotici, al quale, c’è da dirlo, inizi ad assomigliare, con l’occhio iniettato di sangue, la bocca impastata e il pigiama stazzonato e pezzatissimo.
Ma la verità è che non hai la forza di fare questo siparietto: devi risparmiare le energia per gettare il dado nel pentolino e aspettare tre minuti che cuociano i risoni.

Ti limiti a scuotere la testa con tutta la disapprovazione di cui sei capace, pensando che la tua dolce metà sta peccando gravissimamente di hybris, standosene sul divano senza neanche una coperta addosso.

E infatti il giorno dopo tu stai meglio e azzardi addirittura due fette di bresaola, e lui sembra un procione dopo un incontro ravvicinato con un tir.

comodino

Il comodino del dolore

La sua temperatura oscilla pericolosamente tra 37.7 e 37.8. La Madonna di Pompei compare più volte al suo capezzale, piangente. Tu sei indecisa se chiamare l’elisoccorso o Van Helsing. I Foo Fighters preparano un videomessaggio di supporto, Obama manda un sms e Christina Hendricks viene paparazzata nei dintorni di casa vostra, visibilmente preoccupata.

Tu, che sei stronza e maligna, lanci subito l’anatema: te l’avevo detto! E procedi col solito rosario di ovvietà – non mi ascolti mai, vai sempre in giro nudo, vai in bici senza sciarpa e sudi, tagliati i capelli, mettiti la canottiera,  trovati un lavoro, e tutti quei tatuaggi, dimmi la verità, ti droghi?
A quel punto è l’Orso a invocare la nera signora, per sfuggire al demone rompicazzo che ti possiede, il cui nome è Legione perché sono in molti, e sembrano tutti usciti da Specchio dei Tempi con la precisa intenzione di rendere il suo viaggio sulla terra un luogo di miserie e sofferenze.

Poi tre giorni dopo torni a casa, la sera, pronta al peggio, e lo trovi finalmente seduto, in tuta, davanti a Battlestar Galactica, circondato da carte di Fiesta e briciole di panino.

Potete tirare un sospiro di sollievo: siamo sopravvissuti, anche questa volta ce l’abbiamo fatta.

[Forse già lo sapete, ma ci tengo a sottolineare che nessun Orso è stato maltrattato durante la stesura di questo post. Al massimo prima, ma solo un pochetto].

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10 pensieri su “Gente di una certa influenza

  1. fuliggine ha detto:

    Io stelline, anche se le apprezzo solo io. Marito e figlia1 vogliono sempre i grattoni Barilla che a me fanno ribrezzo. Figlia2 ancora non si esprime, ma spero si schieri con me.

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