Cose che capitano

Il silenzio sul blog non è per forza silenzio nella vita vera.

Anzi, forse, più cose hai da fare che implicano uscire, un paio di scarpe, una smanazzata di trucco per renderti presentabile, sorridere alle persone, ecco, più cose capitano fuori, meno hai tempo di fare il punto “dentro”, e scrivere quello che ti passa per le mani e per la testa.

A volte ho la sensazione che se non documenti quello che fai, ti scivoli via. E quindi vai di foto su Instagram, tweet su cui smadonni perché 140 caratteri, per una che ha sempre avuto una tendenza alla logorrea, sono davvero pochi. Cose su Facebook.

Che poi bisogna distinguere: ci sono quelle cose che faccio per lavoro, e di cui mi va di raccontare, anche solo per immagini e frasi brevi, perché sono un po’ il mio curriculum, che se un giorno mai qualcuno mi chiederà, va bene, ma a parte leggere molti libri, che cosa hai combinato per guadagnarti il pane? In quel giorno, forse, avrà in senso rispondere “questo”.

Dietro invece c’è tutto un pout-pourri di grovigli umani e sorrisi e sigarette fumate nella macchina spenta sotto casa di un’amica, serate sul divano con visioni di Game of Thrones cui seguirà dibattito, viaggi in autostrada sotto piogge torrenziali, birre bevute ai giardinetti sotto un sole inatteso.

Dietro ci sono io e ci sono loro, i compagni di viaggio.

Il best of di questo ultimo periodo annovera sicuramente (vai di elenco, che mi piace sempre):

  1. la Società Anonima Lettori: ovvero io e Massimo che andiamo in giro a raccontare storie, libri, personaggi. Siamo stati a Casseta Popular, che è davvero una seconda casa ma meglio, perché ci vengono le persone belle, Vale e il resto della truppa ti cucinano le cose buone, si chiacchiera, si ride, e alla fine non devi neanche lavare i piatti e mettere a posto. E poi siamo stati alla Grande Invasione a Ivrea, che vuol dire una città già bella di suo che diventa ancora più bella, e vive e risplende nel sacro nome dei libri e della lettura. E la gente, signora mia, la gente bella che fa cose si muove organizza ascolta progetta esiste e ti rimanda a casa carica di un’energia pulitissima e rinnovabile, che parte da lì e si allarga come il mantello di Batman su tutto il tuo cuore e su tutte le tue idee.
  2. Raccontare scrittrici: ho avuto l’opportunità di chiacchierare sia con Vittoria Baruffaldi che con Valentina Stella dei loro libri, alla Gang e al Circolo dei Lettori, ed è stato bello, e mi ha resa fiera di loro e di me e di tutti questi modi diversi e molteplici di essere una donna (mi viene da dire una ragazza, perché per me noi siamo sempre ragazze). Di raccontarci e di crearci come più ci piace, senza giocare a chi è più figa delle altre o ha avuto più successo nella vita. Mi sono divertita e mi sono emozionata, e soprattutto mi è rimasta la sensazione che un cambiamento grande, generazionale e per le ragazze che verranno, possa partire da questo. Dal fare la propria scelta, dal coltivare i propri interessi (o talenti o sogni o arcobaleni) e poi dal raccontarli senza cercare proselitismi, ma comprensione e condivisione.
  3. Otto anni di me e di Orso, festeggiati in differita con una bottiglia di prosecco e una candelina. Otto anni fanno effetto, soprattutto perché a me sembra ancora che ci siamo limonati la prima volta l’altro ieri e ancora non mi posso fidare del tutto – il che è bene, perché come diceva quella santa donna di mia nonna Mary fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Però, ecco, in questi otto anni ho imparato tante cose su di noi ma anche molto su di me. Alcune sono belle. Altre non mi sono piaciute tanto. Ma sapere che, nonostante quelle cose non proprio encomiabili, sono degna d’amore lo stesso, è stata la cosa più bella che mi ha dato l’Orso. Oltre a svariati beni materiali, of course.
  4. La pastiera e le sfogliatelle che mi hanno portato i Nelli di ritorno dal loro viaggio a Pompei. Scusate se vi aspettavate una cosa aulica. Ma quei dolci erano pura poesia. Talmente buoni che ne ho mangiati a chilate senza neanche l’ombra di un senso di colpa. Esplorazione culturale, si chiama, e se non l’avete mai provata forse è ora di cominciare.

L’ombra nera di questo periodo è la strage di Orlando, che mi ha toccata più di tante cose orribili, e non so perché. Forse perché mi vengono in mente le serate al Portafortuna con Elenissima, e l’atmosfera di festa e allegria, le luci in riva al Po e la prima volta che ho sentito Dog Days Are Over di Florence and the Machine.

La spiegazione razionale che mi sono data, e sto per dire una cosa orribile, è che gli atti di terrorismo per me sono atti di guerra, e per quanto sia triste ho imparato fin da bambina che per la guerra si muore, anche se sei innocente, anche per caso, sfiga, destino, fatalità. Ma quello che sta dietro a quanto è successo a Orlando non era la guerra. È un atto contro la vita, in generale, incommentabile nella sua insensatezza. Non ci sono dietro soldi, politiche, interessi internazionali. Solo ignoranza e odio. E follia.
E questo pensiero è un graffio che sanguina, e che continuerà a farlo ancora per un po’.

 

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4 pensieri su “Cose che capitano

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